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venerdì 12 aprile 2019

La maestosità delI'India ariana


Dalla conquista che gli arii fecero dell'India nacque una delle più fulgide civiltà che la terra abbia mai conosciuto.
Imperi grandi, capitali immense sorsero sulle rive del Gange.
Le tradizioni storiche dell' India parlano con fervore della regale opulenza, dell'eroica grandezza e del cavalleresco spirito di quelle antiche età.
Nulla potrebbe eguagliare la nobiltà e la fortezza di un re ariano dell'India nell'atto di erigersi sul carro di guerra alla testa di innumeri elefanti, cavalli e guerrieri, mentre un vedico sacerdote lo consacra.
Nel Mānavadharmashāstra si legge: "I dominatori del mondo, che nell'ardore della reciproca distruzione spiegano tutto il proprio vigore sui campi di battaglia senza mai volgersi indietro, ascendono dopo la morte direttamente al cielo".
Essi si dicono infatti discendenti degli dèi..
L'obbedienza filiale, il coraggio militare, accompagnato da un sentimento di protezione generosa di fronte a tutti, ecco l' uomo ideale.
La donna invece ci viene raffigurata dall'epopea indiana umile serva dei bramini, sotto i tratti della sposa fedele.
Tale epopea non rivela il mistero profondo del miscuglio delle razze e la lenta incubazione delle idee religiose, che produssero i profondi cambiamenti nell'organizzazione sociale dell' India vedica, poiché la pura razza conquistatrice degli arii si trovò fra altre molto mescolate e molto inferiori, strano incrocio di tipi gialli e rossi, che per mille sottili gradazioni discendevano dal nero.
La civiltà indù quale immensa montagna avente alla base la razza melanica, sulla vetta i puri e intorno ai fianchi gradazioni infinite di razze miste.
Questi incroci avvennero perché nell'epoca primitiva la separazione delle caste non era rigorosa, sicché la purità della razza conquistatrice andò sempre più alterandosi nel corso dei secoli.
Anche oggi è dato notare come il tipo ariano predomini nelle classi elevate e quello melanico in quelle inferiori.
Tratto da "I grandi iniziati.Volume primo" di Edoardo Schuré

venerdì 4 maggio 2018

Il presupposto della medicina cinese


Yang e Yin sono due principi di carattere opposto, che però si attirano e si completano a vicenda, rimanendo sempre in uno stato di instabilità e di continuo movimento.
Da essi nascono i cinque elementi originari che costituiscono ogni cosa e ogni essere vivente nell'universo: metallo, legno, acqua, fuoco, terra.
Yang è la potenza maschile attiva, il sole, il calore, la secchezza, la vita, l'intelligenza.
Yin è il principio femminile inattivo, la notte il buio, il freddo, il riposo.
Ogni cosa è prevalentemente, ma non totalmente, Yin o Yang in quanto porta in sé un piccolo il dualismo universale.
Gli esseri e le cose caricati di attività opposte si attirano, quelli caricati di attività uguali si respingono.
Yin genera Yang, Yang genera Yin.
Secondo l'antico pensiero cinese, il torace e l'addome contengono 5 organi di natura Yin e 5 visceri di natura Yang.
I primi detti anche lunari, sono: il cuore, i polmoni, la milza, il fegato e il rene.
I secondi, detti anche solari, sono; lo stomaco, il duodeno, il tenue, la colecisti e la vescica urinaria.
I visceri Yang hanno la funzione di captare l'energia dal mondo esterno come alimenti, aria, calore e radiazione.
Gli organi Yin invece tesaurizzano, controllano e purificano l'energia captata.
Ciascun organo è in rapporto con un viscere, dando luogo a delle coppie costituite da unità che si controllano e si frenano a vicenda.
La funzionalità degli organi e dei visceri è assicurata da una circolazione di energia attraverso dodici canali chiamati King.
I King o meridiani, hanno un decorso spesso tortuoso senza alcuna corrispondenza con quello dei vasi o dei nervi.
Su questi canali è situato un gran numero di punti, la cui stimolazione determina una tonificazione o una depressione dei due principi fondamentali nei diversi organi.
L'agopuntura cinese consiste in un'azione meccanica effettuata su questi punti allo scopo di regolare gli squilibri di energia.
L'energia circolante avrebbe una doppia origine interna ed esterna, derivante sia dalla cellula sessuale, che dall'aria, dagli alimenti, dal calore e dalle radiazioni introdotti.
I punti da stimolare o Tsiue sarebbero 365: essi si dividono in vari raggruppamenti, a seconda dell'effetto provocato dalla loro stimolazione e a seconda della loro posizione sui vari meridiani e quindi degli organi a cui essi corrispondono.
Per ogni organo si hanno punti tonificanti e punti disperdenti.
Ci sono punti sorgente, i quali rinforzano l'azione del punto tonificante, quanto quella del punto disperdente dello stesso meridiano.
Ai punti di passaggio si ricorre quando il polso di un organo è debole, mentre il polso dell'organo accoppiato con questo è troppo forte.
I punti di allarme permettono un'azione tonificante sul meridiano dell'organo che si vuole raggiungere; la loro stimolazione è particolarmente dolorosa quando la malattia ha un'origine morale.
I punti di consenso o di assentimento, posti sul dorso, consentono di agire con una dispersione secondaria in modo diretto sui vari organi.
I punti di riunione infine controllano più organi o funzioni.
Tratto da "Medicina e magia dell'antico Oriente" di F. Fiorenzuola F. Parenti

