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venerdì 25 agosto 2017

Le lingue remote e i possibili errori di traduzione


La maggior parte dei testi furono scritti -se pur furono mai scritti all'origine - in lingue remote e semicancellate dal tempo, provenienti da un passato lontano.
Il compito di tradurli è stato assunto da una corporazione di filologi devoti è altamente specializzati che di queste lingue han dovuto ricostruire grammatiche e dizionari.
...è necessario però prendere in considerazione alcuni livelli di errore:
1) errori personali o sistematici sorti da preconcetti dei traduttori e da ben radicati pregiudizi (psicologici e filosofici) caratteristici del loro tempo;
2) la struttura stessa della nostra lingua, l'architettura del nostro sistema verbale, cosa di cui pochissimi sono consapevoli.
Un'altra importante fonte di errori ....Il linguaggio è cosa da prendersi sul serio; l'imprecisione nel linguaggio rivela una mancanza di precisione nel pensiero.
Abbiamo imparato a prendere sul serio il linguaggio di Archimede solo perché è immediatamente traducibile in forme di pensiero moderne.
Questo atteggiamento andrebbe esteso anche a forme di pensiero dall'aspetto completamente diverso dal nostro.
Prendiamo ad esempio, la lingua dei geroglifici egizi e quella grande impresa che ci concretizza nell'imponente dizionario di Erman e Grapow: per la nostra semplice parola "cielo" esso dà 37 termini diversi le cui sfumature sono lasciate al traduttore che se ne serve secondo i suoi lumi.
Il determinativo per "cuore" appare invece spesso come il piccolo peso all'estremità del filo a piombo presente in certi tipi di orologi solari o anche in un noto strumento di rivelazione topografica o astronomica... che incontriamo di preferenza nei testi sulla "tensione della corda" grazie alla quale veniva determinata l'orientazione dei templi.
Stando ai testi si occupavano della tensione della corda il faraone e la dea Sešat (ma anche altri dèi si davano da fare, primo fra tutti Thor/Mercurio), nella realtà lo facevano gli άρπεδονάπται, per l'appunto i "tenditori della corda".
"Cuore" aveva dunque a che fare con il peso che stava all'estremità della corda da misura.
Inoltre la parola cuore serviva a esprimere in generale i concetti di "punto centrale", "centro".
A proposito del peso del filo a piombo non sarà fuori luogo aggiungere che per Canopo gli Arabi al nome di Qalb 'at-tayman (cuore del sud), hanno conservato anche quello di Suhayl 'al-wazn, reso, nelle tavole di Alfonso di Castiglia, con "Canopus ponderosus" il pesante Canopo che avrebbe potuto appartenere a un sistema arcaico in cui Canopo era il peso all'estremità del filo a piombo.
Tratto da "Il mulino di Amleto" di de Santillana e von Dechend

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