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giovedì 11 febbraio 2016

I "Sacerdoti serpenti"

In età  preistorica le isole di Malta e di Gozo furono sede di importanti luoghi di culto dediti alla venerazione della Dea madre (la divinità femminile, anche detta femminino sacro, è da sempre considerata simbolo dell'elemento passivo, ovvero della materia e quindi del mondo visibile).
Tali siti divennero così centri taumaturgici dove praticare incontri rituali con sacerdoti a cui la popolazione attribuiva capacità curative.
Anticamente l'acqua del pozzo sacro era considerato il simbolo della Dea madre, della fecondità e del principio femminile, per tanto la caverna del sito era utilizzata dalla casta sacerdotale come metafora del grembo materno e dell'acqua rigenerativa contenuto nel sacco amniotico.
Ritroviamo il concetto di pozzo sacro anche all'interno delle cattedrali gotiche, legate alla cultura esoterica che richiama alla tradizione e alla stirpe antidiluviana.
Anticamente gli esclusivi depositari del sapere erano i membri delle caste sacerdotali, considerati per tale ragione, un "ponte" con il divino, quando non vere e proprie divinità a cui riconoscere i massimi poteri.
Pertanto, il culto dei sovrani divini tramandato fino ai faraoni egizi può  essere debitamente fatto risalire proprio all'arcaica tradizione dei re-sacerdoti di ancestrale memoria.
Il simbolo del serpente, inoltre compare associato alla conoscenza e alle caste sacerdotali sin dalla notte dei tempi.
Il motivo di una simile associazione però è  tuttora un mistero,  al quale forse si può tentare di fornire una spiegazione proprio grazie al sorprendente ritrovamento dei crani dolicocefali naturali.
Nel sito archeologico maltese di Hal Saflieni sono stati ritrovati dei crani dalle caratteristiche molto interessanti appartenuti a un ceppo razziale diverso da quello fin ora studiati. Alcuni dei reperti presentano caratteristiche dolicocefale naturali davvero sconcertanti e il loro contestuale ritrovamento in uno dei più antichi luoghi di culto megalitici lascia presupporre che siano appartenuti alla stirpe sacerdotale identificata dai popoli egizi e mesopotamici con l'appellativo di sacerdoti-serpente.
Tali anomali reperti sembrano voler testimoniare la presenza di malformazioni genetiche nel clan dei re sacerdoti idonee ad avergli fatto attribuire il loro appellativo.
A un cranio dolicocefalo molto sviluppato doveva corrispondere lo stiramento dei lineamenti e dei muscoli facciali, determinando sembianze serpentine.
L'uso del bendaggio cranico rituale in età infantile venbe utilizzato in epoca remota sia dagli Incas che dagli Egizi  come tecnica per ottenere crani dolicocefali simili a quelli di origine naturale che oggi sappiamo essere esistiti veramente.
L'arcaica tecnica della manipolazione della forma della testa deve quindi essere stata concepita come strumento per somigliare fisicamente ai membri della casta dominante.
Tratto "Scoperte archeologiche non autorizzate" di Marco Pizzuti
Vedi anche:
Acqua

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