mercoledì 2 maggio 2018

Il Confucianesimo e il Taoismo

È una dottrina considerata più filosofica e morale che veramente religiosa.
Il filosofo oggi conosciuto in Europa come Confucio, perché così chiamato dai Gesuiti portoghesi, nacque secondo la tradizione nel 551 a.C. nello stato di Lu, situato nell'attuale Shantung.
Il suo vero nome di K'Ung fu tsu ; egli apparteneva a famiglia nobile e fu avviato alla vita pubblica, si ritirò da ogni attività amministrativa, dedicandosi allo studio e all'insegnamento e percorse il paese, facendo numerosi proseliti.
Morì probabilmente nel 479 a.C.
La dottrina di Confucio è essenzialmente una dottrina morale, impostata sul dettame comune all'etica cristiana: non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te stesso.
Il Confucianesimo non dà grande importanza agli dèi, ammettendoli come semplici simboli e fissa piuttosto la sua attenzione sulle regole che devono essere seguite dall'individuo per armonizzarsi nella vita civile e nella filosofia.
Una limitazione del Confucianesimo è costituita dal suo carattere aristocratico: Confucio si rivolse infatti prevalentemente ai regnanti e ai nobili, considerandoli come guida di tutta la popolazione.
Un'altra caratteristica fondamentale del pensiero di Confucio è il rispetto per il passato, il rifiuto di ogni pericolosa innovazione.
Così pure tipico del Confucianesimo è  l'amore per la giustizia e il rifiuto della vendetta e dell'animosità.

Il fondatore del Taoismo, anch'essa dottrina più filosofica che religiosa, fu Lao-tze, contemporaneo di Confucio.
La sua opera fondamentale, il Tao te king o libro del Tao, è di estrema brevità e concisione e ci è pervenuta contaminata da frasi di commentatori posteriori, appartenenti spesso a diversa religione.
Il Taoismo è basato su concetti molto complessi, secondo Lao-tze, alla base di tutte le manifestazioni umane, naturali e spirituali, è il Tao, l'essere assoluto, la legge suprema, l'armonia cosmica e universale.
Per la morale taoista l'uomo deve uniformarsi a questa suprema legge, annullando i dettami della propria volontà (egoica) e inserendosi nell' armonia dell'universo.
Dottrina filosofica ad alto livello dato il suo carattere eminentemente speculativo.
Essa prese piede, modificandosi nel corso dei secoli e spesso snaturandosi per la sovrapposizione di dei, miti e superstizioni assolutamente estranei ai suoi principi.
La dottrina del Tao pone le basi essenziali di ogni conoscenza, Lao-tze propose l'ipotesi delle due forze cosmiche fondamentali, Yin e Yang, i principi passivo e attivo dell'universo, sfruttati poi da tutte le scienze cinesi per le loro impostazione teoriche anche a proposito di studi riguardanti la medicina.
Tratto da "Medicina e magia dell'antico Oriente" di F. Fiorenzuola F. Parenti

