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venerdì 24 marzo 2017

La barba del Mosè di Michelangelo


Il Mosè di Michelangelo realizzato intorno al 1515 dall'allora quarantenne genio toscano, fu commissionato per adornare la sontuosa tomba di Giulio II, progetto iniziato nel 1505 e portato a termine dopo la morte del pontefice, avvenuta nel 1513.
La statua rimase per quasi trent'anni nella bottega romana dell'artista, incompiuta, finché il Maestro non decise di rimetterci le mani e di ultimarla, nel 1545.
Intorno al Mosè sono sorte numerose leggende e aneddoti, a partire dal particolare delle famose "corna" sulla testa del profeta, dovute, sembra, a un errore di traduzione dell'Antico Testamento.
Nel Libro dell'Esodo il termine karàn, che indicava i raggi sulla fronte di Mosè, fu confuso con il termine kerèn, con il quale si indicano appunto le corna.
Alla celebre statua è legato il noto episodio del gonfaloniere Pier Soderini, il quale sembra avesse da ridire sulle dimensioni del naso del profeta eccessivo rispetto al viso.
Michelangelo, secondo l'aneddoto finse di scolpire, con le spalle al Soderini, il naso per snellirlo e quando ebbe finito la messinscena si rivolse al gonfaloniere il quale non si accorse della presa in giro e approvò la finta modifica.
....il racconto popolare partorì anche un altro aneddoto secondo il quale Michelangelo alla fine, saltato dal suo stesso lavoro, un giorno si rivolse alla statua domandandole: "Perché non parli?".
E furibondo la colpì con un martello al ginocchio destro, quello scoperto, dove in effetti si riscontra un piccolo avvallamento sulla superficie del marmo.
Ma un altro dei segreti della celebre opera è in una specie di messaggio esoterico che sarebbe stato inserito da Michelangelo nella statua e in particolare nel groviglio della meravigliosa barba che fu esaltata già all'epoca dal Vasari come incredibile prodigio.
Ebbene, nella barba, proprio sotto il labbro inferiore, leggermente a destra, Michelangelo avrebbe scolpito un ritratto in miniatura di Giulio II il papa al quale in fondo si deve la sua celebrità per tutte le commissioni che l'artista ottenne durante il pontificato.
Qualcuno ha anche avanzato l'ipotesi che oltre a questo ritratto, sempre criptato nella barba, vi sia un volto di donna.
Forse um messaggio in codice di Michelangelo che con il gentil sesso ebbe sempre un rapporto contrastato, oppure un omaggio a una dama misteriosa (forse la stessa Vittoria Colonna, che Michelangelo aveva conosciuto proprio pochi anni prima della ultimazione della statua nel 1538) che su di lui ebbe un'influenza particolare.
Tratto da "Roma segreta e misteriosa" di Fabrizio Falconi

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