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lunedì 14 marzo 2016

Nemi l'Opera al Nero


In fondo nella valle del cratere del Lago di Nemi, i resti del tempio di Diana, la cui origine sarebbe preesistente alla fondazione di Roma, 753 a.C.; in intorno le rimanenze del bosco nemorense: bosco sacro.
Probabilmente le acque del lago arrivavano fin nei pressi del tempio, poiché l'edificio, è narrato, vi si rifletteva, tanto bene che le acque del lago vennero chiamate: Speculum Dianae, Specchio di Diana.
Diana la Dea del bosco: cacciatrice, per quanto concerneva l'aspetto terrestre; fecondatrice, generatrice, per quanto riguardava l'aspetto acqueo: le acque del lago di origine vulcanica; il vulcano: il fuoco sotterraneo.
Vulcano, il Dio del fuoco, maschile, uniti in matrimonio all'aspetto acqueo, femminile: Diana.
Il tempio dedicato alla dea era di struttura quadrata, e sembra che in esso vi fosse un sacellum, di forma circolare, dove era sempre acceso il fuoco sacro, dedicato a Vesta perché ne vigilava la fiamma.
Il sacerdote del tempio, il Rex nemorensis, cioè il Re del bosco, ha memoria antichissima.
La sua finzione principale era quella di vigilare su un albero particolare, un albero che aveva la qualità di generare un ramo d'oro.
Al sacerdote era richiesta una vigilanza ininterrotta... Il passaggio della carica veniva fatto in forma cruenta: se l'aspirante riusciva a uccidere il vecchio re, prendeva possesso del suo regno...
Il primo di questi sacerdoti, secondo la tradizione, fu Oreste, il figlio di Agamennone...e il culto della dea Diana era detto anche orestea, da Oreste. Per secoli le ceneri di Oreste furono tenute in questo luogo di culto...le Ceneri furonk ritenute cosa fatale, insieme alle altre sei cose fatali, che avrebbero resa Roma Citta indistruttibile.
La geometria sacra del tempio in cui era tenuto a operare (quadrata e circolare) vieppiù attivata dall'accensione del sacro fuoco, faceva presupporre una conoscenza superiore del pontefice, che era in grado di operare in sé è fuori di sé, la quadratura del cerchio...
Del nome dico; sempre utilizzando i parametri della mistica ebraica applicati direttamente sulla lingua greca; il paretro è  la "permutazione" cioè spostamento di lettere che può permettere di scovare, all'interno del nome altri significati, altri nomi.
La omicron al posto dell'eta fa emergere da Oreste due parole: ER - ESTOS = SVEGLIO IN PIEDI; o ancora, andando ancora più  nel mitologico: IL RISVEGLIO  (ER) DELL'EROE (ESTOS); rimando al mito di ER che tramanda Platone
Così ecco il Sacerdote che utilizza il Fuoco occulto del luogo: il Fuoco esteriore, che custodisce nel Tempio e l'Acqua de lago, nel suo aspetto acqueo e aereo.
Ecco il tempio che si specchia nelle acque del lago.

Lo Specchio come immagine riflessa simbolo della fantasia, delle illusioni e insieme dell'intrico della selva: passaggio obbligato che conduce ai cieli; morte dapprima, vita poi.
È facile perdersi in questo luogo...ecco allora l'importanza dell'esser sempre Orestes: svegli e in piedi.
Ci doveva essere qualcuno, qualcosa, dovutamente armato, non solo di spada ma di Intelligenza e Sagezza, sempre pronto a difendere l'Albero della Vita; solo chi fosse stato più  coraggioso intelligente e saggio di lui poteva prendere regalmente il suo posto.
Era solo privilegio di Dei o di figli di Dei: come nel caso famoso del pio Enea, figlio accertato di Venere; o nel caso di Odisseo (Ulisse) che ricevette dalle stesse mani di Ermete (Mercurio) la pianta che l'avrebbe reso superiore alla stessa Dea Circe.
Una pianta, che per quanto allegorica, sembrava realmente crescere sulle coste boschive laziali: nel bosco circeo per Ulisse, nel bosco cumano o in quello nemorense per Enea.
In questa fase del cammino iniziatico, dell'Opera alchemica s'addicono bene le "Ceneri d'Oreste", il "Lapis Niger":...a velare il cammino c'è il mistero del bosco; la selva oscura di più  nota memoria: il vegetale come primo approccio per lo sviluppo interiore.
Il regno vegetale, inteso anche come corpo eterico che tenta di collegarsi al corpo astrale; se non si riesce ecco lo smarrimento, cioè la perdita di se stessi, perché in noi non c'è più la presenza dell'osservatore: l'io sono che equilibria i corpi che necessariamente si devono dapprima preparare, prima di iniziare un viaggio di tal genere.
S'evince la necessità di individuare in noi la forza costante che gli antichi iniziati osavano evocare con Hercules...per renderci simili agli dèi.
Forza che può essere evocata nella parola Roma le cui radici sembrano proviene dal greco ROME il cui significato letterale è  corrispondente all'italiano FORZA.
Oppure dalla radice etrusca Ruma, mammella: trasmettitrice di forza e vita tramite il latte.
Il riconoscimento del Ramo d'Oro è  la porzione aurea in noi, che si dovrà ampliare, estendere circonferenzialmente, a colpi di 3 e 14; l' acquisizione interiore della circolarità,  secondo i pitagorici; da un centro, il nostro centro, pur non perdendolo: dirigersi contemporaneamente in tutte le direzioni per formare alla fine un percorso che non propone decentramento, anzi, lungimiranza del punto di centro.
La porzione aurea derivante dalla stella quintipunte era equivalente a 1,618; e la stella a cinque punte era il simbolo della madre di Enea; Venere la Dea Rossa.
Lago di Nemi oggi
Tratto da "Roma segreta e pagana" di Claudio Monachesi


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