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lunedì 26 marzo 2018

La puerta del Sol


La puerta del Sol è uno dei monumenti scolpiti più grandi che esistano.
La sua intera massa è stata ricavata, non si sa con quali mezzi, da un unico blocco di andesite largo 4 metri, alto 3 metri e con un metro di spessore il cui peso è di circa 12 tonnellate.
Nel corso del 1800, a causa di alcuni terremoti, l'antico portale cade, viene rialzato e poi cade nuovamente.
Finalmente, nel 1908, il presidente boliviano Ballivian ordina che venga restaurato e innalzato nuovamente.
Dopo aver eretto con immani sforzi l'enorme monolite, la notte seguente un terribile temporale si scatena in quella zona e uno dei numerosi fulmini che squarciano il cielo si abbatte proprio sulla porta del Sole, spaccando il masso in due.
Per fortuna il portale non viene abbattuto, ma gli indios reclutati per quel lavoro fuggono terrorizzati gridando che si tratta del castigo mandato da Illapa, il dio dei loro antenati, il potente dio del tuono e della folgore.
La puerta del Sol nasconde alcuni segreti.
Si dice a riguardo che le figure scolpite sulla parte anteriore del portale rappresentino alcuni cosmonauti chiusi in scafandri stratosferici.
Si tratterebbe di esseri venuti dallo spazio, citati anche nelle Sacre Scritture, le cui caratteristiche sono collocabili a metà strada tra l' uomo e l'animale.
I riferimenti agli dèi Serpente, alla Civiltà-Madre, agli uomini glittolitici e forse anche ai giganti sono palesi.
Queste terre un tempo devono essere state abitate da esseri giganteschi, cosa che viene confermata anche dal ritrovamento di ossa umane di dimensioni eccezionali.
Tratto da "Enigmi, misteri e leggende di ogni tempo" di Stefano Mayorca

venerdì 2 febbraio 2018

La luce e le vetrate delle cattedrali gotiche


Le vetrate istoriate avevano la funzione di mostrare alla gente semplice che non conosceva le Sacre Scritture ciò in cui doveva credere.
Esse erano in grado di creare all' interno delle cattedrali un'atmosfera calda, luminosa e radiosa, che era accresciuta e completata dalla decorazione pittorica.
È sottintesa in tutto ciò una mistica della luce..
La luce è un attributo di Dio e ne trasmette il Verbo ai credenti.
La sua trasparenza è un miracolo, perché la luce è materia ma, a differenza di ogni altra sostanza, è capace, come Dio stesso, di attraversare i corpi senza spezzarli.
La chiesa deve essere di una luminosità abbagliante come il paradiso, perché la luce divinizza e conferisce bellezza.
Una luminescenza diffusa può essere percepita perfino di notte nelle abbazie cistercensi e nelle cattedrali che hanno conservato le vetrate originali.
A Chartres o a Notre Dame di Parigi i rossi, i gialli, i blu brillano nell'oscurità, quasi fossero proiezioni o manifestazioni indipendenti della luce fisica.
I colori illustrano le rappresentazioni della storia sacra, le immagini del Redentore, della Madonna e dei santi e mostrano una grande capacità di suggestionare i visitatori delle cattedrali.
L'impatto emotivo prodotto dalla cattedrale sul pellegrino era notevole: egli, ancora prima di comprendere la struttura, percepiva immediatamente di trovarsi a contatto con una manifestazione della divinità.
È come se le vetrate ardessero di un proprio fuoco, simile al "fuoco filosofico" che alimenta le fasi della "Grande Opera" alchemica; come se manifestassero gli stessi colori che i discepoli di Ermete distinguevano durante i loro procedimenti segreti.
I colori di per se emanano energia.
Recenti ricerche hanno dimostrato che le acque delle sorgenti "miracolose" di alcuni santuari come Lourdes, alle quali sono attribuite proprietà curative, contengono tutto lo spettro dei colori, mentre l'acqua proveniente dalle falde vicine non ha né l'intero spettro cromatico ne le qualità curative.
Per tutti questi motivi i vetrai erano considerati come gentiluomini e quindi ammessi a portare la spada, non certo perché dovessero risultare di nobili origini, ma per la nobiltà riconosciuta alla loro opera.
Tratto da "I segreti delle cattedrali' di Antonella Roversi Monaco

venerdì 12 gennaio 2018

Tradizione celtica e rivelazione cristiana


Charpentier ritiene che San Colombano, cristiano irlandese educato dai druidi abbia accettato i principi della rivelazione cristiana senza alcuna fatica proprio perché nutrito dalla tradizione celtica.
Nessuno dei dati della rivelazione poteva ferire le convinzioni druidiche che già comprendevano, oltre al Gran Libro della Natura, anche la nascita da una Vergine, l'incarnazione di Dio, la resurrezione e l'immortalità dell'anima.
San Benno (un santo celtico) gridò nella sua ultima ora: "vedo la Trinità, Pietro e Paolo, i druidi e tutti i santi".
E i Celti dietro i loro druidi corsero incontro al cristianesimo, anche se gli entusiasmi si raffreddarono rapidamente di fronte al tentativo di usare la nuova religione come strumento di dominio da parte dei re germanici e dei loro vescovi.
C'è un testo irlandese che descrive bene la delusione celtica nei confronti del cristianesimo, rivelatosi spesso uno strumento di oppressione politica, ed è "La follia di Shuibne" in cui un nobile capo irlandese, quindi celtico, impazzisce vedendo che le Sacre Scritture, che aveva accettato senza riserve, erano interpretate in modo contrario alla natura (come se il rispetto di questa originasse dalla superstizione pagana), rifiutando di riconoscere la magia dei luoghi, dei boschi e delle pietre.
Shiubne in un'accorata perorazione si rivolge direttamente a Gesù Cristo, ben conscio e sicuro del fatto che Egli non approvasse il misfatto che si stava perpetrando ai danni della sua creazione.
I "grandi libri" sono infatti due: il primo è reso leggibile nell'operato stesso della creazione, il secondo è tracciato attraverso i segni e le parole.
Tratto da "I segreti delle cattedrali" di Antonella Roversi Monaco

