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venerdì 31 maggio 2019

La Sfinge


Di fronte a Babilonia, tenebrosa metropoli del dispotismo, fu l'Egitto vera cittadella della scienza sacra nel mondo antico, scuola dei più illustri profeti suoi, rifugio e fucina delle più nobili tradizioni per l'umanità.
La storia sua fu scolpita in pagina di pietra.
Per quanto si nettino i suoi monumenti e si decifrino i geroglifici, non possiamo ancora penetrare il profondo arcano del suo pensiero, perché questo arcano è la dottrina occulta dei suoi sacerdoti, prudentemente velata sotto i misteri, ci mostra nello stesso tempo l'anima dell'Egitto, il segreto della sua politica e la principale sua funzione nella storia universale.
In quei templi, in quelle cripte e in quelle piramidi maturava la grande dottrina del Verbo-Luce, della Parola universale, che Mosè avrebbe poi rinchiuso nell'arca d'oro e di cui Cristo sarebbe stato la face vivente. 
La prima civiltà egiziana risale all'antica razza rossa.
Opera sua è la colossale Sfinge prossima alla grande piramide, e nel tempo in cui non esisteva il delta, formato in seguito dalle alluvioni del Nilo, il mostruoso e simbolico animale era già sdraiato sulla sua collina di granito avanti alla catena dei monti libici e guardava il mare infrangersi ai piedi suoi, là ove oggi si stendono le sabbie del deserto.
La Sfinge, prima fra le creazioni dell'Egitto, è divenuta il suo simbolo principale, la sua insegna.
Fu scolpita dal più antico sacerdozio umano.
Testa d'uomo che esce da un corpo di toro, che ha gli artigli di leone e ripiega le sue ali d'aquila sui grossi fianchi, è Iside terrestre, la natura nella vivente unità dei suoi regni; poiché quegli antichissimi sacerdoti già sapevano ed insegnavano che nelle grande evoluzione la natura umana emerge dalla natura animale.
In questo insieme del toro, del leone, dell'aquila e dell' uomo, sono anche racchiusi i quattro animali della visione di Ezechiele, rappresentanti i quattro elementi costitutivi del microcosmo e del macrocosmo: acqua, terra, aria, fuoco, base della scienza occulta.
Quando gli iniziati verranno il sacro animale sdraiato sulla soglia dei templi o nel fondo delle cripte, sentiranno questo mistero vivere in se stessi e ripiegheranno tacitamente le ali dello spirito sulle verità interiori; e prima di Edipo sapranno che l'enigma della sfinge è l'uomo, il microcosmo, l'agente divino che riassume tutti gli elementi, tutte le forze della natura.
Tratto da "I grandi iniziati. Volume primo" di Edoardo Schuré

giovedì 27 dicembre 2018

Salvador Mundi


L'androgino è ciò che viene prima guardato da dopo: è ciò che di più simile all'indiviso si può concepire dopo che la separazione è avvenuta.
(Esoterismo dei numeri di V.D.Masherpa)


Appena ho visto questo quadro attribuito a Leonardo da Vinci (o a un suo allievo) ho fatto questo semplice esperimento tramite un'applicazione sul mio cellulare.
Mi è saltata subito all'occhio il fatto che il viso di questo Cristo avesse una spiccata dicotomia nei lineamenti.

All'inizio mi era sembrata una metà maschile e una femminile ma solo facendo questo esperimento ho notato che entrambi sono decisamente maschili..
Gesù e Giovanni Battista come nel quadro "la Vergine delle rocce"?
Questo scrivevo un anno fa circa...

Ad oggi posso aggiungere un'altra considerazione, i due volti possono riferirsi a Gesù e Giovanni non il Battista ma l'apostolo amato, colui che in realtà "cela" (adattato dalla Chiesa per occultare una presenza femminile nell'apostolato del Nazareno) la partecipazione attiva, se nonchè probabilmente la più significativa, nei 12 apostoli della Maria Maddalena.
Tra l'altro il colore della veste che i due volte condividono è tra il verde e l'azzurro; ricordiamo che il verde è il colore attribuito sia a Giovanni l'apostolo che alla Maddalena in più anche il colore dei capelli attribuiti a Maria di Magdala è il castano chiaro rossiccio...

Il "gioco" della barba, insieme agli altri indizi, può ricondurre proprio all'occultamento della Maddalena nella figura maschile: la barba ha come prerogativa il coprire parte volto... in questo caso potrebbe significare il  "celare".. il "nascondere"... in chiave simbolica il vero volto dell'apostolo amato.
Nel post ci sono altri riferimenti inequivocabili che  possono ricondurre a questa ultima considerazione fatta alla luce di ricerche più recenti che hanno fornito i particolari riportati.

"Mentre confrontavo tra loro le due immagini mi è venuto in mente questo: Leonardo (o chi per lui in questo caso), come altri pittori del suo tempo, e come sai, conoscevano i segreti del femminino sacro. 
Guarda la veste che indossa questo Cristo, sembra una veste femminile. 
Gesù, il Battista, una veste femminile... volendo, qui partirebbe un'associazione che forse è meglio non esporre per non sembrare blasfemi (anche perché certi discorsi verrebbero fraintesi)... però... si potrebbe anche aggiungere un altro elemento: il pianeta Mercurio è il governatore notturno del segno della Vergine (notturno: la luna, Maria Vergine, il femminino) e Mercurio è considerato un pianeta neutro, rappresenta l'ermafrodita ma anche l'unione degli opposti. L'autore, che sia Leonardo o meno, ha dipinto una metà del volto con dei tratti palesemente femminili. Può darsi che avesse in mente questo concetto mentre dipingeva il Salvator Mundi?"
Contributo di Alessandra Ricci

E poi unendo la mano che sembra formare un mudra esce fuori il fuoco sacro
Questa foto è il risultato dell'unione delle due metà escludendo il volto
Il fuoco sono i capelli
"Il calice con la fiamma è un simbolo che è stato adottato dagli unitariani universalisti"
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Unitariani_universalisti
Contributo di Alessandra Ricci

Oltre un  mudra sembra anche il simbolo gestuale del virgolettato (Vir-go) che può indicare "qualcosa che non è ma sembra.
Potrei aggiungere anche che la forma che si crea dai capelli potrebbe sembrare una vagina e di conseguenza il vero significato del Santo Graal.

