Follow by Email

lunedì 18 dicembre 2017

I monumenti megalitici: menhir, dolmen e cromlech

I monumenti megalitici sono conosciuti nella letteratura archeologica con i rispettivi termini usati nel dialetto bretone.
Sia manhir che dolmen contengono la stessa parola men, "pietra", mentre in cromlech è usata un'altra parola con lo stesso significato, lec'h:
Menhir: men "pietra" e hir "lunga"
Dolmen: dol "tavole" e men "pietra"
Cromlech: crom "curva" e lec'h "pietra"
I menhir sono grandi blocchi di pietra antenati, meno raffinati, degli obelischi egizi ed etiopi.
Il loro culto sopravvisse fino alla fine del paganesimo nell'era greco-romana, mente in Bretagna e Irlanda continuo molto più a lungo.
Erano considerati dimore delle fate e venivano offerti oli e fiori.

Il dolmen è formato da due menhir sormontati da un'altra pietra che costituisce una sorta di architrave orizzontale.
Si tratta di un monumento "trilitico" che sembra possibile interpretare come una versione primordiale dell'altare.
Più dolmen accostati tra loro formano una specie di galleria, spesso chiamata "cammino delle fate" che probabilmente svolgeva la funzione di un luogo di iniziazione.
L'area di diffusione è quasi universale oltre che in Bretagna se ne trovano partendo dal Caucaso fino all'Africa del Nord, dalla Spagna fino alla Danimarca, essi sono conosciuti anche in Persia, in Giappone e in Madagascar.
I più antichi risalirebbero all'età del Rame e soprattutto a quella del Bronzo (dal 3000 al 1500 a.C.).
Una popolazione dell'Assam, in India, ritiene che nei dolmen risieda la Grande Madre del Clan e li chiama "pietra-femmina".
Mentre il ruolo della "pietra-maschio" è attribuito al menhir.
Il dolmen era chiamato anche il Fanum Mercurii perché ritenuto un monumento sacro al dio Mercurio e luogo della sua manifestazione.
In Giudea il dolmen era chiamato "pietra del sangue"... l'architrave era destinata a ospitare anche sacrifici animali.

I cerchi di pietra sono i cosiddetti cromlech e la più famosa è Stonehenge nella piana di Salisbury in Gran Bretagna.
Tratto da "I segreti delle cattedrali" di Antonella Roversi Monaco

Nessun commento:

Posta un commento