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venerdì 23 settembre 2016

La Priora e il suo mistero


Le stanze della Priora
I visitatori della Priora, anche i più superficiali, rimangono sorpresi dal mistero che vi aleggia... (già) negli stessi nomi dati dal poeta ai vari ambienti: Stanza del mascheraio, anticamera nella quale intrattenne pure Mussolini, leggendogli gli incastici versi incorniciati sopra lo specchio che terminano così:
"Aggiusta le tue maschere al tuo viso
Ma pensa che sei vetro contro acciaio";
Stanza di musica o della Camerata di Gasparo, dal nome del celebre liutaio di Salò del Cinquecento, ritenuto inventore del violino;
Zambracca, vocabolo arcaico per  cameriera o donna da camera, prima stanza della zona notte della casa, guardaroba e studio privato, dove D'Annunzio reclinó per sempre il capo sul tavolo di lavoro;
Stanza della Leda, camera da letto così chiamata dalla statua della Leda con cigno entro il caminetto;
Stanza del lebbroso, tra le più ricche di significati esoterici, nominata dal poeta Cella delle pure immagini e dei puri sogni;
Stanza delle reliquie, già Cenacolo (sala da pranzo) e Stanza del Contrappunto (di musica), vera e propria cappella dai significati esoterici in cui espresse il suo credo religioso sincretico;
Oratorio dalmata, principale sala d'attesa d'ispirazione francescana;
Scrittoio del monaco, saletta per il disbrigo della corrispondenza, rivestita con librerie provenienti dalla Capponcina: non volendo o non potendo rispondere a tutti coloro che gli scrivevano, si fingeva monco e fece allusivamente collocare sulla porta la scultura lignea di mano tagliata con la scritta "Recisa quescit";
Officina, grande e luminoso studio per accedere al quale bisogna chinare il capo, omaggio all'arte che qui nasceva;
Stanza della Cheli, sala da pranzo che prese il nome dall'enorme tartaruga bronzea - in greco Khélys - al centro della tavola, ultimo ambiente della Priora terminato da Maroni nel 1929.
A proposito della sala da pranzo D'Annunzio scrisse all'architetto: "La Cheli è inventata e costruita da te; ed è la sola stanza del Vittoriale, che non sia triste"
Tratto da " D'Annunzio e l'occulto" di Attilio Mazza

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