Trovo curiosa anche quella della sfera considerando che conterrebbe alcune stelle del centro della Via Lattea... il latte, la Madre.
(contributo di Alessandra Ricci)
Questo lato del volto ha decisamente uno sguardo più dolce e il taglio degli occhi all'insù rispetto all'altro.
In generale ha una proporzione più perfetta e armoniosa dell'altra anche se allo stesso tempo sembra il più maschile, notiamo anche i capelli decisamente più femminili.
Sembra un androgino nell'androgino, come a mostrare che in ogni donna c'è una parte maschile e in ogni uomo ce n'è una femminile. 
In conclusione si può dire che nei dipinti di Leonardo da Vinci o attribuiti al Maestro si possono rivelare diversi enigmi, anche se sembra ovvio che il segreto di questo volto dovrebbe riguardare l'androgino formato da Gesù e la Maddalena non è detto che la dicotomia del viso del Salvador Mundi celi due volti maschili: il Cristo e il Giovanni Battista o addirittura entrambe le letture sono contenute in maniera simultanea. 
"Al di là di tutte le speculazione che si possono fare rimane comunque il fatto che il maschile e il femminile sono due principi intrinsecamente legati tra di loro in qualunque opera dell'arte sacra.
Se trovi uno trovi anche l'altro."
Alessandra Ricci 
In realtà ho notato un particolare nel dipinto "la Vergine delle Rocce"... di nessuno dei due bimbi  si mostra il sesso.. quindi l'interpretazione che i due fanciulli siano Gesù e Giovanni Battista potrebbe invece essere sbagliata!
Per quale motivo non potrebbero rappresentare il Salvatore e la Maddalena predestinati fin dall'infanzia?

Nell'AniMo Antico


lunedì 22 ottobre 2018

Il culto di Afrodite

È importante notare che Venere, o nella sua forma greca, Afrodite, non è affatto una dea della fecondità, come sono Cerere e Persefone; essa è la dea dell'amore.
Nel concetto greco della vita, l'Amore comprende molto più della relazione tra i sessi, esso include il cameratismo dei combattenti e la relazione tra insegnante e alunno.
Il greco riservava la semplice relazione fisica dei sessi alla sua moglie legittima... essa era una donna senza educazione, anche se di buona estrazione e non era incoraggiata a rendersi attraente o a esercitare le arti dell'amore.
Era ancor meno incoraggiata ad ad adorare la dea Afrodite che presiede gli aspetti superiori dell'amore.
Il culto di Afrodite era molto più della semplice prestazione di una funzione animale.
Era interessato nella sottile interazione della forza-vita tra due fattori; il curioso flusso e riflusso, lo stimolo e la reazione, che ha una funzione così importante nelle relazioni dei sessi, ma che si estende molto oltre la sfera del sesso.


Ci si attendeva che l'etera greca fosse una donna di cultura; tra esse c'erano tutte le gradazioni, dalla più alta alla più bassa, che si avvicinava alla geisha giapponese, alla più alta che teneva il suo salotto alla maniera delle famose bas-bleu francesi, ed erano donne di chiara virtù fisica alle quali nessun uomo avrebbe osato fare delle proposte sessuali; ma a causa del rispetto in cui la funzione del sesso era tenuta tra i greci è probabile che in nessuno strato della società l'etera si avvicinasse alla degradazione della moderna prostituta professionista.

La funzione dell'etera consisteva nel provvedere dell'intelletto dei suoi clienti, così come ai loro appetiti; essa era padrona di casa così come un'amante e ad essa ricorrevano filosofi e poeti per ricevere ispirazione e acuire la propria mente; in quanto ci si rendeva conto che non c'è più grande ispirazione per l'uomo intellettuale della società di una donna piena di vita e colta.
Nei templi di Afrodite l'arte dell'amore era coltivata diligentemente e le sacerdotesse erano addestrare fin dall'infanzia nelle sue pratiche.
Quest'arte però non era semplicemente quella di provocare passione ma soddisfarla adeguatamente a tutti i livelli della consapevolezza; non semplicemente mediante la gratificazione delle sensazioni fisiche del corpo, ma mediante il sottile scambio eterico del magnetismo e della polarizzazione intellettuale e spirituale. 

Questo elevò il culto di Afrodite sopra la sfera della semplice sessualità e spiega perché le sacerdotesse del culto ottenessero rispetto e non venissero assolutamente considerate come volgari prostitute anche se esse accoglievano chiunque.
Esse erano impegnate nel provvedere ad alcuni dei bisogni più sottili dell'anima umana mediante le loro arti sottili.
Tratto da "La Cabala mistica" Dion Fortune

venerdì 8 giugno 2018

La Geometria Sacra dei cerchi nel grano


Le duplici forze energetico- magnetiche si fondono energeticamente e da questa interazione si origina (a livello del suolo) una specie di campo elettrostatico, modulato su frequenze infrasoniche, che seguono un andamento spiraliforme, alle quali corrisponde una forma archetipica (simbolica, ermetica, alchemica e altre ancora) relativa a quel tipo di vibrazione.
Le spighe si spiegheranno su noduli a livello del terreno rendendo visibile una sorta di stampo energetico o, per meglio dire, un ologramma composto da un campo di forza armonico.
....esiste un'intelligenza superiore capace di manipolare l'energia creando forme e simboli che ci parlano attraverso un linguaggio universale.
La conoscenza di questa fonte primeva rientra a pieno titolo nell'ambito dell'iniziazione, e solo lì si potranno trovare le risposte.
Risposte che non posso essere di tutti, cioè non possono riguardare il profano, ma essere il tesoro di una sapienza conquistata e custodita con amore.
Una segreta armonia sembra guidare le misteriose vibrazioni che danno loro vita, alla base della quale troviamo i frattali matematici, il cui aspetto globale è perfettamente identico alla sua particella più infinitesimale.
Esistono analogie tra i frattali che interessano le formazioni nel grano e la famosa porzione aurea, o sezione aurea.
La sezione aurea è legata all'opera del matematico e frate francese Luca Pacioli (1445-1514), autore della prima opera generale di aritmetica e algebra dal titolo De Divina Porzione, derivata dalla particolare divisione di una segmento.
Nei disegni presenti nei cerchi sono riuniti tutti questi concetti armonici e matematici che ritroviamo anche nella Geometria Sacra.
Tratto da Enigmi, misteri e leggende di ogni tempo" di Stefano Mayorca

venerdì 2 febbraio 2018

La luce e le vetrate delle cattedrali gotiche


Le vetrate istoriate avevano la funzione di mostrare alla gente semplice che non conosceva le Sacre Scritture ciò in cui doveva credere.
Esse erano in grado di creare all' interno delle cattedrali un'atmosfera calda, luminosa e radiosa, che era accresciuta e completata dalla decorazione pittorica.
È sottintesa in tutto ciò una mistica della luce..
La luce è un attributo di Dio e ne trasmette il Verbo ai credenti.
La sua trasparenza è un miracolo, perché la luce è materia ma, a differenza di ogni altra sostanza, è capace, come Dio stesso, di attraversare i corpi senza spezzarli.
La chiesa deve essere di una luminosità abbagliante come il paradiso, perché la luce divinizza e conferisce bellezza.
Una luminescenza diffusa può essere percepita perfino di notte nelle abbazie cistercensi e nelle cattedrali che hanno conservato le vetrate originali.
A Chartres o a Notre Dame di Parigi i rossi, i gialli, i blu brillano nell'oscurità, quasi fossero proiezioni o manifestazioni indipendenti della luce fisica.
I colori illustrano le rappresentazioni della storia sacra, le immagini del Redentore, della Madonna e dei santi e mostrano una grande capacità di suggestionare i visitatori delle cattedrali.
L'impatto emotivo prodotto dalla cattedrale sul pellegrino era notevole: egli, ancora prima di comprendere la struttura, percepiva immediatamente di trovarsi a contatto con una manifestazione della divinità.
È come se le vetrate ardessero di un proprio fuoco, simile al "fuoco filosofico" che alimenta le fasi della "Grande Opera" alchemica; come se manifestassero gli stessi colori che i discepoli di Ermete distinguevano durante i loro procedimenti segreti.
I colori di per se emanano energia.
Recenti ricerche hanno dimostrato che le acque delle sorgenti "miracolose" di alcuni santuari come Lourdes, alle quali sono attribuite proprietà curative, contengono tutto lo spettro dei colori, mentre l'acqua proveniente dalle falde vicine non ha né l'intero spettro cromatico ne le qualità curative.
Per tutti questi motivi i vetrai erano considerati come gentiluomini e quindi ammessi a portare la spada, non certo perché dovessero risultare di nobili origini, ma per la nobiltà riconosciuta alla loro opera.
Tratto da "I segreti delle cattedrali' di Antonella Roversi Monaco