lunedì 30 aprile 2018

Nei Ching o Canone di medicina cinese


Il testo classico dell'antica medicina cinese fu il Nei Ching o Canone della medicina.
Il Nei Ching consta due libri, di cui il primo o Su Wen (questioni semplici), riproduce le conversazioni tra l'imperatore (Hunag-ti l'Imperatore Giallo 2698-2599 a.C.) e i suoi tre ministri, mentre il secondo, Ling Shu, ha per argomento l'agopuntura.
Un passo del Canone espone una serie di similitudini fra i vari organi del corpo umano e alte cariche delle stato: il cuore viene paragonato al re, i polmoni ai suoi ministri, il fegato a un generale, la colecisti a un giudice, la vescica a un mandarino della sotto-prefettura, lo stomaco a un ufficiale annonario direttore dei granai.
In un altro brano assistiamo alla collocazione dei vari sentimenti umani nei diversi organi interni, fatto comune alla medicina mistico-magica di tanti piccoli antichi.
Il meccanismo fisiologico del concepimento è visto come unione dell'energia maschile con quella femminile.
Le teorie patogenetiche del Canone si ricollegano in parte all'interdipendenza fra uomo e cosmo, pietra miliare della medicina cinese: le stagioni, gli agenti atmosferici, il clima sono spesso citati come causa di malattie.
Anche le emozioni e gli stati affettivi in genere sono di frequente attribuite alcune forme morbose.
Nel periodo della dinastia Sung (960-1276 d.C.) tutte le conoscenze mediche, dall'anatomia alla fisiologia, all'agopuntura e alla farmacologia, furono revisionate e raccolte in una grande enciclopedia imperiale.
L'opera consta di cinque volumi aventi per argomento quasi tutti gli aspetti della medicina legati alla legge, dalle autopsie agli aborti provocati, alle ferite agli avvelenamenti.
Sotto il regno Ming furono promosse la compilazione di grandi opere enciclopediche, alcune delle quali anche di carattere medico.
Spicca fra tutte queste una delle più importanti e delle più vaste trattazioni farmacologiche dell'antichità, il rifacimento del più antico testo Pen Srao Kang mou, dovuto a Li Tche- Tchen.
Il testo non si limita a elencare un numero veramente incredibile di rimedi (quasi 2000 in gran parte vegetali), ma descrive le parti delle piante, specificandone la particolare azione, determina i dosaggi e le combinazioni, sconfina nella chimica, nella storia, nella dietetica, nella geografia e nella patologia.
Il tutto è ampiamente svolto in 52 volumi.
Una trattazione delle stesso tipo, comprendente tutte le conoscenze delle epoche precedenti venne redatta anche per l'agopuntura, con il titolo di "grande perfezione degli aghi e della moxa".
Tratto da "Medicina e magia dell'antico Oriente" di F. Fiorenzuola F. Parenti

venerdì 27 aprile 2018

Le arti magiche dell'antica Cina


Esistevano fin dai tempi più remoti sacerdoti specializzati nella divinazione e alcuni dei loro metodi erano destinati a essere tramandati per secoli e secoli divenendo parte integrante della tradizione cinese.
Uno di questi era basato sull'impiego a scopo profetico delle tartarughe, animali considerati con un certo rispetto mistico, in quanto si vedeva rispecchiata nella loro forma la struttura dell'universo.
A scopo divinatorio, si esponevano al fuoco delle scaglie di tartaruga perforate e si traevano presagi dalle screpolature prodotte in esse dal calore.
Un'altra forma divinatoria abbastanza in uso era la geomanzia, consistente nell'interpretazione profetica delle forme del suolo e cioè nella ricerca di un significato simbolico ai monti, ai fiumi, alle vallate, ai laghi.
Anche l'astrologia aveva molti cultori ed era diretta, più che a ricercare una vera conoscenza dell'avvenire, a stabilire delle norme di comportamento che avviassero ogni individuo verso una sorte favorevole .
Essa teneva conto del grado di luminosità, del colore e della posizione reciproca dei corpi celesti, nonché, nei tempi più tardi, anche dei fenomeni metereologici.
Come in altre civiltà anche in Cina esistevano gli interpreti dei sogni.
Il testo più noto della magia divinatoria cinese è il famosissimo Yin King, o "libro delle trasformazioni",  considerato come una delle più misteriose opere della letteratura antica.
Esso consta di 64 capitoli, ciascuno dei quali è dedicato all'interpretazione simbolica di un esagramma, un piccolo disegno magico costituito da sei linee, intere i spezzate.
Tutto ciò che accade al mondo troverebbe, secondo la tradizione, la sua spiegazione in questo libro.
La magia cinese teneva in gran conto la mistica dei numeri, attribuendo a molti di questi un valore fasto, ad altri un valore nefasto.
Ad esempio il numero 5 ritorna, con una distanza che non sembra casuale, in quasi tutte le suddivisioni e le classificazioni della scienza cinese.
5 sono i colori essenziali: verde, rosso, giallo, bianco, nero.
5 sono le regioni: Est, Sud, Centro, Ovest, Nord.
5 sono le specie di creature: a scaglie, a piume, nude, pelose, corazzate.
5 sono gli organi interni: milza, polmoni, cuore, fegato, reni.
5 sono le note musicali.
5 sono gli elementi originari: metallo, legno, acqua, fuoco, terra.
Tratto da "Medicina e magia dell'antico Oriente" di F. Fiorenzuola F. Parenti

