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venerdì 6 ottobre 2017

Il sovrano dell'Ariete


-Il mondo intero è il mio reame, tutto è mio dai Pesci giù fino alla testa del Toro-
Kay Khusraw
Non si riferisce alla terra, bensì a quella sezione dello zodiaco compresa tra i Pesci e Aldebaran, i trenta gradi che abbracciano la costellazione dell'Ariete.
Ciò significa che il suo regno non è solamente dei cieli, è essenzialmente un regno del Tempo.
Il Tempo è la dimensione del cielo.
Kay Khusraw si presenta come una funzione del tempo preordinata da eventi nello zodiaco.
.."sovrano dell'Ariete" era il titolo ufficiale del potere in Iran, titolo che può avere avuto tanto o tanto poco significato quanto, in Occidente, quello di "Sacro Romano Imperatore".
Secondo Paolo Alessandrino, la Persia "appartiene" all'Ariete.... questo era lo schema più antico.
Lo si trova anche nell'Apocalisse.
Le corna di ariete di Mosè rappresentano la medesima età del mondo.
Ciò che conta è che Roma è un luogo della terra, il cui prestigio è collegato a un determinato periodo storico, mentre l'Ariete è una zona del cielo, o meglio, dato che il cielo è in continuo movimento, un determinato tempo definito dal moto celeste in rapporto a quella costellazione.
Roma, persino la "Roma eterna", è un fatto storico: un tempo di realtà e ora solo nei ricordi; ma l'Ariete è un tempo 'marcato', ed è destinato a fare ritorno secondo cicli determinati.
Nessuna immaginazione moderna, storica o naturalistica che sia, potrà mai fornire la chiave per penetrare in menti come quelle dei bardi iranici dalle cui rapsodie il dotto Firdusi trasse e organizzò il suo racconto (lo Shāh-nāma "libro dei Re"ca 1010 ai tempi in cui egli scriveva, il suo mecenate, il sultano Mahmūd di Ghazna, aveva trasferito il centro del proprio potere in India e da lungo tempo ormai dell'Impero iranico era rimasto solamente il ricordo.
Fidursi, come aveva fatto Omero prima di lui, intraprese con prodigiosa dottrina il compito di organizzare e registrare la tradizione avestica che, da un passato storico, rimontava nel tempo fino a epoche puramente mitiche) 
Non è possibile rinvenirvi alcun fondamento storico né rintracciarvi simbolismi legati alla fertilità o alle stagioni.
Questo tipo di pensiero può essere descritto in un modo solo: essenzialmente cosmologico.
In quel reame dell'"esistenza vera" troveremo stelle, vigne, rose e acque, le forme eterne; ci troveremo inoltre le idee della matematica, anch'essa una forma di esperienza diretta.
Il mondo della storia è a esso estraneo nella sua totalità. 
Firdusi parla di eroi mitici, proprio come il nostro Medioevo non si curava della storia e parlava di Artù e di Galvano.
Tutto era accaduto "tanto tempo fa" e, se Dante riporta in vita così potentemente il mito, è perché i suoi contemporanei si credevano veramente discesi da Dardano e da Troia e pensavano che il nobile Ulisse potesse, chissà, essere ancora vivo....
Ma potrebbe risultare che simili figure di grandi imperatori trasformati in leggenda abbiano una vita segreta propria, che seguano le leggi del mito scritte ben prima di loro.
Proprio come la profezia di Merlino, Re Artù non è morto, ma continua a vivere nel profondo del mistico lago....
Il mito esprimeva le leggi dell'universo in quel linguaggio specifico che è il linguaggio del Tempo.
Così si doveva parlare del cosmo....
È un gioco di trasmutazioni che comprendono anche noi, governato dal Tempo, inquadrato nelle forme eterne.
Un pensiero governato dal Tempo può essere espresso solo nel mito...
Tratto da "Il mulino di Amleto" di G. di Santillana e H. von Dechend

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