venerdì 5 gennaio 2018

Religione e arte muratoria


Le varie religioni sono apparse quando gli iniziati hanno deciso che ciò avvenisse.
Il fatto che le confraternite muratorie riuscirono ad attraversare indenni il caotico periodo delle invasioni e delle dominazioni barbariche è un successo che testimonia quale potere anche pratico possiede il sapere.
Senza l'apporto dei monaci benedettini, però, la trasmissione delle regole dell'arte dal mondo antico fino all'età medievale, non si sarebbe potuta verificare.
Si trattò di un incontro di due scuole che fece scaturire un'azione combinata tra coloro che rappresentavano l'intelligenza del mondo cristiano e coloro che avevano ereditato l'intelligenza del mondo antico.
I monaci benedettini grazie alla volontà e allo slancio impartito dal fondatore, San Benedetto da Norcia, conobbero i principi  della scienza costruttiva mettendosi in contatto con i discendenti dei collegia fabrorum, come se questi ultimi fossero stati gli emissari del dio Giano in persona.
Di fronte alla figura di Benedetto, padre del monachesimo occidentale la mente direttiva delle confraternite volle mettere i propri segreti a disposizione di chi poteva tradurli in modo nuovo, adeguandoli alla novità della Rivelazione.
Si raccolsero tutte le conoscenze precedenti che furono riassimilate in un'ottica cristiana.
San Benedetto ne trasse la linfa vitale consentendo agli antichi collegia di rifugiarsi all'ombra dei monasteri e di rivivere.
Tratto da "I segreti delle cattedrali" di Antonella Roversi Monaco

mercoledì 3 gennaio 2018

I collegia fabrorum e il Lazio


Non fu a Roma che si sviluppò la scienza geometrica, ma vi confluí grazie all'apporto della scuola pitagorica.
Questo fenomeno è visibile a partire dal V secolo a.C.
L'importanza del contributo di Roma non è dovuta solo al ruolo di capitale dell'impero, ma anche al fatto di essere diventata sede del papato fin dal tempo di Pietro e quindi il centro di diffusione del cristianesimo.
I collegi dei costruttori erano tutti posto sotto la protezione di Giano, il cui nome significa porta, ianua, che allude all'inizio e pertanto all'iniziazione.
I membri delle organizzazioni di mestiere s'incontravano generalmente in luoghi sotterranei, caverne o gallerie d'origine naturale o artificiale.
È un uso che risale agli Etruschi.
Anche in Grecia esistevano organizzazioni iniziatiche del genere, consacrate al culto di Chronos, identificato dai latini con Saturno, il dio che aveva governato la mitica "Età dell'Oro".
Secondo il mito Chronos/Saturno abbandonò la Grecia per recarsi in Lazio, nel cui sottosuolo si sarebbe nascosto e tuttora risiederebbe.
È curioso che una delle spiegazioni del termine Lazio (dal latino latere) sia proprio il "luogo del nascondimento".
Gli stessi Greci ritenevano quindi che il Lazio custodisse qualcosa che loro stessi avevano perduto, il dio dell'età dell'oro, benevolmente ospitato da Giano.
Forse, se è possibile decifrare il linguaggio mitico, tutto ciò significa che i Greci hanno riconosciuto che in Italia era accessibile una mole di conoscenze nel campo dell'iniziazione muratoria assai superiore alla loro.
Lo proverebbero anche i grandi santuari laziali di Palestrina (l'antica Praeneste), Tivoli e Terracina, organizzati su un succedersi di terrazze colonnate e culminanti nel complesso tempio-teatro, dove si seguivano danze culturali.
Gli antichi Romani sono risultati non a caso i maggiori e migliori architetti dell'Occidente, superiori forse agli Egizi per varietà, ampiezza e singolare agilità del loto repertorio costruttivo.
Tutto ciò non sarebbe casuale se fosse che i due grandi dei dell'iniziazione muratoria, Giano e Saturno (quest'ultimo è anche il dio dell'alchimia e rappresenta il piombo, il metallo base che deve trasformarsi in oro) sono venuti a trovarsi nello stesso luogo.
Tratto da "I segreti delle cattedrali" di Antonella Roversi Monaco

venerdì 29 dicembre 2017

Le onde di forma


Con le "onde di forma" la geometria può agire sulla natura, sulla realtà circostante e soprattutto sulle persone.
Un aspetto che appare eccezionale dai disegni astratti (le figure geometriche) tracciati su carta o su altro supporto promana un'energia concreta, simile a un'onda, nota come "onda di forma".
Si tratta di un'energia misurabile.
Se sei semplici segni  producono un effetto oggettivo, si può immaginare quale forza d'impatto energetico abbia un edificio a tre dimensioni costruito secondo i moduli e le proporzioni suggerite dalla sapienza degli antichi costruttori.
Quando la geometria si sposa alla materia, che è anch'essa fonte di una sua peculiare energia (a seconda del materiale) il risultato combinato di tutte queste azioni e tensioni sfocia in una vera e propria "creazione".
Nasce cioè un edificio che ha una "vita" propria.
Esistono infatti strutture capaci di indurre effetti oggettivi di emozione e anche di elevazione spirituale.
Templi che, per mezzo della loro struttura, invitano alla contemplazione, alla serenità, magari alla commozione e al pianto.
Esistono anche costruzioni di genere opposto che sono progettate senza proporzioni o con proporzioni stravolte producendo effetti negativi sulla psiche e perfino sulla salute.
Un edificio sacro costruito a regola d'arte è "bonificato" e produce effetti positivi.
La piramide di Cheope riunisce questi elementi: "onde di forma", magnetismo, capacità d'influire sugli esseri viventi e sull'ambiente.
Non era un edificio accessibile a tutti, ma solo pochi potevano entrarvi, poiché era un luogo d'iniziazione sacerdotale e reale insieme.
Non si dimentichi che il faraone era sacerdote e re.
Questa montagna artificiale doveva però "beneficiare" tutti mandando correnti magnetiche positive che sono misurabili e stabilizzando addirittura il suolo d'Egitto.
La piramide fu costruita in un luogo che fu identificato grazie a saperi specifico e che funziona come gigantesco trasmettitore di onde, si trova esattamente alla latitudine 30° in modo da formare con il centro della terra e con il Polo nord un triangolo equilatero: è certo che essa è perfettamente orientata e che la faccia rivolta a settentrione è esattamente perpendicolare all'asse di rotazione terrestre, anzi alla posizione di questo asse al tempo de la costruzione.
Un fenomeno ormai sperimentato è impressionante in sé è costituito dal fatto che le riproduzioni in scala della Grande Piramide producono effetti verificabili di incorruttibilità su alcuni oggetti.
Dentro questi modellini della piramide di Cheope la carne renderebbe più alla mummificazione che alla putrefazione, mentre la frutta e gli ortaggi si conserverebbero più freschi del normale e perfino le lamette da barba riacquisterebbero il filo.
Anche i costruttori medievali non erano guidati da criteri puramente estetici ma si preoccupavano dell'orientamento della chiesa e del numero delle navate rispettando regole imposte dalla scienza della geometria.
Tratto da "I segreti delle cattedrali" di Antonella Roversi Monaco

