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lunedì 20 novembre 2017

Cattedrali come portali iniziatici


Anticamente Dio si è manifestato attraverso i fenomeni naturali, solo in seguito gli uomini hanno ritenuto che quello stesso dio dovesse essere onorato in un luogo apposito e hanno fondato le città perché diventassero il luogo del suo riposo e della sua manifestazione.
Infine si è ritenuto che occorresse erigere un tempio, un luogo delimitato dove il dio potesse stare bene e gli uomini con lui.
La cattedrale non è solamente un'applicazione visibile della scienza architettonica degli antichi e dei moderni, ma è anche un luogo di protezione, di riposo e un'occasione di festa.
Il suo significato nasce dall'assimilazione dell'edificio o di una sua parte (il portale) ad alcuni dei simboli che da sempre l'uomo ha connesso al sacro, come le montagne e le caverne.
Il profilo della cattedrale gotica richiama quello di una montagna con i suoi picchi che corrispondono alle torri campanarie e alle guglie.
Il portale si apre con l'ingresso di una caverna.
Non bisogna dimenticare che i più antichi santuari degli uomini primitivi erano costruiti proprio dalle caverne e dalle grotte scavate naturalmente sotto le montagne.
Il loro rapporto sarebbe quindi analogo a quello che si instaura all'interno del corpo umano tra la cavità del cuore e la sommità della testa.
Mostri, grifoni, animali fantastici sono le entità che in genere proteggono i portali delle cattedrali.
Passare per il portale di una cattedrale è un'esperienza che ricorda l'ingresso irto di pericoli in una capanna sacra, che nelle civiltà tribali è il luogo deputato alle iniziazioni.
Queste capanne avevano spesso porte di accesso che ricordano la forma di una bocca.
Il vocabolo spagnolo garganta, "gola", serve a indicare quei luoghi dove la terra appare come un pianeta vivente.
Sono i luoghi in cui la terra si apre assumendo letteralmente la forma di una cavità che può essere percepita come una bocca.
La grotta dell'Arcangelo Michele nel Gargano in Puglia, il santuario di Mont Saint-Michel, il cui nome antico suonava in italiano come "Monte Tomba", posto tra Bretagna e Normandia, sorgono proprio in luoghi dove esistono queste "gole".
Nelle capanne iniziatiche l'ingresso corrispondeva all'inizio di un percorso minaccioso, il cui attraversamento costituiva una prova da superare.
L'iniziando, mentre affrontava la prova, pensava di essere sul punto di sfidare un abisso divoratore e di incontrare entità che avrebbero anche potuto distruggerlo.
Se avesse superato il cimento, egli sarebbe uscito però rigenerato, un'altro uomo, pronto ad entrare nel "mondo degli uomini".
Anche la cattedrale, pur essendo immagine della città divina, è associata a momenti di passaggio e a figure infernali e paurose.
La cattedrale infatti è costruita per tutti e quindi ciascuno deve pagare il proprio pedaggio "iniziatico" per entrare nel luogo che lo raddrizzerà.
Tratto da "I segreti delle cattedrali" di Antonella Roversi Monaco

