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venerdì 14 luglio 2017

Pietre che cantano


Pietre che cantano e il titolo del saggio in cui M. Schneider ha raccontato i suoi studi intorno a tre chiostri romanici catalani.
La tesi è che la successione delle colonne e i relativi rilievi dei capitelli obbediscono a un ritmo globale consapevolmente perseguito, in senso strettamente musicale.
La concezione del suono come fenomeno generatore primordiale ha portato a quella dell'armonia delle sfere celesti, già propugnata da Pitagora e Platone e dottrina comune nel Medioevo, a quella dei cori angelici e in generale all'apparentamento della musica all'astronomia, "in quanto la disposizione delle stelle, il transito dei pianeti e i movimenti di tutti i corpi cosmici appaiono regolati secondo proporzioni e tensioni che rappresentano una delle manifestazioni prime dell'evento ritmico originario e a questo riconducono" (I simboli e il rito di Carmagnola)
Nell'antica cultura indiana a ogni nota musicale viene fatto corrispondere un animale:
Re = pavone
Mi = toro
Fa =capra
Sol = gru
La = uccello
Si = cavallo
Do = elefante 

Dove le note occidentali corrispondono alle sillabe usate in sanscrito per definirle.
M. Schneider ha dimostrato che la rispondenza tra suono e animali e in generale il tentativo di rappresentare il suono in forma plastica è applicabile anche alla scultura del Medioevo europeo per esempio i capitelli dei chiostri da lui analizzati rappresenterebbero addirittura intere serie di note.
La scultura si rivela depositaria di una sapienza che va al di là del fine decorativo o genericamente narrativo.
Nella percezione generale della cattedrale non va sottolineata la componente del suono e del ritmo.
"Ci siamo abituati a un'arte che ignora il suono" scrive Schneider "e spesso, per esempio alla vista di doccioni gotici, non pensiamo affatto che essi in realtà sono vivificati soltanto dallo scrosciar della pioggia"
Tratto da "Le Cattedrali del mistero"

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