mercoledì 27 dicembre 2017

Il labirinto


Il labirinto è un archetipo, ossia un modello primordiale diffuso in tutto il mondo e le culture.
Il percorso del labirinto rappresenta un viaggio alla ricerca del centro dell'esistenza, pericoloso perché può anche non riuscire, dato che esiste il rischio di smarrirsi.
A Creta, nel palazzo del re Minosse, si nascondeva nel labirinto il Minotauro, il mostruoso figlio della moglie di Minosse, Pasifae, e di un toro, che esigeva sacrifici umani.
Teseo, l'eroe fondatore ateniese, con l'aiuto di Arianna, figlia di Minosse e Pasifae,  penetrò nel Labirinto senza perdere l'orientamento e uccise il mostro, liberando così Atene dall'obbligo di fornire i giovinetti da sacrificare.
L'antico rituale che si nasconde dietro al labirinto diventò un gioco e una curiosità nei giardini delle grandi ville rinascimentali.
I Labirinti erano disegnati sulle porte e sulle facciate delle abitazioni antiche del Mediterraneo a scopo di protezione...
Lo scopo del labirinto era quello di fare in modo ch forze ostili e influenze negative, che si pensava fossero capaci di procedere solo un linea retta, si perdessero percorrendo questo tracciato e non riuscissero quindi a nuocere.
Anche io Feng Shui come se sfrutta un principio analogo: nelle case cinesi tradizionali si evitano i percorsi retti e si cerca con vari accorgimenti di formare meandri o schemi che impediscono l'accesso diretto all'abitazione.
È interessante notare che i labirinti o meandri tracciati sui muri delle case abbiano preceduto l'uso della serratura, come se il modello della serratura fosse stato costituito proprio dall'avvolgersi labirintico di quei segni, poi tradotti naturalmente nel detto.
Per aprire la serratura occorre la chiave, ma anche per uscire dal labirinto occorre una sorta di chiave, come il filo di Arianna, il cui nome greco, Ariadne, è lo stesso del ragno, l'insetto costruttore di labirinti.
Tratto da "I segreti delle cattedrali" di Antonella Roversi Monaco

venerdì 22 dicembre 2017

Stonehenge


L'area sacra si compone di due cerchi: uno formato da un doppio ordine di menhir, l'altro da triliti (dolmen); al centro un grande pietra rappresenta l'altare.
Una terza circonferenza costituita da un terrapieno circonda all'esterno il tempio e ha al suo interno una serie di pozzetti con sepolture a cremazione.
Ci si è a lungo interrogati sulla reale funzione di Stonehenge associata di volta in volta al culto del sole, delle stelle, dei morti o a quello della grande Dea Madre che si adorava nel continente europeo.
Qualcuno ha azzardato l'ipotesi di identificarlo con il tempio dedicato all'Apollo Iperboreo.
È comunque incontestabile che fosse un luogo di culto in relazione con il cammino del sole, con il moto dei  pianeti e forse anche con le fasi della luna.
Sì è constatato che il giorno del solstizio d'estate, il 21 giugno, il sole all'alba appare proprio sulla sommità della pietra chiamata Heelstone "pietra del calcagno".
In epoca cristiana era conosciuto come la "Danza dei Giganti" per le imponenti dimensioni dei megaliti e guardato con un certo sospetto in quanto memoria del paganesimo.
Vi si è quindi ravvisato persino l'opera del diavolo.
La "Danza dei Giganti" è stata spesso al centro di racconti leggendari che ne hanno messo in luce il significato magico: le pietre avrebbero qualità miracolose, guaritrici e sarebbero state trasportate dall' Irlanda, dove Mago Merlino sarebbe andato personalmente a prenderle.
Egli sarebbe stato accompagnato da un esercito al comando di Uther Pendragon, padre di Re Artù il fondatore della Tavola Rotonda.
E c'è chi ha volto riconoscere in Stonehenge proprio la materializzazione della Tavola Rotonda e in Merlino il vero ispiratore di questa iniziativa che avrebbe rubato la "Danza dei Giganti" agli irlandesi, sconfiggendoli.
Il trasporto e la disposizione delle pietre (una volta in Inghilterra) sarebbe avvenuto grazie alle arti magiche del Mago.
La terra del Sole
Tratto da "I segreti delle cattedrali" di Antonella Roversi Monaco

lunedì 18 dicembre 2017

I monumenti megalitici: menhir, dolmen e cromlech

I monumenti megalitici sono conosciuti nella letteratura archeologica con i rispettivi termini usati nel dialetto bretone.
Sia manhir che dolmen contengono la stessa parola men, "pietra", mentre in cromlech è usata un'altra parola con lo stesso significato, lec'h:
Menhir: men "pietra" e hir "lunga"
Dolmen: dol "tavole" e men "pietra"
Cromlech: crom "curva" e lec'h "pietra"
I menhir sono grandi blocchi di pietra antenati, meno raffinati, degli obelischi egizi ed etiopi.
Il loro culto sopravvisse fino alla fine del paganesimo nell'era greco-romana, mente in Bretagna e Irlanda continuo molto più a lungo.
Erano considerati dimore delle fate e venivano offerti oli e fiori.

Il dolmen è formato da due menhir sormontati da un'altra pietra che costituisce una sorta di architrave orizzontale.
Si tratta di un monumento "trilitico" che sembra possibile interpretare come una versione primordiale dell'altare.
Più dolmen accostati tra loro formano una specie di galleria, spesso chiamata "cammino delle fate" che probabilmente svolgeva la funzione di un luogo di iniziazione.
L'area di diffusione è quasi universale oltre che in Bretagna se ne trovano partendo dal Caucaso fino all'Africa del Nord, dalla Spagna fino alla Danimarca, essi sono conosciuti anche in Persia, in Giappone e in Madagascar.
I più antichi risalirebbero all'età del Rame e soprattutto a quella del Bronzo (dal 3000 al 1500 a.C.).
Una popolazione dell'Assam, in India, ritiene che nei dolmen risieda la Grande Madre del Clan e li chiama "pietra-femmina".
Mentre il ruolo della "pietra-maschio" è attribuito al menhir.
Il dolmen era chiamato anche il Fanum Mercurii perché ritenuto un monumento sacro al dio Mercurio e luogo della sua manifestazione.
In Giudea il dolmen era chiamato "pietra del sangue"... l'architrave era destinata a ospitare anche sacrifici animali.