mercoledì 3 gennaio 2018

I collegia fabrorum e il Lazio


Non fu a Roma che si sviluppò la scienza geometrica, ma vi confluí grazie all'apporto della scuola pitagorica.
Questo fenomeno è visibile a partire dal V secolo a.C.
L'importanza del contributo di Roma non è dovuta solo al ruolo di capitale dell'impero, ma anche al fatto di essere diventata sede del papato fin dal tempo di Pietro e quindi il centro di diffusione del cristianesimo.
I collegi dei costruttori erano tutti posto sotto la protezione di Giano, il cui nome significa porta, ianua, che allude all'inizio e pertanto all'iniziazione.
I membri delle organizzazioni di mestiere s'incontravano generalmente in luoghi sotterranei, caverne o gallerie d'origine naturale o artificiale.
È un uso che risale agli Etruschi.
Anche in Grecia esistevano organizzazioni iniziatiche del genere, consacrate al culto di Chronos, identificato dai latini con Saturno, il dio che aveva governato la mitica "Età dell'Oro".
Secondo il mito Chronos/Saturno abbandonò la Grecia per recarsi in Lazio, nel cui sottosuolo si sarebbe nascosto e tuttora risiederebbe.
È curioso che una delle spiegazioni del termine Lazio (dal latino latere) sia proprio il "luogo del nascondimento".
Gli stessi Greci ritenevano quindi che il Lazio custodisse qualcosa che loro stessi avevano perduto, il dio dell'età dell'oro, benevolmente ospitato da Giano.
Forse, se è possibile decifrare il linguaggio mitico, tutto ciò significa che i Greci hanno riconosciuto che in Italia era accessibile una mole di conoscenze nel campo dell'iniziazione muratoria assai superiore alla loro.
Lo proverebbero anche i grandi santuari laziali di Palestrina (l'antica Praeneste), Tivoli e Terracina, organizzati su un succedersi di terrazze colonnate e culminanti nel complesso tempio-teatro, dove si seguivano danze culturali.
Gli antichi Romani sono risultati non a caso i maggiori e migliori architetti dell'Occidente, superiori forse agli Egizi per varietà, ampiezza e singolare agilità del loto repertorio costruttivo.
Tutto ciò non sarebbe casuale se fosse che i due grandi dei dell'iniziazione muratoria, Giano e Saturno (quest'ultimo è anche il dio dell'alchimia e rappresenta il piombo, il metallo base che deve trasformarsi in oro) sono venuti a trovarsi nello stesso luogo.
Tratto da "I segreti delle cattedrali" di Antonella Roversi Monaco

venerdì 29 dicembre 2017

Le onde di forma


Con le "onde di forma" la geometria può agire sulla natura, sulla realtà circostante e soprattutto sulle persone.
Un aspetto che appare eccezionale dai disegni astratti (le figure geometriche) tracciati su carta o su altro supporto promana un'energia concreta, simile a un'onda, nota come "onda di forma".
Si tratta di un'energia misurabile.
Se sei semplici segni  producono un effetto oggettivo, si può immaginare quale forza d'impatto energetico abbia un edificio a tre dimensioni costruito secondo i moduli e le proporzioni suggerite dalla sapienza degli antichi costruttori.
Quando la geometria si sposa alla materia, che è anch'essa fonte di una sua peculiare energia (a seconda del materiale) il risultato combinato di tutte queste azioni e tensioni sfocia in una vera e propria "creazione".
Nasce cioè un edificio che ha una "vita" propria.
Esistono infatti strutture capaci di indurre effetti oggettivi di emozione e anche di elevazione spirituale.
Templi che, per mezzo della loro struttura, invitano alla contemplazione, alla serenità, magari alla commozione e al pianto.
Esistono anche costruzioni di genere opposto che sono progettate senza proporzioni o con proporzioni stravolte producendo effetti negativi sulla psiche e perfino sulla salute.
Un edificio sacro costruito a regola d'arte è "bonificato" e produce effetti positivi.
La piramide di Cheope riunisce questi elementi: "onde di forma", magnetismo, capacità d'influire sugli esseri viventi e sull'ambiente.
Non era un edificio accessibile a tutti, ma solo pochi potevano entrarvi, poiché era un luogo d'iniziazione sacerdotale e reale insieme.
Non si dimentichi che il faraone era sacerdote e re.
Questa montagna artificiale doveva però "beneficiare" tutti mandando correnti magnetiche positive che sono misurabili e stabilizzando addirittura il suolo d'Egitto.
La piramide fu costruita in un luogo che fu identificato grazie a saperi specifico e che funziona come gigantesco trasmettitore di onde, si trova esattamente alla latitudine 30° in modo da formare con il centro della terra e con il Polo nord un triangolo equilatero: è certo che essa è perfettamente orientata e che la faccia rivolta a settentrione è esattamente perpendicolare all'asse di rotazione terrestre, anzi alla posizione di questo asse al tempo de la costruzione.
Un fenomeno ormai sperimentato è impressionante in sé è costituito dal fatto che le riproduzioni in scala della Grande Piramide producono effetti verificabili di incorruttibilità su alcuni oggetti.
Dentro questi modellini della piramide di Cheope la carne renderebbe più alla mummificazione che alla putrefazione, mentre la frutta e gli ortaggi si conserverebbero più freschi del normale e perfino le lamette da barba riacquisterebbero il filo.
Anche i costruttori medievali non erano guidati da criteri puramente estetici ma si preoccupavano dell'orientamento della chiesa e del numero delle navate rispettando regole imposte dalla scienza della geometria.
Tratto da "I segreti delle cattedrali" di Antonella Roversi Monaco