venerdì 17 novembre 2017

Il patrimonio di conoscenza benedettina sulle cattedrali


Il patrimonio di conoscenze che i monaci benedettini conservavano nei chiostri dei loro monasteri sembrò improvvisamente aver trovato una via, un canale di trasmissione verso la realtà esterna al cenobio, raggiungendo così il mondo delle città e trovando applicazione nelle cattedrali.
Questo patrimonio culturale era costituito da quanto era sopravvissuto al naufragio della cultura classica dopo le invasioni barbariche e la caduta dell'impero romano: le preziose cognizioni furono salvate proprio dai monaci benedettini che nei loro monasteri coltivarono ogni tipo di scienza.
Una meritoria opera di attento recupero e anche di valorizzazione di oggi forma di arte e di ogni ramo del sapere e alla fine di questa paziente ricerca hanno saputo offrirne i risultati a tutti.
La cattedrale gotica costituirebbe una sorta di sintesi e nello stesso tempo l'esito più alto di una lunga gestazione.
Questa straordinaria mole di costruzioni presupponeva il pieno possesso di raffinate e complesse tecniche architettoniche.
Entrare in una cattedrale è un'azione emblematica in grado di suscitare emozioni e di indurre effetti "oggettivi" nella psiche e nel corpo di ogni visitatore.
La cattedrale nasconde dentro di sé simboli antichissimi che l'uomo è ancora capace di percepire benché in modo confuso.
Questi antichi simboli "leggibili" e "accessibili" aumentano in ciascuno la voglia di entrare nelle cattedrali e la possibilità di approfondire la conoscenza dei loro segreti.
Fulcanelli dice:
"Santuario della tradizione, della scienza e dell' arte, la cattedrale non deve essere guardata come un'opera dedicata unicamente alla gloria del cristianesimo, ma piuttosto come un vasto agglomerato di idee, di tendenze, di credenze popolari, un insieme perfetto al quale ci si può riferire senza timore ogni volta che c'è bisogno di approfondire il pensiero degli antenati in qualsiasi campo; religioso, laico, filosofico o sociale"
Il mistero delle cattedrali
Fulcanelli ha interpretato la cattedrale come un monumento di scienza nascosta, utile a tutti, ma decifrabile soltanto da chi conosca i principi di un linguaggio che è appunto esoterico, ossia segreto e non divulgabile al di fuori di una cerchia di "iniziati".
A Fulcanelli va il merito di aver illustrato il significato alchemico dei cicli di raffigurazioni.
La prima impressione che prova un visitatore in una cattedrale è una sorta di raddrizzamento.... i piedi sono come radici, la testa una specie di chioma, il corpo "dritto come un albero"...lo slancio verticale delle strutture gotiche, dei pilastri, degli archi e delle volte, obbliga in un certo senso anche l'uomo a rialzarsi, lo fa sentire protagonista del cosmo, collocandolo tra il cielo e la terra.
Gli uomini scoprono che esiste una dimensione diversa che è sottratta alle fatiche e alle miserie del quotidiano.
La cattedrale indirizzando il suo sguardo verso l'alto, lo spinge a oltrepassare la sua stessa condizione umana, legata alla terra, per avvicinarsi al cielo.
La cattedrale può essere considerata una manifestazione terrena, quasi un riflesso della città di Dio.
Si tratta infatti di un monumento che produce degli effetti positivi e che induce il visitatore ad assumere atteggiamenti capaci di liberarlo dai vincoli della logica umana e di suggerirgli che la libertà d'origine celeste è veramente alla sua portata.
Si è sentito il bisogno di preparare uno spazio apposito dove ospitare la gioia naturale della contemplazione della divinità...
Tratto da "I segreti delle cattedrali" di Antonella Roversi Monaco

mercoledì 15 novembre 2017

La natura e l'architettura

L'architettura ha origine in un colpo d'occhio, secondo un procedimento simile a quello che ha permesso all'uomo di riconoscere collegamenti e disegni nel cielo stellato suddividendolo in costellazioni.
Chiunque contempli il cielo notturno potrebbe chiedersi come mai l'Orsa Maggiore oppure l'Orsa Minore sono formate proprio da quelle stelle e perché non è stata riconosciuta una figura diversa.
La spiegazione più probabile è che si tratti di una costante innata, un'informazione attiva nel cervello degli uomini come se fosse una verità oggettiva.
Gli uomini antichi erano in grado di riprodurre le caratteristiche della natura che ritenevano più ricche di suggestione e di significato.
Ogni monumento non è altro che l'illustrazione di fenomeni naturali.
Non si deve dimenticare che i luoghi sacri sono stati collegati innanzitutto alla natura.
La volontà umana di ordinare e di riprodurre quanto è già presente nella natura avviene dunque solo in una fase successiva, in cui l'uomo agisce come se si volesse appropriare dei fenomeni naturali.
La voglia di organizzare indica che l'uomo, dallo  stato di muta ed estetica contemplazione della natura, passa a quello di "signore" della natura che egli trasforma, modifica e soprattutto imita e riproduce.
Si tratta del passaggio dalla semplicità all'artificio.
La costruzione di un edificio sacro è stata sempre preceduta dalla sacralità della natura.
Fonti, grotte e alberi possono ospitare del resto ancora oggi le apparizioni della Vergine.
I culti più antichi sono stati dunque resi alla manifestazioni della natura.
Il primo "asse"  potrebbe essere stato un albero che è assimilabile alla spina dorsale dell'uomo eretto.
Secondo il Tai Chi Chuan cinese la spina dorsale avverte e risponde agli stimoli provenienti alle varie direzioni dello spazio. Nella spina dorsale eretta avviene una scambio d'energia.
Essa è un'immagine dell'asse del mondo.
Tratto da "I segreti delle cattedrali" di Antonella Roversi Monaco