I cerchi di pietra sono i cosiddetti cromlech e la più famosa è Stonehenge nella piana di Salisbury in Gran Bretagna.
Tratto da "I segreti delle cattedrali" di Antonella Roversi Monaco

lunedì 11 dicembre 2017

Cattedrali; misure armoniche e immagini della natura

La forza delle cattedrali risiede anche nella loro capacità di agire sullo spirito grazie dell'armonia della proporzioni...in esse si trova un'armonia, un senso della misura e delle proporzioni che risparmiano dagli effetti di lunghe e difficili prove (come nelle iniziazioni).
Le misure matematiche delle cattedrali sono infatti calcolate attentamente e si richiamano agli insegnamenti del greco Pitagora, il fondatore della scuola filosofica che porta il suo nome
Nelle cattedrali è visibile uno splendido matrimonio tra due tradizioni: quella greco-romana e quella celtica.
I Celti sapevano riconoscere la voce della terra e le sue leggi ovunque si presentassero. I loro luoghi di culto non erano costruiti perché non c'era alcun bisogno di costruirli: la divinità era là dove parlava un albero oppure una pietra o l' acqua corrente e i Celti riconoscevano in quei luoghi l'esistenza di qualcosa di speciale.
Il concetto di bosco sacro (lucus in latino) non è estraneo neanche alla religione romana, che spesso ne prevedeva l'esistenza nei santuari degli dei, me la religione celtica era essenziale.
Nelle cattedrali la conoscenza della terra e della natura posseduta dai Celti si è fusa con i numeri della scienza greco-romana, ispirata dalla scuola pitagorica.
È sorta una foresta di pietra la cui chioma è rappresentata dai capitelli e dalle statue e il cielo dal luogo dove viene per forza indirizzato lo sguardo.
Gli alberi hanno la forma dei pilastri polilobati (a più lobi), i rami sono richiamati dai costoloni delle volte, il terreno dal pavimento.
I pilastri sono la viva immagine degli alberi sacri dei druidi e dove le volte si incontrano è come se formassero una galleria vegetale, costituita dalle chiome intrecciate di quegli alberi.
Le vetrate a differenza dell'uniforme fondo dorato di matrice bizantina che rappresenta la luce incorruttibile, lasciano passare la luce secondo forme e colori prefissati. Le vetrate sono come gli improvvisi raggi di sole che rischiarano la radura del bosco.
La cattedrale come i templi greci e romani, risponde a regole non modificabili, ossia alle magie dei numeri.
Bisogna quindi conoscere il gergo argot, o linguaggio segreto, per essere costruttori e per riprodurne gli effetti.
Un dato sorprendente e che spesso i costruttori erano analfabeti, benché immensamente sapienti nel linguaggio della costruzione.
Le cattedrali sono state spesso manomesso e a volte distrutte (come durante la rivoluzione francese).
Alcune caratteristiche delle cattedrali non sono state più comprese e sono quindi equivocate e ricondotte alle categorie dello stravagante, del bizzarro e del mostruoso.
Esse sono in realtà il risultato di un patrimonio di conoscenze esatte e specializzate.
Certe verità sono costanti e vanno oltre le differenze temporali, geografiche ed etniche.
Tratto da "I segreti delle cattedrali" di Antonella Roversi Monaco

venerdì 24 novembre 2017

Le cattedrali come luogo di raduno non solo liturgico


Un tempo nelle cattedrali si riunivano le corporazioni di mestiere per problemi riguardanti i loro membri.
Queste riunioni avvenivano in forma solenne almeno una volta all'anno sotto le volte della cattedrale dove si faceva benedire il proprio "capolaboro", ossia l'opera meglio riuscita di ogni arte.
Nella cattedrale si poteva tenere anche mercato, si discuteva sul prezzo del frumento, del bestiame, dei tessuti: la cattedrale era quindi un luogo di ritrovo che svolgeva una funzione simile a quella che nell'antica Roma era esercitata dal foro o dalla basilica, era edificio forense più importante.
Nelle cattedrali medievali si svolgevano anche feste e riti popolari che poco avevano di liturgico, ma erano assai graditi e molto frequentati dalla gente comune.
Si celebrava una "Festa dei Pazzi" nel corso della quale si forniva un'immagine ridicola e deformata della gerarchia ecclesiastica, con il papa seguito dai vescovi e dal popolo dei fedeli impersonati da attori.
Era una forma spontanea di teatro popolare che si poteva così permettere di satireggiare le gerarchie ecclesiastiche.
La "Festa dei Pazzi" era seguita dal "Trionfo di Bacco",  che consisteva in una sorta di carnevale in cui alcuni partecipanti arrivavano a denudarsi.
Era celebrata anche la "Festa dell'Asino" o della 'potenza asinina", che avrebbe procurato "alla Chiesa l'oro dell'Arabia e l'inverso e la mirra del paese di Saba".
Si trattava di una parodia dal significato incerto che potrebbe forse richiamare un gergo segreto simile a quello dei cabalisti.
Altre consuetudini bizzarre, nelle quali è stato riconosciuto un significato legato alla cabala o all'ermetismo, si ripetevano ogni anno all'interno delle chiese gotiche.
Va citata soprattutto la "Flagellazione dell'Alleluia" durante la quale i ragazzini o chierichetti muovevano a colpi di frusta le loro trottole, chiamata sabot fuori dalla navata della cattedrale di Langres.
La cattedrale è quindi la casa di tutti e costituisce il centro intellettuale e morale cittadino, il cuore dell'attività pubblica.
Nello stesso tempo è anche un'enciclopedia di tutto il sapere medievale rappresentato e reso intuibile nell'abbondanza delle sue decorazioni e nella complessità delle sue raffigurazioni.
Un'immagine del mondo che svela l'illusione della condizione umana e nel medesimo tempo il suo vero fondamento.
I proverbi scolpiti nella pietra, le raffigurazioni del ciclo stagionale dei mesi, avevano la stessa funzione che un tempo aveva avuto l'insegnamento orale impartito nel mondo celtico dai bardi e dai druidi.
Tratto da "I segreti delle cattedrali" di Antonella Roversi Monaco

