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lunedì 29 maggio 2017

Anima: etimologia e concezione primitiva


La concezione antica che l'anima fosse essenzialmente la vita del corpo, il soffio vitale, una sorta di energia vitale immessa nel mondo fisico, ossia nella spazialità, durante la gravidanza o all'atto della nascita o della concezione e destinata ad abbandonare il corpo con l'ultimo respiro.
L'anima è in sé e per sé un'essenza non spaziale; e poiché esiste prima e dopo l'essere corporeo, è pure fuor del tempo, ossia praticamente immortale.
I nomi con i quali gli uomini esprimono le loro esperienze contengono spesso un'indicazione.
Donde proviene dalla parola tedesca Seele come l'inglese soul, è in gotico saiwala, corrispondente al germanico primitivo saiwalô, che etimologicamente viene avvicinato al greco aiólos = mobile, variopinto, irridescente.
Saiwalô viene inoltre avvicinato al paleoslavo sila = forza.
Tali rapporti gettano una qualche luce sul significato originario della parola Seele; essa è appunto forza motrice, forza vitale.
Il nome latino animus =  spirito e anima =  anima, corrisponde al greco ánemos = vento.
L'altra parola greca che identifica il vento, pneuma, significa pure, come è noto, spirito.
In gotico incontriamo lo stesso etimo come us-anan = espirare, e latino an-helare = respirare a fatica.
Nell'antico alto-tedesco lo Spirito Santo fu tradotto con atum = respiro.
In arabo si fa rih = vento e ruh = anima, spirito.
Simile  parentela ha il greco psyché con psycho = respirare, psýchos = fresco, psychrós = freddo e physa = mantice.
Tali corrispondenze indicano chiaramente come in latino, in greco ed in arabo la denominazione dell'anima si connetta con la rappresentazione di un'aria mossa, di un "alito freddo".
Respirare è un segno della vita...indice di vita.
I primitivi assumono l'anima come fuoco o fiamma perché anche il calore è segno di vita.
Un'altra concezione primitiva identifica l'anima con il nome.
Il nome dell'individuo è a sua volta anima; donde l'uso di dare a nuovi nati nomi di antenati per incarnare in loro gli spiriti di quegli antenati.
Spesso l'anima viene anche identificata con l'ombra; per cui è offesa mortale calpestare l'ombra di una persona.
Pericoloso è quindi mezzogiorno (l'ora degli spiriti per i popoli meridionali) perché allora l'ombra si fa più piccola e ciò equivale a un pericolo di vita.
L'ombra esprime ciò che i greci indicavano con synopadós (=ciò che segue nello stesso tempo) senso di un'inafferrabile presenza vivente: per cui anche le anime dei defunti sono indicate come ombre.
Tratto da "Realtà dell'anima" di C.G. Jung

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