lunedì 23 aprile 2018

Antica Cina: alimenti e farmaci


La scienza dell'alimentazione era considerata di primo piano: in certe epoche vi erano stati persino degli specialisti in dietetica.
In genere essa era strettamente connessa con la farmacologia, in quanto i farmaci stessi, tutti naturali erano visti più sotto l'aspetto di alimenti che di vere sostanze medicamentose.
Si preferivano le sostanze ad azione terapeutica molto blanda e da somministrare per lunghi periodi, in vista di una loro azione preventiva verso le malattie e modificatrice del terreno organico e della situazione energetica, piuttosto che i farmaci sintomatici ad azione immediata e violenta.
Non per nulla si è creduto di attribuire alla Cina l'invenzione della medicina omeopatica.
La preparazione dei farmaci era molto semplice e impostata sul desiderio di alterare il meno possibile la loro struttura naturale.
I decotti erano di impiego comune; per la loro cottura si doveva ricorrere al fuoco del carbone di legna e alle pentole di maiolica, evitando assolutamente i recipienti metallici.
La classificazione dei cibi e dei medicamenti risentiva naturalmente delle concezioni generali sulla struttura della materia e quindi si consideravano alimenti e farmaci Yang o Yin, a seconda del tipo della loro carica di energia.
In linea di massima un farmaco Yang serviva per curare una malattia Yin e viceversa.
Anche il sapore era una proprietà di cui si teneva conto nella classificazione.
Se ne consideravano 5 fondamentali: acre, acido, zuccherino, salato, amaro.
Nell'opera sull'antica farmacopea cinese, il Pen-Tsrao-Kang-mou vi sono citate  1892 sostanze medicamentose in gran parte vegetali, in parte minore di origine minerale o animale, tutte classificate e suddivise con gran cura in 16 classi e specie.
Malgrado fosse infiltrata da principi magici e filosofici, la farmacologia deve essere considerata come la parte più positiva di tutta l'antica medicina cinese.
Molti rimedi allora impiegati si trovano nella terapia moderna e ciò fa pensare che ne fossero state intuite reali doti curative.
Tratto da "Medicina e magia dell'antico Oriente" di F. Fiorenzuola F. Parenti

venerdì 20 aprile 2018

Lo yoga e l'incompatibilità con una "vita occidentale"


