La tirannia dei neri trionfa come i loro bassi istinti e un ciclone di passioni cattive disperde in polvere il vedico altare spegnendo il sacro fuoco degli avi.
I purohiti, sacerdoti preposti al sacrificio del fuoco presso i re e i capi, erano già divenuti consiglieri e ministri con ricchezze grandi e straordinario predominio, ma non avrebbero potuto fare alla casta loro l'autorità sovrana, la posizione incontrastabile, dominante la stessa potenza regale, senza l'aiuto degli anacoreti, classe sociale personificante lo spirito dell'India in ciò che essa ha di più profondo.
Questi asceti abitavano da tempo immemorabile le profondità delle foreste, le rive dei fiumi e i dintorni dei sacri laghi sulle montagne, talvolta soli, tra l'altra raccolti in fraterie, ma sempre uniti in uno spirito stesso.
Son essi i re spirituali, i veri signori dell' India, gli eredi degli antichi savi, i soli possessori della segreta interpretazione dei Veda.
In essi viveva il genio dell'ascetismo, della scienza occulta, dei poteri trascendentali.
Per ottenere tale scienza e tali poteri sfidano la fame, il freddo, il sole ardente, la giungla orrida, tutto.. per vivere di preghiera e di meditazione nell'indifeso tugurio di legno.
Felice chi è benedetto da loro.
I re tremano innanzi ad essi e, strana cosa, le loro minacce fanno paura anche agli dèi.
S'intravede la potenza vera e superiore dei bianchi anacoreti, i quali, dal fondo delle loro foreste, valendosi di una profonda divinazione e di una fortissima volontà, governano la tempestosa anima dell' India.
Dal seno delle confraternite degli anacoreti doveva uscire la rivoluzione sacerdotale, che fece dell' India la più formidabile fra le teocrazie.
La vittoria del potere spirituale sul potere temporale, donde nacque la potenza del bramanesimo, fu opera di un riformatore di prim'ordine.
Quest'uomo divino, riconciliandoci il genio della razza bianca con quello della razza nera, i culti solari con quelli lunari, dié termine alla lotta e creò la religione nazionale dell' India, portando nel mondo un'idea nuova di valore immenso, pari alla dottrina e al potere genio del suo creatore; l'idea del Verbo divino, della divinità incarnata e manifestata nell'uomo.
Egli fu Krishna, il primo messia, il primogenito dei figli di Dio.
Era il principio dell'età dei Kali-Yuga, verso l'anno 3000 a.C. e la sete dell'oro e del potere invase il mondo.
L'ardente soffio di Kali, la dea del Desiderio e della Morte, uscendo dagli abissi della terra come un alito infuocato, passava allora su tutti i cuori.
Tratto da "I grandi iniziati. Volume primo" di Edoardo Schuré
I purohiti, sacerdoti preposti al sacrificio del fuoco presso i re e i capi, erano già divenuti consiglieri e ministri con ricchezze grandi e straordinario predominio, ma non avrebbero potuto fare alla casta loro l'autorità sovrana, la posizione incontrastabile, dominante la stessa potenza regale, senza l'aiuto degli anacoreti, classe sociale personificante lo spirito dell'India in ciò che essa ha di più profondo.
Questi asceti abitavano da tempo immemorabile le profondità delle foreste, le rive dei fiumi e i dintorni dei sacri laghi sulle montagne, talvolta soli, tra l'altra raccolti in fraterie, ma sempre uniti in uno spirito stesso.
Son essi i re spirituali, i veri signori dell' India, gli eredi degli antichi savi, i soli possessori della segreta interpretazione dei Veda.
In essi viveva il genio dell'ascetismo, della scienza occulta, dei poteri trascendentali.
Per ottenere tale scienza e tali poteri sfidano la fame, il freddo, il sole ardente, la giungla orrida, tutto.. per vivere di preghiera e di meditazione nell'indifeso tugurio di legno.
Felice chi è benedetto da loro.
I re tremano innanzi ad essi e, strana cosa, le loro minacce fanno paura anche agli dèi.
S'intravede la potenza vera e superiore dei bianchi anacoreti, i quali, dal fondo delle loro foreste, valendosi di una profonda divinazione e di una fortissima volontà, governano la tempestosa anima dell' India.
Dal seno delle confraternite degli anacoreti doveva uscire la rivoluzione sacerdotale, che fece dell' India la più formidabile fra le teocrazie.
La vittoria del potere spirituale sul potere temporale, donde nacque la potenza del bramanesimo, fu opera di un riformatore di prim'ordine.
Quest'uomo divino, riconciliandoci il genio della razza bianca con quello della razza nera, i culti solari con quelli lunari, dié termine alla lotta e creò la religione nazionale dell' India, portando nel mondo un'idea nuova di valore immenso, pari alla dottrina e al potere genio del suo creatore; l'idea del Verbo divino, della divinità incarnata e manifestata nell'uomo.
Egli fu Krishna, il primo messia, il primogenito dei figli di Dio.
Era il principio dell'età dei Kali-Yuga, verso l'anno 3000 a.C. e la sete dell'oro e del potere invase il mondo.
L'ardente soffio di Kali, la dea del Desiderio e della Morte, uscendo dagli abissi della terra come un alito infuocato, passava allora su tutti i cuori.
Tratto da "I grandi iniziati. Volume primo" di Edoardo Schuré

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