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lunedì 24 ottobre 2016

Giulio Camillo

Giulio Camillo o Giulio Camillo Delminio, fu uno degli uomini più famosi del secolo XVI. 
Nacque attorno al 1480 a Bologna e morì a Milano nel 1544.
Era uno di quegli uomini che i contemporanei guardano con timore reverenziale, perché attribuiscono loro immensi poteri.
Del suo Teatro si parlò in tutta Italia e in Francia; la fama, piena di mistero, sembrò crescere con gli anni.
Ma che fu esattamente?
Un teatro in legno affollato di immagini.
Il segreto del suo effettivo funzionamento doveva essere rivelato a una sola persona al mondo, al re di Francia.
Camillo non pubblicò mai il gran libro in cui i suoi alti disegni avrebbero dovuto essere preservati per la posterità.
La posterità ha dimenticato un uomo che o suoi contemporanei salutavano  come il "divino Camillo".
Il Teatro era ampio abbastanza per permettere l'entrata di due persone alla volta.
L'opera è  il legno segnata con molte immagini e gremita, in ogni parte, di piccole cassette; e vi sono diversi ordini e gradi.
Egli ha assegnato il suo posto ad ogni figura ed ogni singolo ormanento.
Egli chiama questo suo teatro con molti nomi, dicendo ora che è una mente e un'anima artificiale, ora che è  un'anima provvista di finestre. Pretende che tutte le cose che la mente umana può concepire e che non si possono vedere con l'occhio corporeo, possono tuttavia, dopo esser stare raccolte con attenta meditazione, essere espresse mediante certi simboli corporei in modo tale che l'osservatore può,  all'istante, percepire con l'occhio tutto ciò che altrimenti è celato nelle profondità della mente umana.
A causa di questa percezione lo chiama teatro.
Il suo Teatro non fu mai completato e la sua grande opera non fu mai scritta.
Come deve essere pesante il carico quando si è un "uomo divino" da cui si attendono cose divine! Tanto più, quando il segreto finale dell'opera è magico, mistico, pertinente alla filosofia occulta, impossibile quindi a spiegare a un esaminatore razionale.
Varie leggende furono attribuite a Camillo la più sconcertante è la storia del leone: dice che un giorno in Parigi Giulio Camillo andò a vedere certi animali selvatici insieme con il cardinale di Lorena, Luigi Alamanni e altri gentiluomini... un leone scappòe si diresse versola brigata dei gentiluomini i quali spaventati fuggirono salvo messer Giulio Camillo il quale per gravita del corpo che lo rendeva un poco più  tardo degli altri, ivi rimase, che non poté fuggire e si fermò senza muoversi.
Il leone incominciò ad andargli intorno e fargli carezze senza molestarlo.
Il comportamento dell'animale solare al cospetto del mago, il cui sistema ermetico di memoria era centrato sul sole era evidentemente una buona pubblicità personale.
La fama di Camillo non diminuì dopo la sua morte, anzi risplendette più fulgida che mai.
Tratto da "L'arte della memoria" di Frances A. Yates

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