venerdì 22 dicembre 2017

Stonehenge


L'area sacra si compone di due cerchi: uno formato da un doppio ordine di menhir, l'altro da triliti (dolmen); al centro un grande pietra rappresenta l'altare.
Una terza circonferenza costituita da un terrapieno circonda all'esterno il tempio e ha al suo interno una serie di pozzetti con sepolture a cremazione.
Ci si è a lungo interrogati sulla reale funzione di Stonehenge associata di volta in volta al culto del sole, delle stelle, dei morti o a quello della grande Dea Madre che si adorava nel continente europeo.
Qualcuno ha azzardato l'ipotesi di identificarlo con il tempio dedicato all'Apollo Iperboreo.
È comunque incontestabile che fosse un luogo di culto in relazione con il cammino del sole, con il moto dei  pianeti e forse anche con le fasi della luna.
Sì è constatato che il giorno del solstizio d'estate, il 21 giugno, il sole all'alba appare proprio sulla sommità della pietra chiamata Heelstone "pietra del calcagno".
In epoca cristiana era conosciuto come la "Danza dei Giganti" per le imponenti dimensioni dei megaliti e guardato con un certo sospetto in quanto memoria del paganesimo.
Vi si è quindi ravvisato persino l'opera del diavolo.
La "Danza dei Giganti" è stata spesso al centro di racconti leggendari che ne hanno messo in luce il significato magico: le pietre avrebbero qualità miracolose, guaritrici e sarebbero state trasportate dall' Irlanda, dove Mago Merlino sarebbe andato personalmente a prenderle.
Egli sarebbe stato accompagnato da un esercito al comando di Uther Pendragon, padre di Re Artù il fondatore della Tavola Rotonda.
E c'è chi ha volto riconoscere in Stonehenge proprio la materializzazione della Tavola Rotonda e in Merlino il vero ispiratore di questa iniziativa che avrebbe rubato la "Danza dei Giganti" agli irlandesi, sconfiggendoli.
Il trasporto e la disposizione delle pietre (una volta in Inghilterra) sarebbe avvenuto grazie alle arti magiche del Mago.
La terra del Sole
Tratto da "I segreti delle cattedrali" di Antonella Roversi Monaco

lunedì 18 dicembre 2017

I monumenti megalitici: menhir, dolmen e cromlech

I monumenti megalitici sono conosciuti nella letteratura archeologica con i rispettivi termini usati nel dialetto bretone.
Sia manhir che dolmen contengono la stessa parola men, "pietra", mentre in cromlech è usata un'altra parola con lo stesso significato, lec'h:
Menhir: men "pietra" e hir "lunga"
Dolmen: dol "tavole" e men "pietra"
Cromlech: crom "curva" e lec'h "pietra"
I menhir sono grandi blocchi di pietra antenati, meno raffinati, degli obelischi egizi ed etiopi.
Il loro culto sopravvisse fino alla fine del paganesimo nell'era greco-romana, mente in Bretagna e Irlanda continuo molto più a lungo.
Erano considerati dimore delle fate e venivano offerti oli e fiori.

Il dolmen è formato da due menhir sormontati da un'altra pietra che costituisce una sorta di architrave orizzontale.
Si tratta di un monumento "trilitico" che sembra possibile interpretare come una versione primordiale dell'altare.
Più dolmen accostati tra loro formano una specie di galleria, spesso chiamata "cammino delle fate" che probabilmente svolgeva la funzione di un luogo di iniziazione.
L'area di diffusione è quasi universale oltre che in Bretagna se ne trovano partendo dal Caucaso fino all'Africa del Nord, dalla Spagna fino alla Danimarca, essi sono conosciuti anche in Persia, in Giappone e in Madagascar.
I più antichi risalirebbero all'età del Rame e soprattutto a quella del Bronzo (dal 3000 al 1500 a.C.).
Una popolazione dell'Assam, in India, ritiene che nei dolmen risieda la Grande Madre del Clan e li chiama "pietra-femmina".
Mentre il ruolo della "pietra-maschio" è attribuito al menhir.
Il dolmen era chiamato anche il Fanum Mercurii perché ritenuto un monumento sacro al dio Mercurio e luogo della sua manifestazione.
In Giudea il dolmen era chiamato "pietra del sangue"... l'architrave era destinata a ospitare anche sacrifici animali.

I cerchi di pietra sono i cosiddetti cromlech e la più famosa è Stonehenge nella piana di Salisbury in Gran Bretagna.
Tratto da "I segreti delle cattedrali" di Antonella Roversi Monaco

lunedì 11 dicembre 2017

Cattedrali; misure armoniche e immagini della natura

La forza delle cattedrali risiede anche nella loro capacità di agire sullo spirito grazie dell'armonia della proporzioni...in esse si trova un'armonia, un senso della misura e delle proporzioni che risparmiano dagli effetti di lunghe e difficili prove (come nelle iniziazioni).
Le misure matematiche delle cattedrali sono infatti calcolate attentamente e si richiamano agli insegnamenti del greco Pitagora, il fondatore della scuola filosofica che porta il suo nome
Nelle cattedrali è visibile uno splendido matrimonio tra due tradizioni: quella greco-romana e quella celtica.
I Celti sapevano riconoscere la voce della terra e le sue leggi ovunque si presentassero. I loro luoghi di culto non erano costruiti perché non c'era alcun bisogno di costruirli: la divinità era là dove parlava un albero oppure una pietra o l' acqua corrente e i Celti riconoscevano in quei luoghi l'esistenza di qualcosa di speciale.
Il concetto di bosco sacro (lucus in latino) non è estraneo neanche alla religione romana, che spesso ne prevedeva l'esistenza nei santuari degli dei, me la religione celtica era essenziale.
Nelle cattedrali la conoscenza della terra e della natura posseduta dai Celti si è fusa con i numeri della scienza greco-romana, ispirata dalla scuola pitagorica.
È sorta una foresta di pietra la cui chioma è rappresentata dai capitelli e dalle statue e il cielo dal luogo dove viene per forza indirizzato lo sguardo.
Gli alberi hanno la forma dei pilastri polilobati (a più lobi), i rami sono richiamati dai costoloni delle volte, il terreno dal pavimento.
I pilastri sono la viva immagine degli alberi sacri dei druidi e dove le volte si incontrano è come se formassero una galleria vegetale, costituita dalle chiome intrecciate di quegli alberi.
Le vetrate a differenza dell'uniforme fondo dorato di matrice bizantina che rappresenta la luce incorruttibile, lasciano passare la luce secondo forme e colori prefissati. Le vetrate sono come gli improvvisi raggi di sole che rischiarano la radura del bosco.
La cattedrale come i templi greci e romani, risponde a regole non modificabili, ossia alle magie dei numeri.
Bisogna quindi conoscere il gergo argot, o linguaggio segreto, per essere costruttori e per riprodurne gli effetti.
Un dato sorprendente e che spesso i costruttori erano analfabeti, benché immensamente sapienti nel linguaggio della costruzione.
Le cattedrali sono state spesso manomesso e a volte distrutte (come durante la rivoluzione francese).
Alcune caratteristiche delle cattedrali non sono state più comprese e sono quindi equivocate e ricondotte alle categorie dello stravagante, del bizzarro e del mostruoso.
Esse sono in realtà il risultato di un patrimonio di conoscenze esatte e specializzate.
Certe verità sono costanti e vanno oltre le differenze temporali, geografiche ed etniche.
Tratto da "I segreti delle cattedrali" di Antonella Roversi Monaco

