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venerdì 8 dicembre 2017

Il peyote


Complessi rapporti etico-religiosi si innescano per mezzo di chiavi bio-chimiche: funghi, erbe, foglie, radici e simili, che spalancano le porte della percezione, permettendo di contattare e di controllare entità sovrannaturali.
L'elaborazione di simboli, di miti cosmogonici e di pratiche religiose assicuravano l'incontro con le potenze misteriche, con i grandi archetipi spirituali, universali e cosmici.
Oggi ci è noto l'uso del peyote, il fungo sacro, anche attraverso i libri del ciclo castanediano legato alla cultura Yaqui.
Troviamo quanti diceva Henry Crow Dog, danzatore del Sole, oggi scomparso, uomo guida della Native American Church nella riserva di Rosebaud.
"Il peyote ci è stato dato dal Grande Spirito per difenderci dalla religione dei bianchi [...] e come sacra medicina serve a creare un legame tra tutti noi (le tribù d'America), e una comunicazione diretta con il Grande Spirito come nella danza del Sole.
Quando durante il rito mangiamo il peyote, lo Spirito Sacro che sta dentro di esso entra in noi e rende più forti e più uniti i nostri popoli permettendoci di sopravvivere".
Il peyote è il grande unificatore delle popolazioni del continente americano, dei loro bisogni materiali e spirituali.
Esso è sinonimo di libertà e indipendenza e, metaforicamente, incarna la medicina universale.
La parola usata per designare il peyote equivale a quella utilizzata per indicare il termine medicina, in numerose nazioni indiane: azee tra i Navajo, biisung tra i Delaware, puakit tra i Comanche, makan tra gli Omaha, walena tra i Taos, o-jay-beebkee tra gli Shawnee, naw-tai-no-nee tra i Kikapoo.
Inoltre, la parte superiore del peyote è in stretta analogia con le ruote di medicina per via della sua forma circolare e tondeggiante.
Tratto da "Enigmi, misteri e leggende di ogni tempo" di Stefano Mayorca

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