lunedì 20 novembre 2017

Cattedrali come portali iniziatici


Anticamente Dio si è manifestato attraverso i fenomeni naturali, solo in seguito gli uomini hanno ritenuto che quello stesso dio dovesse essere onorato in un luogo apposito e hanno fondato le città perché diventassero il luogo del suo riposo e della sua manifestazione.
Infine si è ritenuto che occorresse erigere un tempio, un luogo delimitato dove il dio potesse stare bene e gli uomini con lui.
La cattedrale non è solamente un'applicazione visibile della scienza architettonica degli antichi e dei moderni, ma è anche un luogo di protezione, di riposo e un'occasione di festa.
Il suo significato nasce dall'assimilazione dell'edificio o di una sua parte (il portale) ad alcuni dei simboli che da sempre l'uomo ha connesso al sacro, come le montagne e le caverne.
Il profilo della cattedrale gotica richiama quello di una montagna con i suoi picchi che corrispondono alle torri campanarie e alle guglie.
Il portale si apre con l'ingresso di una caverna.
Non bisogna dimenticare che i più antichi santuari degli uomini primitivi erano costruiti proprio dalle caverne e dalle grotte scavate naturalmente sotto le montagne.
Il loro rapporto sarebbe quindi analogo a quello che si instaura all'interno del corpo umano tra la cavità del cuore e la sommità della testa.
Mostri, grifoni, animali fantastici sono le entità che in genere proteggono i portali delle cattedrali.
Passare per il portale di una cattedrale è un'esperienza che ricorda l'ingresso irto di pericoli in una capanna sacra, che nelle civiltà tribali è il luogo deputato alle iniziazioni.
Queste capanne avevano spesso porte di accesso che ricordano la forma di una bocca.
Il vocabolo spagnolo garganta, "gola", serve a indicare quei luoghi dove la terra appare come un pianeta vivente.
Sono i luoghi in cui la terra si apre assumendo letteralmente la forma di una cavità che può essere percepita come una bocca.
La grotta dell'Arcangelo Michele nel Gargano in Puglia, il santuario di Mont Saint-Michel, il cui nome antico suonava in italiano come "Monte Tomba", posto tra Bretagna e Normandia, sorgono proprio in luoghi dove esistono queste "gole".
Nelle capanne iniziatiche l'ingresso corrispondeva all'inizio di un percorso minaccioso, il cui attraversamento costituiva una prova da superare.
L'iniziando, mentre affrontava la prova, pensava di essere sul punto di sfidare un abisso divoratore e di incontrare entità che avrebbero anche potuto distruggerlo.
Se avesse superato il cimento, egli sarebbe uscito però rigenerato, un'altro uomo, pronto ad entrare nel "mondo degli uomini".
Anche la cattedrale, pur essendo immagine della città divina, è associata a momenti di passaggio e a figure infernali e paurose.
La cattedrale infatti è costruita per tutti e quindi ciascuno deve pagare il proprio pedaggio "iniziatico" per entrare nel luogo che lo raddrizzerà.
Tratto da "I segreti delle cattedrali" di Antonella Roversi Monaco

venerdì 17 novembre 2017

Il patrimonio di conoscenza benedettina sulle cattedrali


Il patrimonio di conoscenze che i monaci benedettini conservavano nei chiostri dei loro monasteri sembrò improvvisamente aver trovato una via, un canale di trasmissione verso la realtà esterna al cenobio, raggiungendo così il mondo delle città e trovando applicazione nelle cattedrali.
Questo patrimonio culturale era costituito da quanto era sopravvissuto al naufragio della cultura classica dopo le invasioni barbariche e la caduta dell'impero romano: le preziose cognizioni furono salvate proprio dai monaci benedettini che nei loro monasteri coltivarono ogni tipo di scienza.
Una meritoria opera di attento recupero e anche di valorizzazione di oggi forma di arte e di ogni ramo del sapere e alla fine di questa paziente ricerca hanno saputo offrirne i risultati a tutti.
La cattedrale gotica costituirebbe una sorta di sintesi e nello stesso tempo l'esito più alto di una lunga gestazione.
Questa straordinaria mole di costruzioni presupponeva il pieno possesso di raffinate e complesse tecniche architettoniche.
Entrare in una cattedrale è un'azione emblematica in grado di suscitare emozioni e di indurre effetti "oggettivi" nella psiche e nel corpo di ogni visitatore.
La cattedrale nasconde dentro di sé simboli antichissimi che l'uomo è ancora capace di percepire benché in modo confuso.
Questi antichi simboli "leggibili" e "accessibili" aumentano in ciascuno la voglia di entrare nelle cattedrali e la possibilità di approfondire la conoscenza dei loro segreti.
Fulcanelli dice:
"Santuario della tradizione, della scienza e dell' arte, la cattedrale non deve essere guardata come un'opera dedicata unicamente alla gloria del cristianesimo, ma piuttosto come un vasto agglomerato di idee, di tendenze, di credenze popolari, un insieme perfetto al quale ci si può riferire senza timore ogni volta che c'è bisogno di approfondire il pensiero degli antenati in qualsiasi campo; religioso, laico, filosofico o sociale"
Il mistero delle cattedrali
Fulcanelli ha interpretato la cattedrale come un monumento di scienza nascosta, utile a tutti, ma decifrabile soltanto da chi conosca i principi di un linguaggio che è appunto esoterico, ossia segreto e non divulgabile al di fuori di una cerchia di "iniziati".
A Fulcanelli va il merito di aver illustrato il significato alchemico dei cicli di raffigurazioni.
La prima impressione che prova un visitatore in una cattedrale è una sorta di raddrizzamento.... i piedi sono come radici, la testa una specie di chioma, il corpo "dritto come un albero"...lo slancio verticale delle strutture gotiche, dei pilastri, degli archi e delle volte, obbliga in un certo senso anche l'uomo a rialzarsi, lo fa sentire protagonista del cosmo, collocandolo tra il cielo e la terra.
Gli uomini scoprono che esiste una dimensione diversa che è sottratta alle fatiche e alle miserie del quotidiano.
La cattedrale indirizzando il suo sguardo verso l'alto, lo spinge a oltrepassare la sua stessa condizione umana, legata alla terra, per avvicinarsi al cielo.
La cattedrale può essere considerata una manifestazione terrena, quasi un riflesso della città di Dio.
Si tratta infatti di un monumento che produce degli effetti positivi e che induce il visitatore ad assumere atteggiamenti capaci di liberarlo dai vincoli della logica umana e di suggerirgli che la libertà d'origine celeste è veramente alla sua portata.
Si è sentito il bisogno di preparare uno spazio apposito dove ospitare la gioia naturale della contemplazione della divinità...
Tratto da "I segreti delle cattedrali" di Antonella Roversi Monaco

