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lunedì 16 aprile 2018

Il Buddhismo


Fondatore di una delle più elevate religioni orientali nacque verso il 560 a.C. dalla famiglia principesca dei Sakya, appartenente alla stirpe dei Gotama.
Alla nascita gli fu imposto il nome di Siddharta e fu avviato a una vita di agi e di piaceri destinato dal padre al futuro potere politico.
Ciò non gli impedì di provare una progressiva insoddisfazione per una vita puramente materiale.
Narra la leggenda, che alla base del suo fermento spirituale fossero le quattro celebri visioni apparsegli durante le sue passeggiate meditative: un vecchio oppresso dagli anni, un ammalato coperto di piaghe, un cadavere in decomposizione e un monaco mendicante.
La conseguente crisi spirituale trasformò il ricco principe Siddharta nel Buddha, ossia "lo svegliato" o "l'illuminato". Abbandonati la famiglia e gli agi e gli si dette alla povertà, alla meditazione e alla predicazione respingendo sia il brahmanesimo di cui soprattutto ripudiò la poco umana divisione in caste della società, sia l'eccessiva astrazione in un troppo vuoto ascetismo.
Mentre percorreva l'India, dette corpo a una nuova dottrina religiosa impostata come il Jainismo sulla liberazione dal dolore da raggiungersi attraverso il rifiuto dei godimenti puramente materiali. Secondo il Buddhismo, la natura animale e vegetale, tutti gli dei e gli uomini sono accumunati in una specie di essere universale e non sono soggetti a continue reincarnazioni.
La meta ultima di questa religione è ancora una volta il Nirvana, uno stato di perfetta pace sempre poggiato sull'annientamento del desiderio di vivere, ma fondato su di uno spirito di carità e di amore verso il prossimo di indubbio valore etico.
Quando Buddha morì pressoché ottantenne verso il 480 a.C., la sua nuova religione aveva già preso stabilmente piede nel paese e ancor più doveva diffondersi dopo la sua morte divenendo poi religione ufficiale dello stato sotto il regno di Asoka nel III secolo a. C.
Alcuni secoli più tardi la religione Buddista subì in India una progressiva decadenza, sostituita da una rinascita del Brahmanesimo, ma non si spense, affermandosi invece in regioni limitrofe quali la Birmania, il Siam, la Cina e il Tibet; in molte delle quali domina anche ai nostri giorni.
Dal punto di vista medico e sociale il Buddhismo ebbe, con le sue dottrine umanitarie, un'importanza di primo piano favorendo la costruzione di ospedali e l'assistenza ai poveri e ammalati.
Dal tronco principale del Buddhismo ortodosso nacquero numerosi sciami, tra cui ricorderemo solo le due grandi correnti Mahyana o grande veicolo e Hinayana o piccolo veicolo, che nel II sec. d.C. frammentarono la dottrina originale del Buddha.
La fondazione degli ospedali è stata attribuita al famoso re buddhista Asoka, vissuto nel III sec. a. C. che emanò alcuni editti aventi lo scopo di assicurare le cure mediche agli uomini e agli animali.
Essa fu però probabilmente anteriore in quanto, come riporta il Major, opere ospedaliere pare fossero istituite a Ceylon già nel V sec a. C. e anche nel II sec. a. C. a opera del re Duttha Gamani.
La religione Buddhista si diffuse dall'India alla Cina prendendovi largamente piede al tempo della dominazione mongolica.
In Cina il Buddhismo fu diffusamente accettato, ma non sempre come religione esclusiva, fondendosi parzialmente con il Confucianesimo, con il Taoismo e persino con i politeismi primitivi.
Tratto da "Medicina e magia dell'antico Oriente" di F. Fiorenzuola F. Parenti

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