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mercoledì 9 dicembre 2015

Il processo al cadavere del papa Formoso


Leggende e storie si intrecciano tra le mura e le colonne della basilica Lateranense.
Una storia "gotica" particolarmente tragica si tramanda ancora nella memoria popolare.
Si tratta del processo sacrilego contro il cadavere del papa Formoso.
Nell' 897 papa Stefano VI volle far giudicare da un sinodo il suo predecessore papa Formoso che, secondo i suoi nemici, era salito al soglio di Pietro in virtù delle trame della fazione tedesca.
I cardinali, i vescovi, e molti altri dignitari ecclesiastici si riunirono.
Il cadavere del pontefice strappato al sepolcro in cui riposava già da diversi mesi fu abbigliato con i parametri papali e messo a sedere su un trono nea sala del Concilio.
L'avvocato di papa Stefano si alzò in piedi e rivolgendosi a quella mummia orrenda al cui fianco se ne stava tutto tremante un diacono che fungeva da difensore, le notificò i capi di accusa.
Poi il papa vivente chiese al morto con furia dissennata: "come hai potuto con la tua folle ambizione usurpare il seggio apostolico, tu che eri già vescovo di Porto?".
Pare che l'avvocato de defunto papa farfugliasse qualcosa in sua difesa. Il cadavere fu comunque riconosciuto colpevole e condannato.
Gli furono strappati di dosso i paramenti e gli furono tagliate le tre dita con cui si impartiscono le benedizioni.
Con grida selvagge il cadavere fu trascinato per le strade di Roma e gettato nel Tevere.
Volle il caso che poco dopo, per un terremoto, crollasse parte dell'antica basilica Lateranense e non pochi videro in questo fatto la mano della Provvidenza.
Stefano VI fu imprigionato dalla fazione a lui avversa e strangolato in Castel Sant'Angelo.
Quanto al cadavere processato, leggenda vuole, che esso fu ripescato intatto alcuni mesi più tardi.
Quando fu riportato nel suo sepolcro le statue degli altri pontefici chinarono riverenti la testa.
Tratto da "Storie e luoghi segreti di Roma" di Cecilia Gatto Trocchi

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