mercoledì 15 novembre 2017

La natura e l'architettura

L'architettura ha origine in un colpo d'occhio, secondo un procedimento simile a quello che ha permesso all'uomo di riconoscere collegamenti e disegni nel cielo stellato suddividendolo in costellazioni.
Chiunque contempli il cielo notturno potrebbe chiedersi come mai l'Orsa Maggiore oppure l'Orsa Minore sono formate proprio da quelle stelle e perché non è stata riconosciuta una figura diversa.
La spiegazione più probabile è che si tratti di una costante innata, un'informazione attiva nel cervello degli uomini come se fosse una verità oggettiva.
Gli uomini antichi erano in grado di riprodurre le caratteristiche della natura che ritenevano più ricche di suggestione e di significato.
Ogni monumento non è altro che l'illustrazione di fenomeni naturali.
Non si deve dimenticare che i luoghi sacri sono stati collegati innanzitutto alla natura.
La volontà umana di ordinare e di riprodurre quanto è già presente nella natura avviene dunque solo in una fase successiva, in cui l'uomo agisce come se si volesse appropriare dei fenomeni naturali.
La voglia di organizzare indica che l'uomo, dallo  stato di muta ed estetica contemplazione della natura, passa a quello di "signore" della natura che egli trasforma, modifica e soprattutto imita e riproduce.
Si tratta del passaggio dalla semplicità all'artificio.
La costruzione di un edificio sacro è stata sempre preceduta dalla sacralità della natura.
Fonti, grotte e alberi possono ospitare del resto ancora oggi le apparizioni della Vergine.
I culti più antichi sono stati dunque resi alla manifestazioni della natura.
Il primo "asse"  potrebbe essere stato un albero che è assimilabile alla spina dorsale dell'uomo eretto.
Secondo il Tai Chi Chuan cinese la spina dorsale avverte e risponde agli stimoli provenienti alle varie direzioni dello spazio. Nella spina dorsale eretta avviene una scambio d'energia.
Essa è un'immagine dell'asse del mondo.
Tratto da "I segreti delle cattedrali" di Antonella Roversi Monaco

lunedì 13 novembre 2017

La Francia e le sue numerose cattedrali gotiche

La costruzione di splendide cattedrali è un fenomeno strettamente connesso ai grandi mutamenti che attraversarono tra XII e XIII secolo tutta l'Europa occidentale.
La cattedrale rappresentava il simbolo cittadino e nello stesso tempo superava i confini del centro urbano.
La rinascita dei centri urbani cambiò i rapporti con il mondo rurale che era dominato dalle grandi abbazie benedettine  con i loro enormi patrimoni di terreni agricoli.
Grazie alle loro biblioteche si copiavano e conservavano i manoscritti antichi, il primato della vita spirituale, culturale e artistica.
Le cattedrali diventarono anch'esse centri di civiltà, che non erano riservati più soltanto ai monaci, ma aperti a tutti i cittadini.
La cattedrale diventò quasi il riassunto della cultura medievale, dalle conoscenze architettoniche, artistiche e scientifiche possedute dagli uomini degli ultimi secoli del Medioevo.
Nella cattedrale, considerata lo "specchio del mondo", convergevano tutti i saperi del tempo, gli stessi che erano stati impiegati per costruirla, rappresentati nei cicli figurativi che ornavano l'edificio.
Nel corso di due secoli, il XII e il XIII, si verificò in Europa una frenesia costruttiva senza precedenti: si aprirono più di 25 cantieri nella sola Francia e il dato si riferisce solamente ai principali, allestiti per le cattedrali maggiori.
Le due più famose di questo periodo sono Notre Dame di Parigi e Notre Dame di Chartres.
Si trattò di un'eccezionale mole di lavoro e di uno sforzo economico molto impegnativo, che necessitò di manodopera molto qualificata e costosa.
Jean Gimpel ha calcolato che dal 1150 al 1350 la Francia ha estratto dalle sue cave milioni di tonnellate di pietre per edificare ottanta cattedrali, cinquecento grandi chiese e diverse migliaia di chiese piccole o parrocchiali.
L'Egitto dei Faraoni, nonostante la mole delle sue piramidi, non avrebbe impiegato una quantità di pietre paragonabile a quella che è invece stata messa in opera in Francia....
Tratto da "I segreti delle cattedrali" di Antonella Roversi Monaco

lunedì 24 aprile 2017

Altare della Patria, tempio massonico.


Addossato al Colle capitolino principale simbolo laico della città di Roma, sorge il grandioso monumento a Vittorio Emanuele II re d'Italia,  che viene detto il Vittoriano e nel parlare comune del romani è l'Altare della Patria.
Quest'opera è sempre risultata un po' ingombrante e imbarazzante: in parte persona sua mole gigantesca, che ha finito quasi per oscurare il vicino Colle del Campidoglio, in parte per lo sfacelo, compiuto all'epoca dell'edificazione, di interi quartieri di Roma e di rovine antiche e in parte infine il materiale utilizzato - quel calcare di Botticino - così luminoso e abbagliante che male si concilia con l'ago travertino simbolo della città, insieme al giallo, all'arancione e all'ocra dei suoi palazzi più antichi.
L'Altare è principalmente opera dell'architetto Giuseppe Sacconi e fu iniziato nel 1885.
Ma i complessi lavori si protrassero per 26 anni e l'inaugurazione si ebbe nel 1911.
La collocazione nel monumento della tomba del milite ignoto risale invece al 1921 e da allora, con la sepoltura di un anonimo italiano caduto durante la guerra del 1915-1918, all'Altare si legò una nuova valenza simbolica, emblema dell'unità del Paese che ancora oggi viene omaggiata dal presidente della Repubblica nelle ricorrenze ufficiali.
L'idea di Sacconi fu quella di realizzare un'allegoria dell'italia per mezzo di una galleria di sculture, bassorilievi, fontane, esedre, mosaici, statue e quadriglie armonizzati in un unico disegno complessivo.


Il monumento fu ideato dopo la morte di Vittorio Emanuele II.
Il bando per il progetto fu varato nel 1882 e, tra le 98 proposte pervenute, si affermò  proprio quella del giovane architetto marchigiano Sacconi il quale si ispirò esplicitamente all'Altare di Zeus a Pergamo, uno dei capolavori assoluti dell'arte ellenistica, fatto erigere dal re Eumene II tra il 166 e il 156 a.C., smontato dai luoghi originari e trasportato a Berlino nel 1886, dove si trova attualmente.
Sacconi ebbe pieno appoggio della potente massoneria romana, esponente di una "seconda religione", laica e anticlericale, che aveva trovato nell'unità d'Italia il suo simbolo e voleva celebrarla in un grandioso monumento che si presentava come una enorme piazza sopraelevata, dentro la città, nel cuore della città.
Il vero ispiratore di questa idea era stato Giuseppe Zanardelli uno dei politici più importanti del periodo seguente all'unificazione d'Italia, massone.
Fu proprio lui a esprimere il parere favorevole al progetto di Sacconi ispirato a un grande e celebrato simbolo della grandezza classica ellenica, e fu lo stesso Zanardelli a sostenere la scelta di sostituire il travertino con il botticino, il marmo bianco estratto dalle cave di Brescia di cui Zanardelli era originario.
Sacconi dedicò l'energia di una vita intera morì nel 1905, sei anni prima dell'inaugurazione e i lavori vennero portati a termine dagli architetti Koch, Manfredi e Piacentini.
La prima pietra fu posta nel 1885 fu inaugurata da Vittorio Emanuele III il 4 giugno del 1911 nell'occasione dell'Esposizione internazionale per il cinquantenario dell'unità d'Italia insieme alla nuova piazza Venezia.
Il completamento del corredo esterno proseguì per parecchi anni dopo.
Le due grandi quadriglie bronzee vennero poste sul terrazzo (oggi visitabile grazie all'ascensore trasparente realizzato sotto la giunta Rutelli) tra il 1924 e il 1927; negli anni Trenta fu terminata anche la facciata del monumento esposta a sud verso via di San Pietro in Carcere, con la realizzazione del Museo del Risorgimento.
Molti sono i simboli (vegetali e animali) che ricorrono nel monumento, gioia degli appassionati di esoterismo che vi leggono un codice nascosto; la palma per la vittoria, l'alloro per la pace  vittoriosa, il mirto per il sacrificio, l'ulivo pera concordia, la quercia per la forza; poi una donna che afferra un serpente con la mano sinistra, simbolo della conoscenza segreta.
Tratto da "Roma segreta e misteriosa" di Fabrizio Falconi



