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mercoledì 22 marzo 2017

La leggenda nera del Colosseo


Esiste una leggenda nera, una fama sinistra che si è protratta nei secoli, legata in parte alle famose profezie di Beda il Venerabile, monaco benedettino vissuto nell'VIII secolo d.C. a Wearmouth in Inghilterra.
Citato anche da Dante nella Divina Commedia, e ancora d'attualità (il motto dell'attuale papà Francesco, Miserando atque eligendo, è tratto da una delle sue omelie), Beda fu  un incredibile sistematizzatore della conoscenza occidentale, in particolare della evangelizzazione in Inghilterra, ma l'aforisma con cui è passato alla storia è proprio nella terzina con la quale profetizzó il destino di Roma.
Quandius stabit Colyseus stabit et Roma
Quandius cadet Colyseus cadet Roma
Quandius cadet Roma cadet et mundus.
Finché ci sarà il Colosseo ci sarà anche Roma/ quando cadrà il Colosseo cadrà anche Roma/ quando cadrà Roma cadrà anche il mondo.
In realtà questa profezia apocalittica pare esistesse già da prima di Beda.
Beda la formalizzò, anche se sembra che in origine esso si riferisse non propriamente all'Anfiteatro Flavio, ma al Colosso di Nerone, poi utilizzato da Adriano.
A inaugurare il monumentale complesso, il 21 aprile (anniversario della fondazione di Roma) dell'anno 834 Romano, ovvero l'80 d.C., fu l'imperatore Tito, anche se era stato Vespasiano a erigerlo, nel luogo dove originariamente sorgeva il lago (o stagnum) della maestosa Domus Aurea di Nerone.
Il lavori erano cominciati nell'anno 72 e in solo 8 anni l'opera fu completata da Tito e dalla famiglia Flavia.
Ha la forma di ellissi con asse maggiore di ben 188 metri e quello minore di 156.
La circonferenza dell'intero edificio e di 527.
Costruito utilizzando soprattutto blocchi di tufo e di travertino, più mattoni di calcestruzzo.
Per dare solo un'idea della grandiosità della struttura è stato calcolato che furono utilizzati più di centomila blocchi di travertino e 300 tonnellate di ferro solo per i perni di collegamento che tenevano (e tengono ancora) serrati i singoli blocchi.
Le arcate di ingresso erano ben centotrenta.
L'arena misurava 76 metri per 46.
La fama maledetta del Colosseo non è legata soltanto alla profezia di Beda e alla presenza di demoni, variamente segnalati tra le sue rovine e resi eterni dal celebre racconto della Vita di Benvenuto Cellino (1500-1571 una sera si trovò al centro di una sorta di danza infernale rituale a opera di molti diavoli), ma anche dalle circostanze della sua inaugurazione.
Il Colosseo fu bagnato, proprio in quel giorno, da un vero e proprio mare di sangue: il 21 aprile dell'80 d.C. sotto gli occhi dell'imperatore compiaciuto e di una folla sterminata di spettatori che attendevano da anni l'apertura del grandioso anfiteatro, iniziarono i festeggiamenti dionisiaci che si protrassero per ben cento giorni, durante i quali furono uccise qualcosa come cinquemila belve feroci, catturate e fatte venire dal Nord Africa e gran parte dei tremila gladiatori assoldati per lo spettacolo.
Era solo l'inizio di un'era durante il quale il Colosseo fu teatro di ogni sorta di combattimenti, naumachie e venationes, cioè cacce di bestie feroci (solo nel 249, anno millesimo della fondazione di Roma, durante i sontuosi festeggiamenti, furono uccisi 32 elefanti, 10 tigri, 60 leoni e addirittura 6 ippopotami e 10 alci), fino all'anno 404 per volontà di Onorio, che vi pose fine dopo il celebre episodio del monaco Telemaco, che si era introdotto inerme nell'arena proprio per impedire quei sadici giochi ed era stato letteralmente linciato dalla folla.
Tratto da "Roma segreta e misteriosa" di Fabrizio Falconi

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