lunedì 13 novembre 2017

La Francia e le sue numerose cattedrali gotiche

La costruzione di splendide cattedrali è un fenomeno strettamente connesso ai grandi mutamenti che attraversarono tra XII e XIII secolo tutta l'Europa occidentale.
La cattedrale rappresentava il simbolo cittadino e nello stesso tempo superava i confini del centro urbano.
La rinascita dei centri urbani cambiò i rapporti con il mondo rurale che era dominato dalle grandi abbazie benedettine  con i loro enormi patrimoni di terreni agricoli.
Grazie alle loro biblioteche si copiavano e conservavano i manoscritti antichi, il primato della vita spirituale, culturale e artistica.
Le cattedrali diventarono anch'esse centri di civiltà, che non erano riservati più soltanto ai monaci, ma aperti a tutti i cittadini.
La cattedrale diventò quasi il riassunto della cultura medievale, dalle conoscenze architettoniche, artistiche e scientifiche possedute dagli uomini degli ultimi secoli del Medioevo.
Nella cattedrale, considerata lo "specchio del mondo", convergevano tutti i saperi del tempo, gli stessi che erano stati impiegati per costruirla, rappresentati nei cicli figurativi che ornavano l'edificio.
Nel corso di due secoli, il XII e il XIII, si verificò in Europa una frenesia costruttiva senza precedenti: si aprirono più di 25 cantieri nella sola Francia e il dato si riferisce solamente ai principali, allestiti per le cattedrali maggiori.
Le due più famose di questo periodo sono Notre Dame di Parigi e Notre Dame di Chartres.
Si trattò di un'eccezionale mole di lavoro e di uno sforzo economico molto impegnativo, che necessitò di manodopera molto qualificata e costosa.
Jean Gimpel ha calcolato che dal 1150 al 1350 la Francia ha estratto dalle sue cave milioni di tonnellate di pietre per edificare ottanta cattedrali, cinquecento grandi chiese e diverse migliaia di chiese piccole o parrocchiali.
L'Egitto dei Faraoni, nonostante la mole delle sue piramidi, non avrebbe impiegato una quantità di pietre paragonabile a quella che è invece stata messa in opera in Francia....
Tratto da "I segreti delle cattedrali" di Antonella Roversi Monaco