lunedì 27 marzo 2017

Il Pantheon come portale tra la Terra e l'Oltre


In questa struttura unica che era intitolata a tutte le divinità - le cui effigi erano simbolicamente raffigurate all'interno, negli altari collocati lungo la parete circolare - c'è una divinità alla quale viene assicurata la supremazia su tutte le altre: il Sole.
A ogni mezzogiorno di ciascun solstizio, il Pantheon offre lo spettacolo del fascio solare che proietta la sua luce esattamente al centro del portale di accesso, fenomeno che si ripete regolarmente allungandosi sempre di più, obliguamente, dal 21 giugno al 21 dicembre fino ad arrivare, attraverso la grata sormontante il portone di accesso, al pavimento del pronao, esterno dunque la cupola.
È un fenomeno di straordinaria precisione: il volume sferico della volta, che idealmente riproduce la sfera celeste viene tagliato dalla luce solare durante gli equinozi, proprio dal cornicione, che invece riproduce simbolicamente l'equatore celeste.
E difatti innumerevoli elementi di natura cosmologica/astronomica sono rintracciabili nella costruzione, come ad esempio le file di 28 lacunari all'interno della volta, che in origine erano rivestiti di marmi decorati e di stelle: è appena il caso di dire che anche il numero 28 non è affatto casuale e richiama direttamente il numero delle fasi lunari.
Insomma, non è azzardato ipotizzare che il Pantheon sia stato concepito come un enorme, sofisticatissimo calendario di pietra, capace non solo di riprodurre i meccanismi della sfera celeste, e di mettere in simbolica comunicazione la terra e il cielo, ma probabilmente anche di evidenziare il movimento dei pianeti grazie alle sette divinità planetarie conosciute allora, le cui effigi erano riprodotte all'interno del tempio e che venivano illuminate anch'esse dalla meridiana diurna del Sole e da quella notturna della Luna.
Il Pantheon cioè come porta di connessione tra Terra e l'Oltre, tra l'uomo e una dimensione ulteriore.
Tratto da "Roma segreta e misteriosa" di Fabrizio Falconi




lunedì 13 marzo 2017

Il Pantheon e la sezione aurea

Nella storia dell'architettura è ricorsa spesso l'ambizione di costruire un edificio perfetto, iscrivendo al suo interno, nelle sue dimensioni, un codice di numeri archetipico, numeri cioè che si riferiscono a ideali simbolici, esoterici, di perfezione assoluta.
Ne è esempio il Pantheon giunto in quasi perfetto stato di conservazione fino a noi, un edificio che Michelangelo definì "disegno non umano ma angelico".
I numeri-archetipi contenuti in questa costruzione sono il 43 e il 44, il 28 e il cosiddetto phi, ovvero il numero che rappresenta in matematica la sezione aurea.
L'altezza dell'edificio è perfettamente uguale al suo diametro, 43 metri e 44 centimetri 
Questo vuol dire che (esso) obbedisce alle leggi architettoniche stabilite da Vitruvio ma non solo: è come se all'interno del Pantheon fosse inscritta una sfera perfetta al cui interno fosse inscritto a sua volta un quadrato perfetto.
Tutta la costruzione del Pantheon non è altro che l'alternarsi di due forme geometriche contrastanti, il quadrato, simbolo della razionalità e cioè in definitiva dell'uomo, e il cerchio, da sempre associato al simbolo dell'infinito, dell'universo, (dell'anima) e quindi della divinità.
La misura di ogni componente della struttura dal Pantheon è data dal lato del quadrato inscritto nel cerchio, dal diametro del cerchio inscritto nel quadrato e così via, in un gioco di scatole cinesi impressionanti.
Non solo: la base armonica diretta dei rapporti tra cerchi, quello inscritto e quello esterno, tra i quadrati e i cerchi, risponde al rapporto matematico contrassegnato dalla lettera phi, quello che comunemente si chiama rapporto aureo, o sezione aurea, cioè quella proporzione divina alla quale obbediscono in natura la disposizione dei petali di una rosa o le spirali delle conchiglie, le nebulose dell'universo o le più celebri opere d'arte umane come il Cenacolo di Leonardo.
Tale rapporto è approssimativamente 1,6180.
La cupola del Pantheon è di dimensioni enormi 8 metri e 92 cm di diametro metteva in comunicazione direttamente la terra con il cielo.
La circolarità, cioè il concetto di orbis, regna sovrana nel misterioso monumento.
Esteriormente la facciata del Pantheon dà l'impressione di un tempio tradizionale il portone monumentale è uno dei tre originali romani ancora esistenti e misura 7,50 metri di larghezza e 12,50 metri di altezza, si viene come risucchiati all'interno da una perfetta sfera delimitata da un tamburo cilindrico, in opera laterizia, spesso ben 6 metri!
La doppia decorazione in due diversi registri del tamburo, lo straordinario pavimento a quadri e cerchi e soprattutto la cupola articolata in cinque ordini di 28 cassettoni concentrici che conferiscono all'opera un aspetto grandioso; la percezione del vuoto è impressionante, sembra di essere capitati all'interno di un'enorme bolla dove esterno e interno, vuoto e pieno tendono a coincidere.
Il pavimento è originale se pur restaurato nel 1872 è composto da una serie di fasce parallele e perpendicolari che definiscono quadrati al cui interno sono inscritti dei cerchi o sei quadrati ancora più piccoli.
È inoltre leggermente concavo in modo da convogliare le acque piovane in ventidue fori che fanno parte di un complicato sistema di fognature sotterranee.
Tratto da "Roma segreta e misteriosa" di Fabrizio Falconi