venerdì 24 novembre 2017

Le cattedrali come luogo di raduno non solo liturgico


Un tempo nelle cattedrali si riunivano le corporazioni di mestiere per problemi riguardanti i loro membri.
Queste riunioni avvenivano in forma solenne almeno una volta all'anno sotto le volte della cattedrale dove si faceva benedire il proprio "capolaboro", ossia l'opera meglio riuscita di ogni arte.
Nella cattedrale si poteva tenere anche mercato, si discuteva sul prezzo del frumento, del bestiame, dei tessuti: la cattedrale era quindi un luogo di ritrovo che svolgeva una funzione simile a quella che nell'antica Roma era esercitata dal foro o dalla basilica, era edificio forense più importante.
Nelle cattedrali medievali si svolgevano anche feste e riti popolari che poco avevano di liturgico, ma erano assai graditi e molto frequentati dalla gente comune.
Si celebrava una "Festa dei Pazzi" nel corso della quale si forniva un'immagine ridicola e deformata della gerarchia ecclesiastica, con il papa seguito dai vescovi e dal popolo dei fedeli impersonati da attori.
Era una forma spontanea di teatro popolare che si poteva così permettere di satireggiare le gerarchie ecclesiastiche.
La "Festa dei Pazzi" era seguita dal "Trionfo di Bacco",  che consisteva in una sorta di carnevale in cui alcuni partecipanti arrivavano a denudarsi.
Era celebrata anche la "Festa dell'Asino" o della 'potenza asinina", che avrebbe procurato "alla Chiesa l'oro dell'Arabia e l'inverso e la mirra del paese di Saba".
Si trattava di una parodia dal significato incerto che potrebbe forse richiamare un gergo segreto simile a quello dei cabalisti.
Altre consuetudini bizzarre, nelle quali è stato riconosciuto un significato legato alla cabala o all'ermetismo, si ripetevano ogni anno all'interno delle chiese gotiche.
Va citata soprattutto la "Flagellazione dell'Alleluia" durante la quale i ragazzini o chierichetti muovevano a colpi di frusta le loro trottole, chiamata sabot fuori dalla navata della cattedrale di Langres.
La cattedrale è quindi la casa di tutti e costituisce il centro intellettuale e morale cittadino, il cuore dell'attività pubblica.
Nello stesso tempo è anche un'enciclopedia di tutto il sapere medievale rappresentato e reso intuibile nell'abbondanza delle sue decorazioni e nella complessità delle sue raffigurazioni.
Un'immagine del mondo che svela l'illusione della condizione umana e nel medesimo tempo il suo vero fondamento.
I proverbi scolpiti nella pietra, le raffigurazioni del ciclo stagionale dei mesi, avevano la stessa funzione che un tempo aveva avuto l'insegnamento orale impartito nel mondo celtico dai bardi e dai druidi.
Tratto da "I segreti delle cattedrali" di Antonella Roversi Monaco

mercoledì 22 novembre 2017

Alberi sacri e fitolatria


Il lituo romano oppure il caduceo di Ermete possono riprodotte la potenza dell'albero sacro da cui è stato strappato...Anche gli Egizi ammettevano che nel bastone o nello scettro risiedesse lo spirito dell'albero da cui era stato tolto.
A Dodona in Epiro, che poi fu sede di un celebre santuario greco, il dio Zeus si manifestava nella quercia e attraverso il mormorio delle sue fronde parlava per mezzo degli oracoli.(La voce della quercia)
I Greci usavano consacrare alle divinità gli alberi grandi e maestosi, che potevano suscitare anche un "sacro terrore" a contatto con la potenza divina.
L'acero richiama spesso nel tronco delle forme che richiamano quelle femminili e, dato che dall'acero si ricava un succo simile al latte, che fermentando si trasforma in un gradevole liquore è possibile che i primitivi neolitici vi abbiano riconosciuto la dimora di una dea, la Dama dell'Acero.
Questa credenza ha fatto dell'acero una pianta sacra in ogni epoca; esiste una raffigurazione egizia di un faraone allattato dalla linfa di una albero sacro che sembra protendere una mammella.
Esiste anche una Madonna dell'Acero che fu vista da due pastori in Emilia e nel luogo dell'apparizione è stato costruito un santuario.
Il fico è un albero che ha spesso connessioni importanti con il sacro.
Nella parte più antica della città di Roma, nella zona del Foro, nel luogo in cui Romolo e Remo sarebbero stati allattati dalla lupa, era venerato il fico ruminale (ossia sacro alla dea Rumia, che allattava e che proteggeva i lattanti).
Nel biblico Giardino dell'Eden Adamo ed Eva, improvvisamente consci della propria nudità si coprono con una foglia di fico.
Nei Vangeli di Luca e Matteo compare la parabola del fico sterile.
Gli Ateniesi identificavano inoltre nel fico il primo e più prezioso nutritore degli uomini.
La divinazione degli alberi sacri è diffusa presso tutte le religioni...nell'Antico Testamento non si dimentichi il ruolo che ha l'Albero della Vita, collocato al centro del Paradiso Terrestre.
Si dice che le piante sorte dalla terra ad Atene furono quelle più utili agli uomini, ossia l'olivo e il fico.
Nell'Eretteo, un venerando edificio sacro costruito sull'Acropoli di Atene, un olivo sacro alla dea Atena era piantato tra la facciata del tempio e l'altare.
Secondo un altro mito gli uomini cominciarono invece a mangiare le ghiande di quercia, considerata la "vecchia nutrice degli uomini".
Nell'antico Egitto il sicomoro, identificato con una dea, parlava al dio Osiride, come Zeus parlava dalle querce.
Anche nei testi cinesi gli alberi grandi e magnifici sono considerati luoghi di concentrazione della potenza creatrice della terra.
In una tradizione contadina che è rintracciabile soprattutto nel Veneto, agli alberi sono ancora attaccati i "capitelli" o edicole, generalmente in legno, che sostengono immagini della Madonna o dei Santi.
L' adorazione degli alberi, detta anche fitolatria, ha verosimilmente preceduto anche il culto delle pietre.
Fu agli alberi che gli uomini fecero le loro prime offerte e dedicarono per la prima volta dei riti.
Il primo santuario fu un bosco in cui nulla era costruito. A perenne memoria di questo culto ancestrale resta agli uomini l'uso del bastone come insegna di comando, di potere e di concertazione della forza.
Tratto da "I segreti delle cattedrali" di Antonella Roversi Monaco

