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martedì 15 settembre 2015

Mater Ecclesia e le otto sculture del baldacchino di San Pietro


Una serie di piccole sculture nel baldacchino del Bernini all'interno della basilica di S.Pietro ci riporta nel cuore di una leggenda medioevale e forse ne spiega la genesi e la diffusione.
Maffeo Barberini salito al pontificato col nome di Urbano VIII incaricò Gian Lorenzo Bernini di prospettare e realizzare il baldacchino sopra l'altare degli Apostoli Pietro e Paolo.
Il baldacchino fu iniziato nel 1625 e per reperire tutto il bronzo necessario furono asportate le travi bronzee del portico del Pantheon, definito dal papa in quell'occasione "decora inutilia" inutili decorazioni.
Il baldacchino fu eretto maestosamente: le sue colonne tortili con decorazione di viti, si ispiravano al Tempio di Salomone di cui la basilica Vaticana era sentita come continuazione e l'erede.
Ma la storia si riferisce agli otto stemmi di marmo bianco di Carrara inseriti in altrettante specchiature di alabastro affisse a due a due nelle facciate esterne dei quattro basamenti che sostengono le colonne di bronzo.
In alto è scolpita la tiara pontificia sulle chiavi incrociate: sotto si affaccia una piccola testa; nello scudo è scolpito il simbolo Barberini delle tre api e sotto lo scudo un mascherone.
Le otto testine scolpite sotto le chiavi sette sono di donna mentre l'ultima rappresenta un bambino.
La prima testina ha un'espressione assorta e felice che evoca simbolicamente il concepimento sia per il sembiante sereno quasi beato che per la minuscola testa di cherubino scolpita nella tiara che sta a simboleggiare la discesa dell'anima nel bimbo concepito.
Le altre sei teste femminili esprimono in progressione delle contrazioni dolorose che all'occhio esperto si manifestano come quelle del parto: infatti già il secondo volto mostra un forte spasimo che diventa un urlo tragico nel terzo volto, cosa che allude alla fase espulsiva del parto.
Ancora contratto ma un po' meno è il volto della quarta testina svolpita; sfinito quasi privo di espressione è il quinto, denso di stanchezza e di dolore è il sesto.
Il settimo volto presenta un'espressione disfatta: i capelli sono appiccicati sulla fronte, le labbra riarse per il grande travaglio ormai finito: infatti sullo stemma seguente c'è un rubicondo viso di bambino.
Gli stemmi con le api sono via via sempre più rigonfi ad indicare il ventre della gestazione e infine gli otto mascheroni sotto agli stemmi indicano con discreto verismo gli organi genitali femminili.
Narra la legenda che il papa volle egli stesso tali sculture evocative per impetrare la salvezza di una nipote in pericolo di vita per una gravidanza. Ma la simbologia di queste sculture trascende il fatto storico specifico e ci trasporta nel cuore di una leggenda che si diffuse e si radicò nell'immaginazione popolare.
Il coltissimo Urbano VIII ordinando le sculture del ciclo che abbiamo esaminato proprio nel baldacchino sorto nel cuore della Basilica (quindi nel cuore della Cristianità) voleva riprendere e elevare l'arcaico e misterioso concetto medievale della Mater Ecclesia.
Lo stesso concetto che sta alla base della cerimonia lateranense con le sedie da parto utilizzate nel momento dell'elezione del nuovo successore di Pietro.
(Da cui deriva la leggenda della Papessa Giovanna)
Tratto da "Storie e luoghi segreti di Roma" di Cecilia Gatto Trocchi

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