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mercoledì 28 settembre 2016

La spiritualità di D'Annunzio


In tutta l'opera dannunziana ci sono costanti riferimenti alla cultura cristiana, soprattutto nel versante della religiosità popolare.
"Non soltanto nell'arte, nei riti che inventò, nelle sue case di tutti i tempi, così cariche di simulacri, di reliquie, di simboli, di icone, i santi cristiani da lui invocati e salmodiati ebbero sempre la faccia bianca impassibile come in quella chiesa nella sua infanzia" scrisse il Pancrazi.
Il suo misticismo fu morboso, spesse volte empio nell'approvazione letteraria di riti, episodi, figure evangeliche, santi, vergini, martiri.
L'indagine dannunziana della superstizione plebea sembra indirizzata, fra slanci mistici e fremiti sensuali, agli aspetti trasgressivi, violenti e atroci.
L'oscillazione fra scetticismo e ricerca della verità...
"Ho un'anima nativamente religiosa -scrisse- carica del retaggio di fede tramandato dalla mia gente che.... va peregrinando ai suoi santuari......
Ma i santuari sono mete, sono limiti, sono termini che chiudono i interrompono il cammino, sono segni che arrestano...
Ma il nostro dio è sempre davanti a noi come l'orizzonte o come la colonna invisibile di fiamma.
Quando l'anima è nello stato di grazia può inginocchiarsi alla ventura, nell'erba o sul sasso, nell'oratorio o nella palestra, nel trivio o nel deserto".
...Nell'ultimo tempo di vita crebbe l'inclinazione al misticismo visionario e il poeta sembrò toccato dal soprannaturale in una concezione sincretica delle religioni:
"V'è un misticismo nel Paganesimo. Il misticismo collega il Gentile e il Cristiano.
Il misticismo aiuta a trovare e a sentire l'unità di tutte le religioni - il Dio unico -"
D'Annunzio dichiara la sua fede in Dio e nell'immortalità dell'anima: "La morte non è se non un punto: la preghiera l'affretta: la vera vita è al di là".
L'interesse per il mistero spinse D'Annunzio a studiare altre religioni anche dell'antichità: "La dottrina egizia riconosce il sole come cuor del mondo se la sua luce è bellezza, il suo calore è la bontà, bontà e bellezza sono una cosa unica, una medesima cosa nel sole.
Nefert è il vocabolo che esprime questa essenza del mondo,  questa musica duplice".
"La fede degli Egizi è simile alla mia nella virtù magica delle immagini".
A intrigarlo maggiormente furono tuttavia le religioni orientali.
Già a 21 anni dimostrò conoscenza della cultura buddista nell'articolo del suo debutto giornalistico... in cui scrisse che la "rassomiglianza dei riti buddistici con i riti della Chiesa romana è causa di alcune singolarità figurative che alla prima vista generano stupore.
Borghese scrisse che il poeta era come se sentisse "palpitare una vita universale entro tutte le cose, anche nelle cose che all'occhio comune appariscono insensibili, morte".
Borghese individuava nella filosofia indiana la matrice del credo dannunziano, assimilandolo alla schiera di poeti e scrittori che individuano "nelle cose stesse viventi della terra la loro divinità, la loro causa, il loro fine.
Come gl'Indiani delle Upanishad  vedeano nelle selve, nei fiumi, nel mare, il grande Brahma, l'unità indefinibile di tutte le cose, vedono essi ogni apparenza della natura. ....il palpito di questa terribile divinità universale che è il senso della Terra.... il Pan di Gabriele D'Annunzio è collegato col Brahman o Atman degli indiani"
Materialista o spiritualista? Gabriele D'Annunzio fu profondamente religioso o superficiale panteista che identificó Dio col mondo? Una frase del Libro segreto : "Aspiro al dio unico, cerco il dio soprano e sento come 'quel che è  in me divino' tenda a ricongiungersi col dio inaccessibile, si sforzi di possederlo".
Uno dei sui motti: "Non est mortale quod opto", non sono le cose mortali quelle che voglio.
D'Annunzio non fu solo colpito dal concetto indù dell'unità di tutte le cose ma da altri aspetti dell'induismo che permeavano la sua stessa opera letteraria.
"Il pensiero degli Indi è magico, la lor preghiera è magica, taluna lor parola è magica. 'Se questa parla fosse detta ad un bastone. ... si coprirebbe esso di fiori e di foglie, si radicherebbe nuovamente in terra'. Non miracolo ma cosa comune,  efficacia cotidiana del verbo".
Il sincretismo dannunziano tende all'assoluto, all'unità prima; le sue parole smentiscono il D'Annunzio nichilista.
....sempre in bilico tra vibrazioni e folgorazioni squisitamente mistiche e concezione pagana della vita, tra appropriazione e trasfigurazione del credo religioso e superstizione...
"...Io mi dicevo 'Mistico senza Dio'; ma col passare degli anni mi sono riconosciuto sempre più inclinato a un misticismo visionario e più segretamente trepido al soffio del Soprannaturale...."
Tratto da " D'Annunzio e l'occulto" di Attilio Mazza

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