lunedì 20 novembre 2017

Cattedrali come portali iniziatici


Anticamente Dio si è manifestato attraverso i fenomeni naturali, solo in seguito gli uomini hanno ritenuto che quello stesso dio dovesse essere onorato in un luogo apposito e hanno fondato le città perché diventassero il luogo del suo riposo e della sua manifestazione.
Infine si è ritenuto che occorresse erigere un tempio, un luogo delimitato dove il dio potesse stare bene e gli uomini con lui.
La cattedrale non è solamente un'applicazione visibile della scienza architettonica degli antichi e dei moderni, ma è anche un luogo di protezione, di riposo e un'occasione di festa.
Il suo significato nasce dall'assimilazione dell'edificio o di una sua parte (il portale) ad alcuni dei simboli che da sempre l'uomo ha connesso al sacro, come le montagne e le caverne.
Il profilo della cattedrale gotica richiama quello di una montagna con i suoi picchi che corrispondono alle torri campanarie e alle guglie.
Il portale si apre con l'ingresso di una caverna.
Non bisogna dimenticare che i più antichi santuari degli uomini primitivi erano costruiti proprio dalle caverne e dalle grotte scavate naturalmente sotto le montagne.
Il loro rapporto sarebbe quindi analogo a quello che si instaura all'interno del corpo umano tra la cavità del cuore e la sommità della testa.
Mostri, grifoni, animali fantastici sono le entità che in genere proteggono i portali delle cattedrali.
Passare per il portale di una cattedrale è un'esperienza che ricorda l'ingresso irto di pericoli in una capanna sacra, che nelle civiltà tribali è il luogo deputato alle iniziazioni.
Queste capanne avevano spesso porte di accesso che ricordano la forma di una bocca.
Il vocabolo spagnolo garganta, "gola", serve a indicare quei luoghi dove la terra appare come un pianeta vivente.
Sono i luoghi in cui la terra si apre assumendo letteralmente la forma di una cavità che può essere percepita come una bocca.
La grotta dell'Arcangelo Michele nel Gargano in Puglia, il santuario di Mont Saint-Michel, il cui nome antico suonava in italiano come "Monte Tomba", posto tra Bretagna e Normandia, sorgono proprio in luoghi dove esistono queste "gole".
Nelle capanne iniziatiche l'ingresso corrispondeva all'inizio di un percorso minaccioso, il cui attraversamento costituiva una prova da superare.
L'iniziando, mentre affrontava la prova, pensava di essere sul punto di sfidare un abisso divoratore e di incontrare entità che avrebbero anche potuto distruggerlo.
Se avesse superato il cimento, egli sarebbe uscito però rigenerato, un'altro uomo, pronto ad entrare nel "mondo degli uomini".
Anche la cattedrale, pur essendo immagine della città divina, è associata a momenti di passaggio e a figure infernali e paurose.
La cattedrale infatti è costruita per tutti e quindi ciascuno deve pagare il proprio pedaggio "iniziatico" per entrare nel luogo che lo raddrizzerà.
Tratto da "I segreti delle cattedrali" di Antonella Roversi Monaco

venerdì 17 novembre 2017

Il patrimonio di conoscenza benedettina sulle cattedrali


Il patrimonio di conoscenze che i monaci benedettini conservavano nei chiostri dei loro monasteri sembrò improvvisamente aver trovato una via, un canale di trasmissione verso la realtà esterna al cenobio, raggiungendo così il mondo delle città e trovando applicazione nelle cattedrali.
Questo patrimonio culturale era costituito da quanto era sopravvissuto al naufragio della cultura classica dopo le invasioni barbariche e la caduta dell'impero romano: le preziose cognizioni furono salvate proprio dai monaci benedettini che nei loro monasteri coltivarono ogni tipo di scienza.
Una meritoria opera di attento recupero e anche di valorizzazione di oggi forma di arte e di ogni ramo del sapere e alla fine di questa paziente ricerca hanno saputo offrirne i risultati a tutti.
La cattedrale gotica costituirebbe una sorta di sintesi e nello stesso tempo l'esito più alto di una lunga gestazione.
Questa straordinaria mole di costruzioni presupponeva il pieno possesso di raffinate e complesse tecniche architettoniche.
Entrare in una cattedrale è un'azione emblematica in grado di suscitare emozioni e di indurre effetti "oggettivi" nella psiche e nel corpo di ogni visitatore.
La cattedrale nasconde dentro di sé simboli antichissimi che l'uomo è ancora capace di percepire benché in modo confuso.
Questi antichi simboli "leggibili" e "accessibili" aumentano in ciascuno la voglia di entrare nelle cattedrali e la possibilità di approfondire la conoscenza dei loro segreti.
Fulcanelli dice:
"Santuario della tradizione, della scienza e dell' arte, la cattedrale non deve essere guardata come un'opera dedicata unicamente alla gloria del cristianesimo, ma piuttosto come un vasto agglomerato di idee, di tendenze, di credenze popolari, un insieme perfetto al quale ci si può riferire senza timore ogni volta che c'è bisogno di approfondire il pensiero degli antenati in qualsiasi campo; religioso, laico, filosofico o sociale"
Il mistero delle cattedrali
Fulcanelli ha interpretato la cattedrale come un monumento di scienza nascosta, utile a tutti, ma decifrabile soltanto da chi conosca i principi di un linguaggio che è appunto esoterico, ossia segreto e non divulgabile al di fuori di una cerchia di "iniziati".
A Fulcanelli va il merito di aver illustrato il significato alchemico dei cicli di raffigurazioni.
La prima impressione che prova un visitatore in una cattedrale è una sorta di raddrizzamento.... i piedi sono come radici, la testa una specie di chioma, il corpo "dritto come un albero"...lo slancio verticale delle strutture gotiche, dei pilastri, degli archi e delle volte, obbliga in un certo senso anche l'uomo a rialzarsi, lo fa sentire protagonista del cosmo, collocandolo tra il cielo e la terra.
Gli uomini scoprono che esiste una dimensione diversa che è sottratta alle fatiche e alle miserie del quotidiano.
La cattedrale indirizzando il suo sguardo verso l'alto, lo spinge a oltrepassare la sua stessa condizione umana, legata alla terra, per avvicinarsi al cielo.
La cattedrale può essere considerata una manifestazione terrena, quasi un riflesso della città di Dio.
Si tratta infatti di un monumento che produce degli effetti positivi e che induce il visitatore ad assumere atteggiamenti capaci di liberarlo dai vincoli della logica umana e di suggerirgli che la libertà d'origine celeste è veramente alla sua portata.
Si è sentito il bisogno di preparare uno spazio apposito dove ospitare la gioia naturale della contemplazione della divinità...
Tratto da "I segreti delle cattedrali" di Antonella Roversi Monaco

mercoledì 15 novembre 2017

La natura e l'architettura

L'architettura ha origine in un colpo d'occhio, secondo un procedimento simile a quello che ha permesso all'uomo di riconoscere collegamenti e disegni nel cielo stellato suddividendolo in costellazioni.
Chiunque contempli il cielo notturno potrebbe chiedersi come mai l'Orsa Maggiore oppure l'Orsa Minore sono formate proprio da quelle stelle e perché non è stata riconosciuta una figura diversa.
La spiegazione più probabile è che si tratti di una costante innata, un'informazione attiva nel cervello degli uomini come se fosse una verità oggettiva.
Gli uomini antichi erano in grado di riprodurre le caratteristiche della natura che ritenevano più ricche di suggestione e di significato.
Ogni monumento non è altro che l'illustrazione di fenomeni naturali.
Non si deve dimenticare che i luoghi sacri sono stati collegati innanzitutto alla natura.
La volontà umana di ordinare e di riprodurre quanto è già presente nella natura avviene dunque solo in una fase successiva, in cui l'uomo agisce come se si volesse appropriare dei fenomeni naturali.
La voglia di organizzare indica che l'uomo, dallo  stato di muta ed estetica contemplazione della natura, passa a quello di "signore" della natura che egli trasforma, modifica e soprattutto imita e riproduce.
Si tratta del passaggio dalla semplicità all'artificio.
La costruzione di un edificio sacro è stata sempre preceduta dalla sacralità della natura.
Fonti, grotte e alberi possono ospitare del resto ancora oggi le apparizioni della Vergine.
I culti più antichi sono stati dunque resi alla manifestazioni della natura.
Il primo "asse"  potrebbe essere stato un albero che è assimilabile alla spina dorsale dell'uomo eretto.
Secondo il Tai Chi Chuan cinese la spina dorsale avverte e risponde agli stimoli provenienti alle varie direzioni dello spazio. Nella spina dorsale eretta avviene una scambio d'energia.
Essa è un'immagine dell'asse del mondo.
Tratto da "I segreti delle cattedrali" di Antonella Roversi Monaco

