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mercoledì 4 ottobre 2017

San Francesco e la ricchezza della benedizione

San Francesco, il santo "poverello", impose a se stesso e quanti lo seguirono l'obbligo dell'assoluta povertà (personale e dell'ordine) perché la sua missione non riguardava i beni terreni e la civiltà, ma la "santa semplicità", che è la condizione naturale dell'uomo libero, da lui riscoperta e rivissuta.
La sua fu una presa di coscienza personale che non ebbe bisogno di strutture esterne.
Francesco chiamava tutti quelli che erano capaci di udirlo per comunicare che effettivamente si può vivere così come si è nati, nella nuda semplicità.
Il messaggio di San Francesco non sarebbe stato possibile senza l'azione, decisa e decisiva, di San Bernardo.
San Francesco rivendicava il diritto alla povertà che non va inteso come bisogno di aiuto, sottomissione o dipendenza dalla carità altrui.
Egli aveva scoperto che il povero era un essere sovrano, perché tanto povero da non aver bisogno di nulla.
La povertà, amata e predicata da Francesco, rappresenta lo stato naturale umano, quella della mitica Età dell'Oro.
Anche la ricchezza è stata collegata alla spiritualità e alla realizzazione della persona.
Cercare l'oro e la ricchezza significa cercare la benedizione.
Non bisogna però dimenticare che il fine è la benedizione e non il denaro in sé e per sé.
Il possessore di una benedizione è sempre ricco anche se non vuole e la sua è una ricchezza singolare.
La ricchezza è segno di benedizione mentre la barakà riguarda Il possesso di beni materiali, che fanno pensare agli oggetti "carichi" dai quali sono derivati gli amuleti, i talismani.
La moneta è un valore di scambio che nacque come segno di benedizione, fu emessa per le necessità dei grandi santuari e all'inizio fu sotto il controllo delle caste sacerdotali.
Nei santuari dell'antichità, erano i sacerdoti che donavano le monete a coloro che erano riconosciuti come ispirati o accompagnati dalla divinità.
La moneta era insomma un tangibile segno di benedizione, intesa come ricchezza.
Il "benedetto", anche San Francesco, è dunque sempre "ricco".
Il concetto odierno di denaro è "quantitativo", ossia conta solamente la quantità di denaro posseduta e non la sua qualità che invece era il valore prevalente nell'antichità.
Lo stesso vale per l'oro.
Le monete furono usate anche come amuleti perché raffiguravano spesso le divinità o i santi patroni delle comunità che le coniavano e quindi portarle al collo significava mettersi sotto la protezione dei "propri" dei o santi.
Tratto da "I segreti delle cattedrali" di Antonella Roversi Monaco

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