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venerdì 17 marzo 2017

L'abisso infernale a Campo Marzio


La bellissima Chiesa di San Giovanni dei Fiorentini apre la sua facciata su una piccola piazza triangolare, risultato di moderne urbanizzazioni, proprio all'imbocco del rettifilo della via Giulia chiamare piazza dell'Oro.
Esattamente in questo luogo esisteva anticamente un abisso spaventoso dal quale emanavano fetidi odore di zolfo.
Conosciuto sin dai tempi fondativi della città di Roma, l'abisso era creduto abitato da demoni ed esseri infernali, era considerato una vera e propria porta d'ingresso o di comunicazione con l'Ade.
Per questo ricevette il nome di Tarentum che secondo gli studi più recenti deriverebbe dal nome di una divinità dal corpo d'orso e dalla testa di cervo o di renna che si dice apparisse nelle notti del plenilunio.
A questa divinità, derivante a sua volta da quella di Baal Hammon e da Moloch, si offrivano riti orgiastici e sacrifici umani.
Questa usanza si interruppe nei primi anni del 500 a.C. quando un decreto ne vietò lo svolgimento.
La tradizione di ripresa proprio sotto Augusto nel 17 d.C. nel quadro del ludi saeculares volle far rientrare anche il Tarentum con i riti dionisiaci e sacrifici che venivano officiati da sacerdoti completamente vestiti di abiti neri.
Questo rito si svolgeva all'aperto, in attesa del transito favorevole della luna, al canto del Carmen Saeculare composto dal divino Orazio.
Il canto era affidato a un coro di 54 adolescenti, 27 maschi e 27 femmine, che lanciavano l'invocazione alle divinità intere per ottenere la loro protezione su Roma...
Tratto da "Roma segreta e misteriosa" di Fabrizio Falconi

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