lunedì 13 novembre 2017

La Francia e le sue numerose cattedrali gotiche

La costruzione di splendide cattedrali è un fenomeno strettamente connesso ai grandi mutamenti che attraversarono tra XII e XIII secolo tutta l'Europa occidentale.
La cattedrale rappresentava il simbolo cittadino e nello stesso tempo superava i confini del centro urbano.
La rinascita dei centri urbani cambiò i rapporti con il mondo rurale che era dominato dalle grandi abbazie benedettine  con i loro enormi patrimoni di terreni agricoli.
Grazie alle loro biblioteche si copiavano e conservavano i manoscritti antichi, il primato della vita spirituale, culturale e artistica.
Le cattedrali diventarono anch'esse centri di civiltà, che non erano riservati più soltanto ai monaci, ma aperti a tutti i cittadini.
La cattedrale diventò quasi il riassunto della cultura medievale, dalle conoscenze architettoniche, artistiche e scientifiche possedute dagli uomini degli ultimi secoli del Medioevo.
Nella cattedrale, considerata lo "specchio del mondo", convergevano tutti i saperi del tempo, gli stessi che erano stati impiegati per costruirla, rappresentati nei cicli figurativi che ornavano l'edificio.
Nel corso di due secoli, il XII e il XIII, si verificò in Europa una frenesia costruttiva senza precedenti: si aprirono più di 25 cantieri nella sola Francia e il dato si riferisce solamente ai principali, allestiti per le cattedrali maggiori.
Le due più famose di questo periodo sono Notre Dame di Parigi e Notre Dame di Chartres.
Si trattò di un'eccezionale mole di lavoro e di uno sforzo economico molto impegnativo, che necessitò di manodopera molto qualificata e costosa.
Jean Gimpel ha calcolato che dal 1150 al 1350 la Francia ha estratto dalle sue cave milioni di tonnellate di pietre per edificare ottanta cattedrali, cinquecento grandi chiese e diverse migliaia di chiese piccole o parrocchiali.
L'Egitto dei Faraoni, nonostante la mole delle sue piramidi, non avrebbe impiegato una quantità di pietre paragonabile a quella che è invece stata messa in opera in Francia....
Tratto da "I segreti delle cattedrali" di Antonella Roversi Monaco

mercoledì 8 novembre 2017

La nascita del termine "gotico"


Circa la nascita del termine gotico e il suo significato esistono diverse interpretazioni.
La più comune ne individua l'origine nei Goti, le popolazioni barbare provenienti dal Nord.
Il termine sarebbe stato usato in senso dispregiativo, in particolare durante il Rinascimento italiano, in cui si voleva indicare così l'origine "barbara" e primitiva dello stile gotico.
Secondo un'ipotesi di Fulcanelli il termine "gotico" avrebbe un'origine molto diversa e sarebbe derivato da una specie di gergo dei costruttori che può essere reso e spiegato soltanto nella lingua francese, anche perché è in Francia che questo stile si impose.
In italiano si chiama "arte gotica", che corrisponde al francese art gothique.
Queste due parole pronunciate insieme suonano come argotique, un aggettivo derivato da argot che indica un gergo segreto, un linguaggio particolare oppure un codice che alcune persone usano quando non vogliono essere comprese dai non iniziati.
Secondo Fulcanelli si tratta di una vera e propria Cabala.
Coloro che parlavano questo linguaggio si presentavano come i discendenti degli Argonauti, gli eroi che secondo il mito greco viaggiavano sulla nave Argo, guidati da Giasone alla ricerca del Vello d'oro.
Dal punto di vista etimologico "argo" si ricollega all'argento cioè alla luce.
L'uso del linguaggio in codice è del resto sempre stato un contrassegno delle organizzazioni segrete.
I Liberi Muratori medievali lo usavano, così come i vagabondi della Corte dei Miracoli di Parigi, i diplomatici quando non dovevano farsi capire.
Esso deriverebbe direttamente dalla lingua dei filosofi e dei sapienti, chiamata nel Corano anche "Lingua degli uccelli" che per essere compresa presupponeva l'intervento dello spirito.
Anche nella mitologia greca esiste un personaggio in grado di comprendere la lingua degli uccelli e si tratta di Tiresia, un indovino, che compare anche nel mito di Edipo e che era direttamente ispirato dalla dea Atena, la Minerva di Romani.
Questo gergo sarebbe anche collegato alla Cabala, il riferimento a questa tradizione è estremamente interessante perché richiama da vicino il mito della Torre di Babele quando l'unico linguaggio parlato dai costruttori della torre fu frammentato nei vari idiomi.
La torre di Babele è il simbolo dell'unità linguistica che precede la frantumazione e la molteplicità.
Oltre all'interpretazione di Fulcanelli relativa del temine "gotico", ve ne sono altre due che possono benissimo coesistere con la prima.
Una ci riporta al dialetto celtico, Ar-Goat che significa il paese degli alberi, del legno.
Di fatto il simbolismo vegetale è davvero preminente nella cattedrale che si presenta come un intrico di fogliame e di pietra.
L'altra ipotesi si riferisce alla parola greca goes, "stregone" o "mago" (la parola deriva dalla stessa radice di goao, "genere",  perché i Greci ritenevano che le formule magiche fossero pronunciate con voce lamentevole) a al termine derivati goezia, "magia", che suggerisce l'idea di un'arte magica che in dice effetti e sottomette chi si trova sotto la volta, facendogli mutare pensiero e orientamento.
Tratto da "I segreti delle cattedrali" di Antonella Roversi Monaco

