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venerdì 24 giugno 2016

Cicerone e l'arte della memoria

Cicerone esamina le psicologie non platoniche della memoria, quella aristotelica e quella stoica, arrivando alla conclusione che esse non rendono giustizia ai prodigiosi poteri dell'anima per quel che riguarda la memoria.
Si chiede quale facoltà umana risalti in tutte le scoperte e invenzioni, che enumera: l'uomo che per primo diede nome alle cose; l'uomo che per primo unì le disperse unità umane e le ordinò a vita sociale; l'uomo che inventò i caratteri della scrittura per rappresentare i suoni della voce nel linguaggio; l'uomo che segnò il cammino delle erranti stelle.....ecc
Proprio grazie al loro influsso civilizzatore siamo passati gradualmente dalle attività più indispensabili alle arti più raffinate, come l'arte della musica e la sua regolata combinazione di suoni musicali, o la scoperta della rivoluzione dei cieli, quale fu realizzata da Archimede, quando "racchiuse in una sfera il movimento della luna, del sole e delle cinque stelle erranti".
Vi sono campi di attività ancora più famosi: la poesia, l'eloquenza, la filosofia.
"Un potere capace di produrre in tal copia risultati così importanti è,  a mio parere, del tutto divino. Perché che cos'è la memoria di cose e parole?  Che cosa, ancora, l'invenzione? Certamente nulla può essere appreso, nemmeno in Dio, di valore più grande di questo... Dunque l'anima, è, come ho detto, divina, e come osa dire Europide, Dio stesso..."
Tusculanae disputationes I, xxv, 62-64
Il notevole potere dell'anima di ricordare cose e parole è una prova del suo carattere divino; Come lo è  il suo potere d'invenzione nel suo significato generale di scoperta.
Cicerone ha in mente l'oratore perfetto, quale è  definito dal suo maestro Platone nel Fedro: l'oratore che conosce la verità è conosce la natura dell'anima,  è  quindi in grado di persuadere le anime alla verità.
Tratto da "L'arte della memoria" di Frances A. Yates

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