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lunedì 31 ottobre 2016

L'uomo di Porlock

La storia marginale della letteratura registra come curiosità il modo in cui fu composto e scritto il Kubla Kahn di Coleridge.
Questo quasi poema è uno dei più straordinari della letteratura inglese...
È stato composto, racconta Coleridge, in sogno.
Egli soggiornava di tanto in tanto in una tenuta solitaria, fra il villaggio di Porlock e quello di Linton.
Un giorno, per effetto di un sedativo che aveva preso, si addormentò; dormì tre ore durante le quali compose l'opera, poiché le immagini e le espressioni verbali che corrispondevano loro si originavano nella sua mente parallelamente e senza sforzo.
Una volta sveglio, pensò di scrivere quello che aveva conposto; aveva già scritto una trentina di versi, quando gli venne annunciata la visita di "un uomo di Porlock ".
Coleridge si sentì obbligato a riceverlo.
Passò con lui quasi un'ora.
Al momento di rimettersi a trascrivere quello che aveva composto in sogno,  si accorse di essersi dimenticato il resto; si ricordava solo il finale del testo.
È così che ci è giunto il Kubla Kahn come frammento o frammenti, il principio e la fine di qualcosa di pauroso, di un altro mondo, raffigurato in termini di mistero che l'immaginazione umana non può concepire e di cui ignoriamo quale sarebbe potuta essere la trama.
Nel Kubla Kahn tutto è altro, tutto è Aldilà; e ciò che non si riesce a decifrare accade in un Oriente impossibile, ma che il poeta ha vosto davvero.
Non si sa chi fosse quell'uomo di Porlock che tanti, come me,avranno maledetto.
Sarà stato per una coincidenza fortuita che è  spuntato questo seccatore a disturbare una comunicazione tra l'abisso e la vita?
Credo che rappresenti in forma esasperata ciò che capita a tutti noi quando in questo mondo tentiamo con la sensibilità per cui si fa arte, di comunicare con l'Altro Mondo di noi stessi.
Tutti noi quando componiamo, anche se siamo svegli,  è come se lo facessimo in sogno.
Anche se nessuno viene a trovarci, si presenta dal nostro intimo l'Uomo di Porlock,  il seccatore inatteso.
L'interruzione fatale di quel visitatore che siamo noi, di quella personalità estranea che ciascuno di noi ha in sé,  più reale della vita, di noi stessi...
Questo visitatore -perennemente sconosciuto perché pur essendo noi non è "nessuno"- questo seccatore -perennemente anonimo perché pur essendo vivo è "impersonale"-
....E quello che di tutti noi artisti sopravvive realmente sono frammenti di ciò che non sappiamo cosa sia, ma che sarebbe, se ci fosse stato, l'espressione stessa della nostra anima.
Fossimo capaci di essere fanciulli, per non avere visite,.... che ci sentiamo obbligati a ricevere!
E così di quello che sarebbe potuto essere resta solo ciò che è; della poesia o delle opere omnia, solo il principio e la fine di qualcosa andato perduto....
Tratto da " Pagine esoteriche " Fernando Pessoa

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