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lunedì 21 marzo 2016

Le sette gnostiche perseguitate da Costantino

Quando Costantino rese il cristianesimo la religione ufficiale dell'Impero, i culti sovversivi dovettero essere eliminati.
Nonostante questo l'imperatore chiamò la sua nuova basilica Santa Sofia, non dedicandola  a nessun santo,  ma alla dea della Saggezza.
Le sette più radicali furono perseguitate: gli ofiti che veneravano  il Serpente della Saggezza, gli adamiti che celebravano nudi i loro rituali e i cainiti che si disfarono di tutte le autorità civili per venerare la figura di Caino che mise in atto il volere divino uccidendo il fratello Abele, e la figura di Giuda che fu costretto a denunciare Gesù.
Sant'Ireneo scrisse degli insegnamenti contenuti nel Vangelo gnostico di Giuda: "lui solo e nessun altro era a conoscenza della verità,  per cui compì il mistero del tradimento.
Attraverso di lui tutte le cose, sia terrene che celesti, si dissolverono.
Per i filosofi della Cabala, la Sofia era la Shekhinah, il principio della divinità madre unitasi a Dio, eterna e indivisibile.
Come Ireneo raccontò degli gnostici, i cabalisti affermarono che la Sofia parlò di Gesù che discende dall'"incorruttibile luce dei cieli".
La Sofia rappresenta anche il serpente del giardino dell'Eden, che attraverso la mela offre la saggezza ad Adamo ed Eva, e li conduce alla loro espulsione dal paradiso verso una terra abitata da Satana.
Tali dottrine che professavano la rivelazione di una conoscenza segreta al singolo individuo e una continua rivoluzione, furono le forze motrici delle eresie che per duemila anni si svilupparono all'interno del cristianesimo.
Tutti gli stati e le chiese dovettero emarginare questi culti ribelli.
Dal momento in cui la Bibbia venne canonizzata nell'Antico e Nuovo Testamento, concedendo solo allo sconvolgente testo messianico dell'Apocalisse di Giovanni di farne parte, divenne lecito perseguitare con il fuoco e con la spada tutte le deviazioni da quel canone sacro.
Tratto da "Rosslyn la cappella del Graal" di Andrew Sinclair

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