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venerdì 10 marzo 2017

L'epoca vittoriana


Quella vittoriana (1837 - 1901) fu l'epoca della rimozione: uno spasmodico tentativo di mantenere artificialmente in vita, mediante un certo moralismo, alcuni ideali animici, nel quadro della dignità borghese.
Questi "ideali" erano le ultime propaggini di quelle concezioni religiose generali del Medioevo che l'illuminismo francese e la successiva Rivoluzione avevano profondamente scosso.
A poco a poco, anche sul piano politico, le vecchie verità si svuotavano di significato e minacciavano di crollare.
Tutto il secolo di sforzò quindi in modo convulso di mantenere ancora in vita il vacillante Medioevo cristiano. Furono represse le rivoluzioni politiche, la pubblica opinione borghese rese impossibili i tentativi di una liberazione morale e la filosofia critica dell'ultimo Settecento sboccó, a tutta prima, in un rinnovato tentativo sistematico di settare il mondo entro una rete di concetti, secondo il modello medievale.
Tuttavia nel corso del secolo diciannovesimo l'illuminismo venne a poco a poco nuovamente affermandosi sotto forma del materialismo e del razionalismo scientifico.
L'epoca vittoriana si servì dei valori culturali per mascherare una concezione borghese della realtà; fra tali mezzi la religione, una religione a base di rimozione, aveva una funzione essenziale.
Lo stesso vale per l'immagine dell'uomo: le sue qualità coscienti - vittorianamente: la sua maschera personale beh falsificata in senso idealistico - riposano su un corrispondente oscuro sottosuolo e cioè sulla sessualità infantile rimossa: tutti i talenti e tutte le realizzazioni positive poggiano su un elemento negativo infantile, corrispondente al detto materialistico: "l'uomo è quel che mangia".
Tale concezione dell'uomo - considerata storicamente - costituisce una reazione erostatica alla tendenza dell'epoca vittoriana di vedere e far vedere tutto color di rosa: era infatti il tempo del "servilismo" spirituale....
L'etica dell'età vittoriana altro non fu che una morale convenzionale, creazione di un aspro mondo di precettori.
Con le sue illusioni, la sua ipocrisia, la mezza cultura, i suoi falsi ed esagerati sentimentalismi, la sua morale superficiale, la sua religiosità artificiosa e insulsa il suo lacrimevole gusto.
(Quest'epoca) spezza i falsi idoli come un profeta del Vecchio Testamento e mette spietatamente a nudo quel che vi è di marcio nell'anima contemporanea.
L'anima umana non è però soltanto un prodotto dello spirito del nostro tempo ma cosa di assai maggiore consistenza e stabilità.
Il "secolo diciannovesimo" è un fenomeno puramente locale e contingente, che ha deposto solo un lieve strato di polvere sulla vecchia anima dell'umanità.
Tratto da "Realtà dell'anima" di C.G. Jung

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