Questo post è atto a sottolineare che il nostro concetto di yoga è puramente attribuito a una specie di ginnastica rilassante, e per quanto se ne possa trarre benefici psicofisici, va a usurpare il vero significato di un concetto orientale  antico, puramente e profondamente spirituale.
Partendo dalla nostra forma mentis che tende a voler trovare il "concetto" giusto da attribuire alla religione, al fine di  comprenderne a pieno il valore o, ancora a "filosofeggiare" su le teorie metafisiche, che piuttosto andrebbero "esperite" e "sentite" profondamente e intimamente anziché letteralizzate come il mondo occidentale è abituato a fare.
"La parola yoga trae le sue origini dalla radice yuj, che significa unire legare assieme e va interpretata come un Unione Mistica con la divinità In pratica il vocabolo viene usato per designare ogni tecnica di ascesi e di meditazione avente per fine la liberazione dello spirito dalla materia e la soppressione della coscienza normale o empirica.
La via scelta dallo yoga a questo scopo è l'ascesi o Tapas già intesa dal pensiero filosofico e religioso indiano come mezzo per ottenere l'emancipazione dal ciclo delle esistenze e la liberazione finale dell'anima.
L'ascesi ha in sé un concetto di rinunzia per tutti i piaceri della vita terrena e implica senz'altro dei valori morali quali l'amore per il prossimo e per gli animali. 
Lo yoga non può essere considerato come una teoria religiosa pur non escludendo la religione, e se infatti ammette un dio, o Isvara, e gli si rivolge spesso, senza però preoccuparsi di svilupparne appieno il concetto e di specificarne le attribuzioni.
Lo yoga non può neppure essere considerato come una dottrina puramente filosofica, in quanto l'ascesi da esso propugnata non si esaurisce in una astrazione spirituale ma si concreta in una tecnica che implica sempre un'azione impostata com'è su atti di purificazione, posizione, pratiche respiratorie ed esercizi di vario genere.
La pratica yoga implica una serie di rinunce: lo yogin deve infatti abbandonare la famiglia e la società profana, osservare la castità, adattarsi a pensare, a respirare e a comportarsi in modo diverso da tutti gli altri uomini.
Eppure lo yoga non può essere accusato di pessimismo o di nichilismo in quanto le sue rinunce sono tutte funzioni più elevate conquiste e non solo spirituali.
La seconda meta che l'allievo deve raggiungere è rappresentata dai raffrenamenti o Yama.
Essi hanno lo scopo di imporre una specie di codice morale che renda più agevole la via all'ascesi e si concentrano in cinque precisi comandamenti:
il primo non uccidere, riflettere l'amore verso il prossimo e verso il genere animale, che è proprio dello spirito mistico indiano;
il secondo non mentire, riflettere l'amore per la verità, meta suprema di ogni sapiente;
il terzo non rubare, ha un'interpretazione molto più estensiva di quanto non possa sembrare in apparenza, implicando anche l'obbligo di prendere solo quanto viene volontariamente offerto e si basa chiaramente sul disprezzo verso ogni bene materiale;
il quarto astenersi sessualmente, ha una doppia origine rappresentata da un desiderio di purificazione e dalla volontà di mantenere sempre viva ed efficente la potenza virile, che gli indiani credevano fosse rafforzata dalla castità;
il quinto non essere avaro, nasce anch'esso dalle due aspirazioni, il già citato amore verso il prossimo e il disprezzo per la ricchezza.
L'hata-yoga si tratta della forma che è divenuta più nota in Occidente, probabilmente in seguito alla sua erronea interpretazione come un metodo di ginnastica igienica.
Ne sono stati curati moltissimi adattamenti alla mentalità e al costume occidentale, che in genere ne travisano completamente il significato.
Tratto da "Medicina e magia dell'antico Oriente" di F. Fiorenzuola F. Parenti
Solo nelle ultime fasi appaiono le Asana o posizioni yogiche, che a quanto pare qui in occidente sono la parte più evidente e praticata...
Ma ovviamente, riguardano solo uno dei tanti "step" dell'ascetismo yogico che è un percorso profondo e sentito fin dai primi anni di vita.
Viene da sé che il nostro stile di vita comune è incompatibile, a meno che non si sia disposti alle rinunce e alle scelte etiche sopra elencate...

