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lunedì 19 giugno 2017

Differenza tra religione e confessione


Se si vuole trasformare l'individuo in una funzione dello Stato, bisogna togliergli qualsiasi legame o dipendenza.
Ma religione significa dipendenza e sottomissione di fronte a dati irrazionali che non si riferiscono direttamente a condizioni sociali o fisiche, bensì l'atteggiamento psichico dell'individuo.

Le religioni parlano di un'altra autorità, contrapposta a quella del "mondo".
È  la dottrina dell'individuo condizionato da Dio, la quale ha esigenze non inferiori a quelle poste dal mondo.
Anzi può accadere che l'assolutezza di questa esigenza estranei l'uomo al mondo, così come egli si perde se si arrende alla mentalità collettiva.
Nel primo caso egli può perdere il giudizio e il libro arbitrio di fronte alle tesi della dottrina religiosa, così come li perde nel secondo caso.
Le religioni tendono chiaramente a questa meta, salvo quando si accorciano a un compromesso con lo Stato.
Se avviene tale compromesso, preferisco parlare di "confessione" anziché di religione.
La confessione professa un certo convincimento collettivo, mentre la parola "religione" esprime una relazione soggettiva verso certi fattori metafisici, ossia extramondani.
La confessione è essenzialmente una professione di fede verso il mondo è con ciò una faccenda intramondana, mentre il senso e lo scopo di una religione consistono nella relazione dell'individuo con Dio (cristianesimo,  ebraismo, islamismo) oppure con la via della salute (buddhidmo).
Si scende da tale fatto basilare l'etica quotidiana che priva di responsabilità individuale di fronte a Dio, costituisce soltanto una morale convenzionale.
Le confessioni, quali compromessi con la realtà mondana, si sono viste di conseguenza costrette a una progressiva codificazione delle loro tesi, insegnamenti ed usi e con ciò si sono esteriorizzate al punto che la loro essenza propriamente religiosa, ossia la loro relazione viva con il proprio punto di riferimento extramondano e lo svolgimento dei rapporti con esso, sono entrati in subordine.
La confessione coincide con la Chiesa di Stato o quanto meno costituisce una pubblica istituzione a cui appartengono, per così dire abitudinariamente, non soltanto  i credenti veri e propri, ma una quantità di gente che non si potrebbe definire che religiosamente indifferente.
Qui la differenza tra religione e confessione diventa evidente.
La religione dipende unicamente dalla relazione dell'individuo verso un'istanza non mondana ove criterio determinante non è l'adesione formale a una fede, ma il fatto psicologico che la vita dell'individuo non è realmente determinata soltanto dall'Io e dalle sue opinioni o da determinanti sociali, ma in misura non minore da un'autorità trascendente.
Soltanto la coscienza empirica ossia l'esperienza chiara di una relazione personalissima e bilaterale fra l'uomo e un'istanza extramondana, tiene testa al mondo e alla sua ragione.
Così come l' uomo in quanto essere sociale non può vivere a lungo senza un legame con la società, così l'individuo non troverà mai la sua vera giustificazione e la sua autonomia morale e spirituale se non in un principio extramondano che ha il potere di mettere su un piano di relatività l'influsso eccessivo dei fattori esterni.
L'uomo ha bisogno della testimonianza della sua esperienza interna, trascendente, che sola può difenderlo dalla decadenza, altrimenti inevitabile, verso la massificazione.
La comprensione soltanto intellettuale o magari anche morale dell'instupidimento e dell'irresponsabilità etica dell'uomo di massa, purtroppo non significa altro che un puro esiatare sulla via dell'automizzazione dell'individuo.
Lo stato approfitta del vantaggio di avere inghiottito, insieme all'individuo anche le sue forze religiose.
Lo Stato si è messo al posto di Dio.
La ragion di Stato diventa articolo di fede.
Come le Chiese, anche lo Stato vuole entusiasmo, sacrificio e amore e laddove le religioni esigono i presuppongono il timor di Dio, lo Stato provvede al terrore necessario.
Tratto da "Realtà dell'anima" di C.G. Jung

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