mercoledì 16 novembre 2016

Sistema architettonico di Giordano Bruno


Per sistema "architettonico" si intende un sistema che utilizza sequenze di stanze di memoria in ciascuna delle quali si debbono porre immagini mnemoniche.
La forma architettonica è, naturalmente, la forma più normale di arte classica della memoria, ma Bruno l'adopera in un modo del tutto anormale: la distribuzione delle stanze è  collegata con una geometria magica e il sistema è attivato dall'alto, da meccanismo dei cieli.
Ci sono 24 "atria" o vani, ciascuno diviso in 9 luoghi di memoria, con un'immagine in ciascuno di essi.
Questi "atria" con le loro 9 divisioni sono illustrati da diagrammi.
Ci sono anche 15 "campi", in questo sistema, e ciascuno è diviso in 9 luoghi; e 30 "cibicula", che portano il sistema entro il cerchio ossessivo del numero "trenta".
Ogni cosa del mondo fisico deve trovare qui il suo posto: tutte le piante, le pietre, i metalli, gli animali, gli uccelli e così via;  nonché ogni arte, scienza e invenzione nota all'uomo e tutte le attività umane.
Bruno afferma che gli "atria" e i campi  che e gli insegna a costruire includeranno tutte le cose che si possono dire, conoscere o immaginare.
Si tratta di un sistema di memoria enciclopedico.
Sulla ruota degli inventori e sulle altre ruote attorno alla ruota centrale con le sue immagini magiche,  si ritrova ora distribuito in un sistema di stante di memoria.
Si tratta quindi di un "sigillo" architettonico, pieno di corrispondenze e ordini associativi, che sono, a un tempo, mnemonici e astrali.
Successivamente compaiono 12 impressionanti figure o "principi"..
Sono GIOVE (con Giunone), SATURNO, MARTE,  MERCURIO, MINERVA, APOLLO, ESCULAPIO (con Circe, Arione, Orfeo), SOLE, LUNA,  VENERE, CUPIDO,  TERRA (con Oceano, Nettuno, Plutone).
Questi sono i celesti, le grandi statue degli dèi cosmici.
Con queste figure principali, Bruno combina una grande quantità di immagini talismaniche o magiche, probabilmente per aiutare e attirare i loro poteri entro la psiche.
Queste figure costituiscono il sistema celeste delle Immagini, statue interiori magicamente assimilate agli influssi degli astri.
24 atrii, le stanze di memoria con i loro luoghi completi di immagini.
Ogni singolo atrio e il sistema degli atrii nel loro complesso,  ha relazione con i quattro punti della circonferenza.
Il cerchio che iscrive il piano quadrato delle stanze di memoria rappresenta i cieli.
Su di esso devono essere sistemate le figure e le immagini celesti, lo sferico sistema celeste che anima, organizza, unifica l'infinita particolarità dei contenuti del mondo inferiore, memorizzati nei luoghi e nelle immagini del sistema di stanze mnemoniche.
Questo diagramma dovrebbe rappresentare l'edificio mnemonico del sistema contenuto nelle Immagini come un tutto, uno sferico edificio che rappresenta il cielo con uno schema quadrato al suo interno, un edificio che riflette i mondi superiore e inferiore, in cui il mondo come un tutto è  ricordato a partire dall'alto, dal livello celeste che unifica e organizza.
Usando le regole mnemoniche tradizionali nella seconda parte compone "idee", immagini talismaniche, figure delle stelle come "statue" infuse di magia, cercando di costruire immagini che operano come trasmettitori di poteri cosmici nella psiche.
Nel corso di questi sforzi egli "talismanizza" immagini mnemoniche e insieme introduce aspetti mnemonici nei talismani.
Tratto da "L'arte della memoria" di Frances A. Yates

lunedì 24 ottobre 2016

Giulio Camillo

Giulio Camillo o Giulio Camillo Delminio, fu uno degli uomini più famosi del secolo XVI. 
Nacque attorno al 1480 a Bologna e morì a Milano nel 1544.
Era uno di quegli uomini che i contemporanei guardano con timore reverenziale, perché attribuiscono loro immensi poteri.
Del suo Teatro si parlò in tutta Italia e in Francia; la fama, piena di mistero, sembrò crescere con gli anni.
Ma che fu esattamente?
Un teatro in legno affollato di immagini.
Il segreto del suo effettivo funzionamento doveva essere rivelato a una sola persona al mondo, al re di Francia.
Camillo non pubblicò mai il gran libro in cui i suoi alti disegni avrebbero dovuto essere preservati per la posterità.
La posterità ha dimenticato un uomo che o suoi contemporanei salutavano  come il "divino Camillo".
Il Teatro era ampio abbastanza per permettere l'entrata di due persone alla volta.
L'opera è  il legno segnata con molte immagini e gremita, in ogni parte, di piccole cassette; e vi sono diversi ordini e gradi.
Egli ha assegnato il suo posto ad ogni figura ed ogni singolo ormanento.
Egli chiama questo suo teatro con molti nomi, dicendo ora che è una mente e un'anima artificiale, ora che è  un'anima provvista di finestre. Pretende che tutte le cose che la mente umana può concepire e che non si possono vedere con l'occhio corporeo, possono tuttavia, dopo esser stare raccolte con attenta meditazione, essere espresse mediante certi simboli corporei in modo tale che l'osservatore può,  all'istante, percepire con l'occhio tutto ciò che altrimenti è celato nelle profondità della mente umana.
A causa di questa percezione lo chiama teatro.
Il suo Teatro non fu mai completato e la sua grande opera non fu mai scritta.
Come deve essere pesante il carico quando si è un "uomo divino" da cui si attendono cose divine! Tanto più, quando il segreto finale dell'opera è magico, mistico, pertinente alla filosofia occulta, impossibile quindi a spiegare a un esaminatore razionale.
Varie leggende furono attribuite a Camillo la più sconcertante è la storia del leone: dice che un giorno in Parigi Giulio Camillo andò a vedere certi animali selvatici insieme con il cardinale di Lorena, Luigi Alamanni e altri gentiluomini... un leone scappòe si diresse versola brigata dei gentiluomini i quali spaventati fuggirono salvo messer Giulio Camillo il quale per gravita del corpo che lo rendeva un poco più  tardo degli altri, ivi rimase, che non poté fuggire e si fermò senza muoversi.
Il leone incominciò ad andargli intorno e fargli carezze senza molestarlo.
Il comportamento dell'animale solare al cospetto del mago, il cui sistema ermetico di memoria era centrato sul sole era evidentemente una buona pubblicità personale.
La fama di Camillo non diminuì dopo la sua morte, anzi risplendette più fulgida che mai.
Tratto da "L'arte della memoria" di Frances A. Yates