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lunedì 2 maggio 2016

Come si presentava il monumento alchemico di Roma




Se si attraversa il giardino di piazza Vittorio come per un cammino di iniziazione segreta e si superano la sporcizia e la confusione del mercato, la piccola folla di barboni e di nomadi che stazionano sulle panchine....si può arrivare ai ruderi della Porta Magica, l'unico monumento alchemico di Roma.
Ciò che ne resta è ben poco: il frontale, gli stipidi incisi con lettere ebraiche e segni alchemici, due statue grottesche e alcune iscrizioni in latino.


Eppure nella decifrazione di tutto questo è sepolto il segreto dell'oro.
Strano contrasto fa ora il ricordo di quel segreto splendore con l'immondizia che circonda il luogo: ma questa è la natura nascosta della Città Eterna, sordità e grandiosità, animata da divine presenze e da magici soffi demoniaci.
Nella seconda metà del Seicento tutta la terra occupata ora da piazza Vittorio, da via Machiavelli, via Buonarroti e largo Leopardi era feudo del marchese di Palombara.
La villa monumentale aveva cinque ingressi, uno su via Merulana, uno sull'odierno viale Manzoni e tre sulla Strada Felice, oggi denominata via di s. Vito.
Dalla loggia superiore del palazzo si poteva contemplare le due basiliche apostoliche, quella di S. Giovanni in Laterano e quella di S. Maria Maggiore.


Tratto da "Storie e luoghi segreti di Roma" di Cecilia Gatto Trocchi

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