lunedì 16 aprile 2018

Il Buddhismo


Fondatore di una delle più elevate religioni orientali nacque verso il 560 a.C. dalla famiglia principesca dei Sakya, appartenente alla stirpe dei Gotama.
Alla nascita gli fu imposto il nome di Siddharta e fu avviato a una vita di agi e di piaceri destinato dal padre al futuro potere politico.
Ciò non gli impedì di provare una progressiva insoddisfazione per una vita puramente materiale.
Narra la leggenda, che alla base del suo fermento spirituale fossero le quattro celebri visioni apparsegli durante le sue passeggiate meditative: un vecchio oppresso dagli anni, un ammalato coperto di piaghe, un cadavere in decomposizione e un monaco mendicante.
La conseguente crisi spirituale trasformò il ricco principe Siddharta nel Buddha, ossia "lo svegliato" o "l'illuminato". Abbandonati la famiglia e gli agi e gli si dette alla povertà, alla meditazione e alla predicazione respingendo sia il brahmanesimo di cui soprattutto ripudiò la poco umana divisione in caste della società, sia l'eccessiva astrazione in un troppo vuoto ascetismo.
Mentre percorreva l'India, dette corpo a una nuova dottrina religiosa impostata come il Jainismo sulla liberazione dal dolore da raggiungersi attraverso il rifiuto dei godimenti puramente materiali. Secondo il Buddhismo, la natura animale e vegetale, tutti gli dei e gli uomini sono accumunati in una specie di essere universale e non sono soggetti a continue reincarnazioni.
La meta ultima di questa religione è ancora una volta il Nirvana, uno stato di perfetta pace sempre poggiato sull'annientamento del desiderio di vivere, ma fondato su di uno spirito di carità e di amore verso il prossimo di indubbio valore etico.
Quando Buddha morì pressoché ottantenne verso il 480 a.C., la sua nuova religione aveva già preso stabilmente piede nel paese e ancor più doveva diffondersi dopo la sua morte divenendo poi religione ufficiale dello stato sotto il regno di Asoka nel III secolo a. C.
Alcuni secoli più tardi la religione Buddista subì in India una progressiva decadenza, sostituita da una rinascita del Brahmanesimo, ma non si spense, affermandosi invece in regioni limitrofe quali la Birmania, il Siam, la Cina e il Tibet; in molte delle quali domina anche ai nostri giorni.
Dal punto di vista medico e sociale il Buddhismo ebbe, con le sue dottrine umanitarie, un'importanza di primo piano favorendo la costruzione di ospedali e l'assistenza ai poveri e ammalati.
Dal tronco principale del Buddhismo ortodosso nacquero numerosi sciami, tra cui ricorderemo solo le due grandi correnti Mahyana o grande veicolo e Hinayana o piccolo veicolo, che nel II sec. d.C. frammentarono la dottrina originale del Buddha.
La fondazione degli ospedali è stata attribuita al famoso re buddhista Asoka, vissuto nel III sec. a. C. che emanò alcuni editti aventi lo scopo di assicurare le cure mediche agli uomini e agli animali.
Essa fu però probabilmente anteriore in quanto, come riporta il Major, opere ospedaliere pare fossero istituite a Ceylon già nel V sec a. C. e anche nel II sec. a. C. a opera del re Duttha Gamani.
La religione Buddhista si diffuse dall'India alla Cina prendendovi largamente piede al tempo della dominazione mongolica.
In Cina il Buddhismo fu diffusamente accettato, ma non sempre come religione esclusiva, fondendosi parzialmente con il Confucianesimo, con il Taoismo e persino con i politeismi primitivi.
Tratto da "Medicina e magia dell'antico Oriente" di F. Fiorenzuola F. Parenti

venerdì 13 aprile 2018

Il Brahmanesimo, il Jainismo e l'Induismo

La religione Brahmanica può essere definita un'elaborazione più evoluta del primitivo Vedismo, legata alla nascita e alla progressiva influenza della casta sacerdotale dei brahmani e al formarsi del pensiero filosofico indiano.
Le concezioni metafisiche sono più o meno le stesse del Vedismo e anche le divinità sono in genere derivate dai testi vedici.
La maggiore triade divina, la cosiddetta Trimurti, posta al vertice della religione è costituita da Brahma, Visnu e Siva.
Questi tre dei, pur mantenendo ciascuno una propria distinta individualità, sono considerati come tre aspetti di un'unica divinità.
A Brahma è attribuita la creazione dell'universo e la personificazione dell'uno e dell'assoluto.
Attribuzioni più umane e accessibili ha invece Visnu figura derivata da una divinità Vedica solare di importanza minore.
Il carattere terreno, umano e benevolo di Visnu è confermato dalla sua facoltà di assumere per il bene dell'uomo diverse incarnazioni (ne sono considerate 10).
Siva è invece una divinità più sinistra e violenta, probabilmente derivata dal dio Vedico Rudra, personificazione della tempesta.
Le concezioni vediche e brahmaniche non erano destinate a soddisfare per sempre la sete spirituale del popolo indiano desideroso di elevarsi sopra le miserie e i dolori della vita terrena e di trovare la liberazione.
Nacquero così due dottrine religiose fra loro affini: il Jainismo e il Buddhismo.