venerdì 3 novembre 2017

I megaliti celtici


Il passato dei Celti avrebbe un'origine remota e si identificherebbe con la cultura megalitica dell'ultima Età neolitica.
Sarebbero opera dei Celti più antichi i dolmen, i menhir, i cromlech che segnano il paesaggio di certe regioni della Francia, dell'Irlanda e dell'Inghilterra, di cui una delle località più conosciute è senza dubbio Stonehenge.
Ebbene la costruzione di questo centro rituale megalitico resta tuttora un mistero.
Inspiegabili sono ancora le modalità di trasporto delle enormi pietre che compongono gli anelli concentrici di Stonehenge: i megaliti di pietra di Sarsen,  pesanti circa 26 tonnellate ciascuno, provengono da 29 km di distanza, mentre i blocchi di pietra azzurra furono estratti da una località del Galles distante quasi 220 km.
Misteriosi rimangono ancora gli eventi che si svolgevano a Stonehenge.
Il sito ha un orientamento spaziale preciso: durante il solstizio d'estate, il punto in cui sorge il sole è allineato con l'asse centrale del monumento.
Per questa ragione si può presupporre che a Stonehenge si svolgevano riti legati a eventi astronomici e stagionali.
Il complesso è sorto a partire dal 2800 a. C., per alcuni rappresenterebbe il tempio di una società fondata sugli stessi principi della Città Santa...
Immagine reale e rivelata della verità universale, posta come esempio di massima giuda per tutte le genti.
Menhir e Dolmen a Pentre Ifan, nel Galles sud-occidentale, per la propaganda turistica sono l'antica contea dei Druidi.
Sembra che da queste colline vennero attinte e trasportate fino alla pianta di Salisbury le enormi pietre utilizzate per erigere il circolo megalitico di Stonehenge.
Le antiche Piper Stone della contea di Wicklow, Irlanda, sono infissi nel terreno in un'epoca anteriore alle famose 'cinque invasioni'.

Questi macigni hanno ispirato agli invasori sentimenti di sgomento e incomprensione, gli stessi che suscitano ancora oggi.
Le Standing Stone di Stennes, sull'isola di Mainlamd, nelle Orcadi (Orkney in inglese, dal gaelico orc=balena e ey=isola ).
Il complesso sembra risalire al 3000 a. C. nell'arcipelago all'estremità nord-orientale della Scozia è variamente documentata una continuità culturale che giunge fino alle roccaforti della tribù celtica dei Pitti (300 a. C.).
Da ciò l'appellativo di 'Egitto del Nord' per l'isola di Ronsay, dopo il rinvenimento di una tomba neolitica a Midhove, suddivisa in 12 cubicoli funerari e battezzata 'Grande Nave della Morte'.
Tratto da "Miti dei Celti" Atlanti della mitologia




lunedì 2 ottobre 2017

Condensatori di energia


Scrive Basilio Valentino nel 1600: "La Terra non è un corpo morto ma in essa dimora uno spirito che è la vita e l'anima.
Tutte le cose create, inclusi i minerali, traggono la loro forza dallo spirito della Terra.
Esso è la vita, è nutrito dalle stelle e dà nutrimento a tutto ciò che vive e che dimora nel suo grembo.
Per opera dello spirito ricevuto dall'alto, la Terra cova nel suo grembo i minerali, come una madre il figlio non ancora nato".
L'idea di una duplice energia, quella che proviene dalle stelle e quella che proviene dal grembo materno, presiederebbe alla vita.
La scienza ufficiale è arrivata in tempi relativamente recenti alla conoscenza dei raggi cosmici, del campo elettromagnetico, delle correnti telluriche, degli effetti prodotti in superficie dalla presenza di corsi d'acqua sotterranea o da attività vulcanica...
Ebbene tali conoscenze risultano operativamente utilizzate in molte delle civiltà antiche.
Basta prendere in considerazione i siti megalitici, è stato scoperto che i luoghi scelti e la disposizione delle pietre erano tali da coincidere con punti particolarmente rilevanti nel flusso dell'energia terrestre e finalizzati a una sua accumulazione.
Tali luoghi furono per secoli associati dalla gente comune a poteri curativi e le pietre considerate miracolose.
Nell'VIII secolo la Chiesa si trovò a dover combattere contro questo culto pagano...
Ma questi luoghi 'magici' non furono dimenticati: su di essi sorsero monasteri, calvari, cattedrali.
Nella storia degli edifici sacri, infatti, è tutt'altro che infrequente registrare una sovrapposizione millenaria.
Ad esempio la cattedrale di Chartres è sorta sulle rovine di un tempio celtico-romano.
Il piccolo poggio su cui si eleva è stato circondato da una galleria sotterranea che mantiene concentrate le vibrazioni provenienti dal sottosuolo.
D'altra parte la struttura muraria sovrastante sembra essere esposta all'influenza di radiazioni cosmiche particolarmente intense.
Il fedele entrando in chiesa va a collocarsi nel punto energetico ideale di congiunzione tra Cielo e Terra.
Dalla ricostruzione di Stonehenge con l'applicazione di un codice cosmologico si è ottenuta una stella combinando due triangoli equilateri e corrisponde al Sigillo di Salomone simbolo della suprema sapienza.
La vita è frutto della sintonia delle forze che regolano il tutto e a questa sintonia l'uomo, come microcosmo si deve uniformare.
Tratto da "Le cattedrali del mistero"  Atlanti della Leggenda

lunedì 4 settembre 2017

I gioielli celtici e il celebre torquis della principessa di Vix


Segno di distinzione sociale erano i gioielli per i quali i Celti erano noti in tutto il bacino del Mediterraneo.
Il gioiello più caratteristico era il torquis d'oro o di bronzo portato al collo sia dagli uomini che dalle donne.
Il celebre torquis della principessa di Vix in oro massiccio pesa 480 grammi ed è stato realizzato da un abilissimo artigiano che ha assemblato circa 20 pezzi a formare un unico splendido gioiello.
I due grossi tamponi delle estremità recano un cavallino alato realizzato per fusione a cera persa.
Le filigrane e i fili di perle che ne compongono il piedistallo hanno uno spessore di circa 2/10 di millimetro.
Erano comuni anche collane in ambra, corallo  o pasta vitrea colorata, collari piatti lavorati a sbalzo, diademi, orecchini pendenti, bracciali, spille, anelli, cerchi da portare alle caviglie e fibbie preziose per cinture.
Le fibbie erano in metallo a catena e decorate in smalto ed erano elemento essenziale nell'abbigliamento degli uomini e delle donne.
Ai piedi del Mont Lassois in Borgogna, venne ritrovata nel 1953 una splendida tomba celtica.
Era il luogo di riposo di una principessa celtica il cui ricco corredo funerario di fa intendere che per rango doveva essere pari ai principi della sua epoca.
La donna morta intorno ai trent'anni verso il 480 a. C., era sistemata sulla cassa di un carro privato delle ruote e indossava numerosi gioielli: una collana d'ambra, diorite e serpentino, una serie di braccialetti in lignite, un anello da caviglia, fibule con castoni di corallo e naturalmente il pregiatissimo torquis d'oro.
Di fianco al carro era posto un cratere di bronzo con coperchio del peso di 208 kg per 1100 litri di capacità, sicuramente proveniente dalla Magna Grecia.
Serviva per diluire con acqua il vino concentrato e automatizzato con erbe e spezie.
Le coppe antiche e i bacili etruschi rinvenuti sono un'ulteriore conferma di quanto estesi fossero i commerci e gli scambi che i Celti praticavano con tutti i popoli del Mediterraneo.
Tratto da "Miti dei Celti" Atlanti della mitologia