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martedì 9 agosto 2016

Tommaso d'Aquino e l'arte della memoria

1225-1274
I quattro precetti per la memoria di Tommaso d'Aquino seguono nella linea generale i due principi fondamentali della memoria artificiale, i luoghi e le immagini.
La prima regola è nella scelta di immagini suggestive e inconsuete.
Le immagini della memoria sono diventate "simboli corporei", grazie ai quali si deve impedire che le "intenzioni semplici e spirituali" scivolino via dall'anima.
Le cose sottili e spirituali si fissano meglio, nell'anima, se si legano a forme corporee.
La seconda regola è ricavata dalle considerazioni aristoteliche sull'ordine quindi una regola sui "luoghi".
La terza regola è molto curiosa é basata sulla citazione sbagliata secondo cui i luoghi debbono essere scelti in regioni deserte "perché l'affollarsi e l'andirivieni delle persone confonde e indebolisce l'impronta delle immagini, mentre la solitudine conserva tutti i loro contorni.
L'Aquinante raccomanda zone solitarie in cui compiere lo sforzo di memorizzare i luoghi allo scopo di evitare distrazione dallo sforzo mnemonico, in sollecitudine.
"Solitudo conservat integras simulacrorum figuras" l'Aquinante cita questo punto come "sollecitudo conservat integras simulacrorum figuras" cambiando "solitidine" con "sollecitudine" e trasformando la regola mnemonica.
L'obbiettivo della solitudine è predisporre la sollecitudine al ricordare.
La quarta regola è sulla frequente meditazione e ripetizione.
Le immagini scelte per una loro capacità di forte stimolo alla memoria nell'arte dell'oratore romano, sono state cambiate dalla pietà medievale in "simboli corporei" di "sotto li è spirituali intenzioni".
Soprattutto in Tommaso si ha l'impressione che la cosa che conta sia l'ordine.
I suoi simboli corporei dovrebbero forse essere distribuiti secondo un ordine regolare e un ordine "naturale", non secondo la studiata irregolarità delle norme, il significato delle quali egli ha alterato con intensità decisionale.
Tratto da "L'arte della memoria" di Frances A. Yates

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