Il Jainismo cominciò a delinearsi probabilmente intorno all'VIII o al IX sec a.C., come concezione eretica al Brahmanesimo, ma prese corpo e struttura omogenea solo verso il VI sec a.C. a opera di Vardhamana, l'ultimo dei 24 profeti chiamati Jina.
La dottrina da lui predicata di rigorosissimi ordini monastici, vincolati a prescrizioni e norme di grande rigore.
Questi asceti si ispirarono a principi basilari di una retta fede, di una retta conoscenza e di una retta condotta, orientando tutta la loro vita verso la meta finale del "nirvana", inteso come assoluto distacco dell'anima dagli aspetti materiali del mondo e come liberazione dal dolore.
La dottrina Janaista confermò la credenza brahmanica nella metempsicosi  e sostenne una continua trasmigrazione delle anime in corpi umani, piante o in animali a seconda del loro grado di perfezione.
La rigidità della morale jainistica, ancora maggiore di quella buddhista, appare evidente nelle norme etiche che prevedono obblighi di sincerità, di castità, di astensione del furto e la proibizione di uccidere anche il più insignificante essere vivente.

La religione induista o Neo-Brahmanesimo può essere considerata come l'espressione della reazione di un popolo disorientato come nessun altro, di fronte a una congerie di dottrine religiose e di teorie filosofiche sovrapponentisi e alternantisi nel corso della storia indiana.
Questo sistema religioso raggiunse a un nucleo centrale brahmanico elementi di provenienza più antica, come alcune credenze animistiche e politeistiche primitive, ed elementi desunti dalle più mature concezioni jainista e buddhista, non sempre facili ad accettarsi integralmente, specie quando rompevano costumanze tanto radicate come quella delle caste o imponevano norme etiche troppo rigide e austere.
L'Induismo è praticato anche oggi in gran parte dell'India.
Tratto da "Medicina e magia dell'antico Oriente" di F. Fiorenzuola F. Parenti

lunedì 9 aprile 2018

Il Vedismo


La conoscenza attuale sulle credenze religiose della civiltà costituitasi sulla fusione degli invasori ariani con gli aborigeni indiani è tratta da un complesso di opere letterarie noto come Veda o scienza sacra.
Il maggior livello culturale e letterario appartiene proprio alle lingue indo-ariane, facenti capo a un gruppo di dialetti parlati dagli invasori Arii, fra cui spicca il sanscrito.
In un sanscrito molto arcaico sono scritti i testi vedici, anche i Brahmana e le Upanishad che comprende una ricchissima tradizione letteraria fino al principio del VI sec. d.C..
I Samhita Vedici sono raccolte di inni, preghiere, formule magiche, norme rituali e sacrificali.
Il più antico di questi testi è il Rigveda, alquanto posteriori sono il Yajurveda, il Samaveda e l'Atharveda.
L'intera compilazione pare sia stata conclusa verso il 1000 a.C., ma alcuni inni del Rigveda sembrano essere antichissimi alcuni dei quali risalirebbero al 1500 a.C., altri, fra cui lo Jacobi, addirittura al 3000 a.C..
I Brahmana sono manuali rituali e liturgici datati dai più fra il 1000 e l'800 a.C. le Upanishad sono invece opere contenenti trattazioni metafisiche e psicologiche e sono considerati i più antichi testi filosofici indiani: alcune di esse pare risalgano a un periodo compreso tra l'800 e il 500 a.C.
I Sutra sono raccolte di brevissime sentenze di estrema concisione e spaziano in ogni campo del sapere, dalla legge al rituale religioso, dalla grammatica all'astrologia.
Le divinità del periodo Vedico sono quasi tutte ispirate a concezioni di tipo animistico, anche se piuttosto evolute ed elaborare, in quanto personificazioni di entità cosmiche, atmosferiche e terrestri.
Fra i dei del cielo ricorderemo Dvaus, Mitra che rappresenta il sole e la luce del giorno, Varuna che personifica il firmamento notturno e ha attribuzioni morali in quanto punitore degli uomini colpevoli.
Esiste anche una personificazione dell'aurora, Usas, descritta mentre spiana la strada al Sole. Suoi fratelli sono gli Asvin, due gemelli sempre uniti che hanno anche attributi guaritori.
Il Sole ha varie personificazioni a seconda delle sue funzioni: esso è di volta in volta Surya, Savitar, Pusan e Visnu.
I fenomeni atmosferici sono rappresentati in tutta la loro violenza e vitalità da Indra, amante delle lotte e delle battaglie, ma pur sempre generoso, e da Rudra signore del vento.
Anche la terra ha le sue divinità, prima di tutte Prthivi, che la impersona direttamente.
Altro dio terrestre è Agni, con attribuzioni benevole che lo rendono caro agli uomini e a ogni famiglia di cui è l'ospite e il protettore.
Soma rappresenta la deificazione di una pianta dotata di priorità inebrianti ed euforizzanti, capace di dare vigore agli uomini e agli dei.
Soma diventerà poi una divinità lunare.
La religione vedica contiene già in germe la dottrina della metempsicosi o trasmigrazione delle anime, destinata ad essere ripresa ed elaborata anche da quasi tutte le religioni posteriori.
La forza che provoca e guida le trasmigrazioni e le rinascite sarebbe il misterioso Karman.
Altre concezione Vediche che avranno influssi anche sulla medicina, sono quelle dell'Atman inteso come respiro che sta alla base di ogni cosa e di ogni funzione vitale dell'uomo  e del Brahman, altro misterioso spirito o forza presente in tutti gli esseri, capace di favorire le comunicazioni fra l'uomo e la divinità.
Tratto da "Medicina e magia dell' antico Oriente" di F. Fiorenzuola F. Parenti