venerdì 10 novembre 2017

La fine del mondo arcaico


Quando finì il mondo arcaico? Vi sono molte testimonianze di questo sconvolgente mutamento.
Verso il 60 d.C., Plutarco, autentico spirito pagano, si domandava perché "gli oracoli avessero cessato di dare responsi", e appunto in questa occasione raccontò la storia della voce sorta dal mare che annuncia al pilota egizio: "Il grande Pan è morto".
Doveva trattarsi della fine di un'altra età del mondo, assieme a tutti gli dèi che le appartenevano.
Per i tradizionalisti era un ulteriore segno della fine dell'Età dell'Ariete e dell'avvento dell'Età dei Pesci.
Ciò è noto, storicamente, come l'avvento della rivoluzione cristiana, contrassegnata in così tanti modi dal segno del Pesce; esso potrebbe essersi verificato con l'Editto di Teodosio del 390 d.C.
Era destinato a essere un mutamento così profondo che Plutarco ne sarebbe rimasto sbigottito.
Era la fine delle Parche, le dee che incarnano il Fato.
Il canto di Lachesi era stato messo a tacere.
L'introduzione di nuove divinità dall'Oriente contribuì indubbiamente alla rapida conversione dell'élite romana e questo parve ai cristiani di per sé miracoloso.
Oracoli e presagi rientravano nel tessuto del Tempo circolare, con il loro ricorso al linguaggio sibillino che gettava continuamente un ponte, come un arcobaleno, dal passato verso il futuro.
La grande tela del tempo ciclico venne danneggiata irreparabilmente dalla dottrina dell'Incarnazione
La credenza nel Secondo Avvento, diffusa in ambiente cristiano, mantenne a lungo integro il tempo....
...La venuta sovramondana di Cristo nel mondo aveva spezzato il tempo in un Prima e in un Dopo assoluti, essa costituiva un evento unico e irripetibile...
Il periodo in cui la struttura temporale della realtà incominciò a essere percepita e descritta in termini di spazio tridimensionale...
Primo segno della Rivoluzione Scientifica coinciso con l'invenzione della prospettiva nel XV secolo.
Comunque sia è indubbio che alla fine del Rinascimento spazio e tempi erano diventati quello che intendiamo oggi noi.
Nella concezione di Newton, la struttura dell'universo era fatta di un tempo e di uno spazio assoluti.
Questa modalità di pensiero diventò naturale e fu solo con Einstein che sorsero nuove e più profonde difficoltà a ostacolare l'immaginazione.
Aristarco, Giordano Bruno e Galileo ci appaiono non semplicemente come animosi teorici o ricercatori di regolarità, ma come spiriti dotati di un ardire sovrumano.
Aristarco rimase un solitario, trascurato nel suo stesso tempo anche da una mente sovrana come quella di Archimede.
20 secoli più tardi, Bruno, più che un pensatore, fu un profeta ispirato dall'infinitezza di Dio, identica all'Univetso stesso.
Galileo, scienziato autentico, rimase ancora abbastanza dominato dalla circolarità richiestagli dal suo cosmo, sicché non osò formulare quel principio di inerzia rettilinea che già era nella mente.
Egli rimase ostinatamente fedele al cosmo circolare: il cerchio era per lui una metafora dell'Essere.... la circolarità perfetta rimase per lui soprattutto una "forma simbolica" assai vicina alla Coppa dalle sette fasce di Jamshīd,....al Cromlech di Stonehenge.
La Scordatura del Mondo, la dissoluzione del Cosmo, sarebbe arrivata solo con Descartes.
Nell'universo arcaico tutte le cose erano segni e segnature l'una dell'altra, inscritte nell'ologramma, da divinarsi con sottigliezza e tale era anche la filosofia dei pitagorici.
Tratto da "Il mulino di Amleto" di de Santillana e von Dechend

mercoledì 8 novembre 2017

La nascita del termine "gotico"


