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giovedì 28 aprile 2016

Il Rapporto Flexner

Agli inizi del Ventesimo secolo i medici godevano ancora di una libertà oggi impensabile.
Ognuno decideva quale fosse la terapia migliore per il disturbo in base alla conoscenza diretta del paziente e del contesto in cui viveva.
La medicina non era un'equazione matematica ma conservava un'impostazione più empirica che richiedeva al dottore sia capacità diagnostiche sia una propensione alla sperimentazione più o meno accentuata.
Tale contesto favoriva una maggior attenzione alle caratteristiche del paziente e la ricerca di terapie personalizzate.
La situazione mutò bruscamente nel primo decennio del Novecento, quando influenti associazioni private in America, come l'American Medical Association, l'Association of American Medical College....ecc e la Rockefeller  Foundation, promossero l'adozione di un nuovo codice di regolamentazione dei trattamenti medici.
Nel 1908 l'American Medical Association e la Carnegie Foundation promossero un'inchiesta sulla qualità dell'istruzione in campo medico degli Stati Uniti e in Canada e l'affidarono (pur non avendo nessuna qualifica medica) ad Abraham Flexner, un ambizioso educatore che poteva contare sulla stretta collaborazione con la potente Rockefeller Foundation.
Nel 1910 uscì il celebre Rapporto Flexner.
Sotto il pretesto di innalzare il livello qualitativo dell'assistenza sanitaria si nascondevano motivazioni molto meno filantropiche, a partire da quelle degli stessi promotori, che avevano fiutato un immenso mercato sul quale investire.
Non a caso le istanze che avevano promosso l'inchiesta erano sorte contemporaneamente alla comparsa delle prime grandi industrie farmaceutiche, ovvero alla nascita di Big Pharma.
L'élite finanziaria si accanì sulla presunta pericolosità e scarsa efficacia dei trattamenti omeopatici, fitoterapici e di ogni altra terapia che non prevedeva il ricorso ai farmaci di sintesi e ai principali allopatici.
Il rapporto concluse che era necessario ammodernare il sistema sanitario introducendo uno standard di cure uniforme per tutto l'ordine medico che fosse fondato sulle conoscenze scientifiche dell'epoca.
Tutta la ricerca venne dirottata nella direzione desiderata dai finanziatori e lo sviluppo delle cure alternative sparì dai programmi universitari o venne relegato tra le cosiddette "pseudoscienze".
L'intera categoria dei medici naturalisti iniziò a essere screditata come un'accozzaglia di ciarlatani  che metteva a rischio la salute dei pazienti.
Le forze schierate erano talmente impari che lo scontro si risolse in fretta a favore dei medici alloparici e dei loro facoltosi sostenitori.
La cura dei malati passò direttamente nelle mani dell'élite finanziaria che trasformò l'assistenza medica in un'industria di prodotti chimici brevettabili.
Tratto da "Scoperte mediche non autorizzate" di Marco Pizzuti

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