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lunedì 5 giugno 2017

L'uomo collettivo e l'individuo


Vi è ancora un sistema educativo derivato in parte dall'Evo antico, in parte dal primo Medioevo: la Chiesa cristiana.
Ma non si può certo negare che il Cristianesimo nel corso dei due ultimi secoli ha perduto gran parte della sua efficacia educativa.
La progressiva e generale trasformazione spirituale ha avuto come primo sintomo proprio la Riforma.
Con essa fu scossa l'autorità educativa e si è dato inizio al processo che doveva minare il principio di autorità.
Ne derivò l'accentuarsi dell'importanza dell'individuo.
Ma l'accentuata tendenza individualistica dell'ultima fase evolutiva ha determinato a sua volta l'inizio di un ritorno compensatorio all'uomo collettivo, la cui autorità è per ora costituita dal peso della massa.
L'uomo collettivo minaccia di soffocare l'individuo, quel singolo a cui in definitiva si deve ogni opera umana.
La massa come tale è sempre anonima e irresponsabile e i cosiddetti condottieri non sono che i sintomi inevitabili di un movimento di massa.
I veri condottieri sono coloro che meditano su sé stessi e alleggeriscono almeno del proprio peso il peso della massa, poiché si tengono coscientemente lontani dalla cieca naturalità della mobile massa.
Ma chi può sottrarsi a stella forza di attrazione che sopraffà ogni cosa quando l'uno si aggrappa all'altro e l'uno trascina con sé l'altro? Solo chi non sta solo nel mondo esteriore ma anche in quello interiore.
Piccola e nascosta è la porta che si apre verso l'interno; innumerevoli i pregiudizi, i presupposti, le opinioni, i timori che ne vietano l'accesso.
Si vuol sentir parlare di grandi programmi politici ed economici; ossia proprio di quelle cose che hanno condotto i popoli a impantanarsi nella situazione attuale.
Se le cose grandi vanno male è solo perché i singoli vanno male, perché io stesso vado male.
Perciò per essere ragionevole dovrò cominciare con giudicare me stesso.
E  poiché l'autorità non mi dice più nulla, io ho bisogno di una conoscenza delle la intime radici del mio essere soggettivo, per poter collocare sopra i fatti eterni dell'anima umana le mie basi.
Tratto da "Realtà dell'anima" di C.G. Jung

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