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lunedì 6 giugno 2016

Cancro al seno e i falsi positivi della diagnosi precoce

Una delle cose che dobbiamo sapere è che sia l'alimentazione industriale moderna (contaminata da ormoni e altre sostanze nocive come conservanti, coloranti ecc.) quanto i comportamenti dettati dalle mode (l'uso di reggiseni imbottiti con "push up", tessuti e coloranti artificiali spesso irritanti)  sottopongono il seno femminile e i sensibili linfonodi a ogni genere di stress, generando alterazioni negli organi e nei tessuti che possono essere facilmente scambiati per tumori in fase di sviluppo.
Alcuni ricercatori hanno infatti constatato che gli esami di prevenzione raccomandati dagli oncologi hanno spinto oltre un milione di donne ad accettare "trattamenti tossici" per tumori che in realtà non hanno mai avuto.
Studi che avvertono concreti rischi di abuso dello strumento delle diagnosi precoci.
Il numero dei falsi positivi suo tumori al seno è  risultato infatti essere enormemente superiore ai casi reali.
La diagnosi sulla presenza di una formazione pre-cancerosa avviene a uno stadio di formazione talmente precoce che può essere facilmente confusa con altre patologie comuni.
La presunta urgente necessità di effettuare immediatamente un trattamento oncologico dopo ogni diagnosi precoce dall'esito positivo finisce inevitabilmente per gonfiare artificiosamente anche il numero dei casi di guarigione.
L'unico effetto realmente certo di questo di tipo di screening è la vendita di costosi, quanto devastanti trattamenti come la chemioterapia, le radiazioni e la chirurgia  (che spesso comportano gravi mutilazioni e la necessità di portare protesi a vita).
Lo spropositato uso delle diagnosi precoci comr sicuro e valido strumento nella lotta contro il cancro anche quando risulta scarsamente affidabile viene fortemente raccomandato da Big Pharma e dai loro consulenti.
Il conflitto d'interessi che emerge tra la necessità di tutelare la salute dei pazienti sani e le pressioni esercitate dall'industria del farmaco per l'immediata somministrazione dei suoi trattamenti al minimo sospetto della malattia è ormai divenuto più che evidente.
Gibelrt Welch: "Abbiamo scoperto che ci sono state solo 0,1 milioni di donne in meno con una diagnosi di cancro alla mammella in fase terminale. Tale discrepanza significa che c'è stato un eccesso di diagnosi inutili ed esagerate: a più di un milione di donne è stato detto di avere un cancro in fase iniziale, molte hanno subito chirurgia, chemioterapia o radiazioni per un cancro inesistente"
Le rivelazioni degli scienziati autori della ricerca sulle diagnosi precoci sono tutt'altro che rassicuranti, poiché dimostrano come "negli ultimi 30 il cancro alla mammella è  stato overdiagnosticato.
"Nessun altro test clinico è  stato tanto pubblicizzato come la mammografia, gli sforzi sono andati oltre la persuasione e sono arrivati alla coercizione" Welch sul New York Times.
Quando le donne sane iniziano una chemioterapia sperimentano quello che gli oncologici chiamano "sintomi del cancro".
Una imprecisa percentuale di donne che poi risultano veramente malate sviluppano un tumore proprio in seguito alle "cure" cancerogene effettuate! Di fatto l'attuale sistema delle diagnosi precoci finisce inevitabilmente per favorire l'industria del farmaco piuttosto che la salute della popolazione.
Così, tutte quelle donne che marciano indossando le T-shirt rosa che dicono 'La mammografia salva la vita' stanno in realtà dichiandosi come vittime incoscienti di una campagna scientifica mirata alle donne e tesa a spaventarle per portarle verso trattamenti tossici che non necessitano e che le mutileranno con bisturi chirurgici.
Se quelle magliette dicessero la verità dovrebbero dire 'Sono sopravvissuta all'industria del cancro'.
Tratto da "Scoperte mediche non autorizzate" di Marco Pizzuti

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