Circa la nascita del termine gotico e il suo significato esistono diverse interpretazioni.
La più comune ne individua l'origine nei Goti, le popolazioni barbare provenienti dal Nord.
Il termine sarebbe stato usato in senso dispregiativo, in particolare durante il Rinascimento italiano, in cui si voleva indicare così l'origine "barbara" e primitiva dello stile gotico.
Secondo un'ipotesi di Fulcanelli il termine "gotico" avrebbe un'origine molto diversa e sarebbe derivato da una specie di gergo dei costruttori che può essere reso e spiegato soltanto nella lingua francese, anche perché è in Francia che questo stile si impose.
In italiano si chiama "arte gotica", che corrisponde al francese art gothique.
Queste due parole pronunciate insieme suonano come argotique, un aggettivo derivato da argot che indica un gergo segreto, un linguaggio particolare oppure un codice che alcune persone usano quando non vogliono essere comprese dai non iniziati.
Secondo Fulcanelli si tratta di una vera e propria Cabala.
Coloro che parlavano questo linguaggio si presentavano come i discendenti degli Argonauti, gli eroi che secondo il mito greco viaggiavano sulla nave Argo, guidati da Giasone alla ricerca del Vello d'oro.
Dal punto di vista etimologico "argo" si ricollega all'argento cioè alla luce.
L'uso del linguaggio in codice è del resto sempre stato un contrassegno delle organizzazioni segrete.
I Liberi Muratori medievali lo usavano, così come i vagabondi della Corte dei Miracoli di Parigi, i diplomatici quando non dovevano farsi capire.
Esso deriverebbe direttamente dalla lingua dei filosofi e dei sapienti, chiamata nel Corano anche "Lingua degli uccelli" che per essere compresa presupponeva l'intervento dello spirito.
Anche nella mitologia greca esiste un personaggio in grado di comprendere la lingua degli uccelli e si tratta di Tiresia, un indovino, che compare anche nel mito di Edipo e che era direttamente ispirato dalla dea Atena, la Minerva di Romani.
Questo gergo sarebbe anche collegato alla Cabala, il riferimento a questa tradizione è estremamente interessante perché richiama da vicino il mito della Torre di Babele quando l'unico linguaggio parlato dai costruttori della torre fu frammentato nei vari idiomi.
La torre di Babele è il simbolo dell'unità linguistica che precede la frantumazione e la molteplicità.
Oltre all'interpretazione di Fulcanelli relativa del temine "gotico", ve ne sono altre due che possono benissimo coesistere con la prima.
Una ci riporta al dialetto celtico, Ar-Goat che significa il paese degli alberi, del legno.
Di fatto il simbolismo vegetale è davvero preminente nella cattedrale che si presenta come un intrico di fogliame e di pietra.
L'altra ipotesi si riferisce alla parola greca goes, "stregone" o "mago" (la parola deriva dalla stessa radice di goao, "genere",  perché i Greci ritenevano che le formule magiche fossero pronunciate con voce lamentevole) a al termine derivati goezia, "magia", che suggerisce l'idea di un'arte magica che in dice effetti e sottomette chi si trova sotto la volta, facendogli mutare pensiero e orientamento.
Tratto da "I segreti delle cattedrali" di Antonella Roversi Monaco

lunedì 6 novembre 2017

Attila: il racconto diventa epopea


L'esperienza mitica ha i suoi modi di reagire alla catastrofi.
Gli uomini allora erano in grado di vedere le cose nobilmente.
Il racconto diveniva epopea.
La grande epopea della Caduta dei Nibelunghi riflette a suo modo l'invasione degli Unni di Attila, il "Flagello di Dio".
La storia ufficiale opporrà forse alle orde mongole la vittoria romana ai Campi Catalaunici, ma Attila della leggenda, signore di Gog e di Magog rimane assai più imponente, anche nel suo silenzioso uscir di scena, che non Genghiz Khān e Tamerlano con le loro conquiste storiche e le loro piramidi di teschi.
La sua parte è statica, la classica parte dell'imperatore mitico: come Teodorico, Artù e Kay Khusraw, Attila è l'immobile re degli scacchi, attorno al quale si muovono tutti gli altri.
La storia dei Nibelunghi ci mostra come il pensiero mitico trattasse le crisi: è la Nemesi che alla fine distrugge i guerrieri germanici.
Anche Attila, "re Etzel", soffre, senza perdere l'autorità del conquistatore; suo figlio muore per mano di Hagen, ultimo della schiatta peccatrice, il quale, fatto prigioniero, viene ucciso dalla madre furibonda, a sua volta trafitta da Hildebrand, che si è riconciliato con il conquistatore e che così porta il dramma alla catarsi.
L'unno Attila e il goto Teodorico, alleati nel racconto, rimangono a piangere assieme la morte di grandi eroi.
Non c'è più odio, non c'è terrore, se non per l'agire del fato.
Tratto da "Il mulino di Amleto" di de Santillana e von Dechend