venerdì 6 aprile 2018

L'arte mantica e la medicina degli Assiro-Babilonesi

Moltissime furono le suddivisioni della mantica, ciascuna delle quali aveva le proprie precise norme e i propri specialisti.
-La lecanomanzia traeva le profezie dall'osservazione dei movimenti dell'olio in un vaso.
-L'empiromanzia si basava sui movimenti della fiamma del fuoco.
-Un'altra branca dell'arte divinatoria traeva i suoi auspici dal comportamento di varie sostanze, fra cui la farina, gettate nell'acqua.
-Anche le osservazioni degli animali, delle piante e del corso dei fiumi faceva parte della scienza profetica.
A titolo di curiosità, l'antichissimo timore superstizioso per un fatto nero che attraversa la strada, sembra risalire propri ai Sumeri.
-Un altro campo dell'arte divinatoria in cui gli abitanti della Mesopotamia furono maestri era l'oniromanzia.
Si può dire che l'interpretazione magica e religiosa del sogno sia antica quanto l'uomo: ne troviamo esempi anche fra i popoli primitivi.
I sacerdoti assiro-babilonesi erano consultati con grande frequenza da persone di ogni ceto che credevano di indovinare nei loro sogni la presenza di qualche divinità e ne desiderava una spiegazione qualificata.
Qualche studio sostiene che gli Assiro-Babilonesi praticassero nei loro templi anche l'incubazione, cioè l'induzione provocata con varie tecniche di un sonno ieratico, a scopo terapeutico o mistico.
Si è visto come gli dei più importanti fossero identificati con un determinato astro.
-Si può comprendere quindi quale grande influenza avesse l'astrologia che era considerata in un certo senso la più intellettuale e la più elevata fra le scienza divinatorie.
Anche il calendario era suscettibile di interpretazione magiche, poiché i mesi e i giorni erano classificati in fasti e nefasti.
Ciò influenzava anche sull'attività dei medici che, in certi giorni non potevano prestare la loro opera.
-L'osservazione del corpo umano, aveva l'arte di trarre presagi delle caratteristiche fisiche dei nuovi nati.
Si teneva particolarmente conto delle malformazioni congenite, ad alcune delle quali era attribuita delle malformazioni congenite, ad alcune delle quali era attribuita una grande influenza sulle fortune della città o dello stato.
Le stesse osservazioni si compivano sulle nascite degli animali.
-L'epatoscopia era molto usata per trarre presagi di carattere medico.
Consisteva nell'esame del fegato delle vittime sacrificali e risaliva con ogni probabilità sino alla civiltà sumerica.
Le tavolette assiro-babilonesi recano impressi moltissimi trattati sull'esame divinatorio del fegato.
Il fegato era deniminato Kabittu, nome che ha in sé il significato di pesantezza, probabilmente per la quantità di sangue contenuta in quest'organo.
(Ricordiamo che per alcune tradizioni il fegato è il simbolo fisico del Sé)
Tratto da "Medicina e magia dell'antico Oriente" di F. Fiorenzuola F. Parenti