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venerdì 7 giugno 2019

La leggenda di Iside ed Osiride


Intorno al 2200 a. C. l'Egitto subì la più tremenda crisi che possa attraversare un popolo: l'invasione e una quasi conquista straniera.
L'invasione fenicia, condotta dai re pastori, chiamati Hyksos, precipitò sul delta e sul medio Egitto.
I re scismatici portavano con sé una civiltà corrotta, la mollezza jonica, il lusso dell'Asia, i costumi dell'harem e la grossolana idolatria.
Compromessa era l'esistenza nazionale dell' Egitto, pericolante l'intellettualità e minacciata la sua universale missione; ma lo animava un corpo organizzato di iniziati, depositari dell'antica scienza di Ermete e di Ammon-Râ.
Infatti quel sacerdozio, che sembrava curvato sotto l'invasione riconoscendo il dominio degli usurpatori, che imponevano la legge del Toro e il culto del bue Apis, conservava invece nell'intimo recesso dei templi la scienza, le tradizioni e l'antica e pura religione avita con la speranza di restaurazione della dinastia nazionale.
Fu in quell' epoca che i sacerdoti diffusero tra le folle la leggenda di Iside e di Osiride, dello smembramento di questo e della sua risurrezione per opera di Oro, suo figlio, il quale ritroverebbe, trasportate del Nilo, le sue sparse membra.
Il popolo lenito soltanto dalla speranza che proponeva in Oro, intermediario divino, conservava amore all'antica religione.
Ma contemporaneamente sentivano gli iniziati esser necessario che inattaccabile fosse la verità esoterica e perciò la coprirono di  un triplice velo.
Al diffuso culto popolare di Iside e Osiride corrisponde l'intima e sapiente organizzazione dei misteri maggiorati e minori, difesi da quasi insuperabili barriere e da tremendi pericoli.
Furono inventate le prove morali e richiesto di giurare il segreto, mentre con grande rigore s'infliggeva la pena di morte agli iniziati, che divulgassero il minimo particolare dei misteri.
L'iniziazione egiziana non fu soltanto rifugio di esoteriche dottrine, ma anche crogiuolo, ove si preparavano puri elementi per la nazionale risurrezione e scuola di religioni future.
Mentre i coronati usurpatori regnavano in Menfi, lentamente Tebe preparava la rigenerazione del paese.
Dal suo tempio dalla sua arca solare, uscì Amos, il salvatore dell' Egitto che cacciò gli Hyksos, dopo nove secoli di loro dominazione e ripristinò nel suo diritto la scienza egiziana e la virile religione di Osiride.
Tratto da "I grandi iniziati. Volume primo" di Edoardo Schuré

lunedì 3 giugno 2019

Ermete


Ermete Toth, misterioso e primo iniziatore dell'Egitto alla sacra dottrine si riconnette con una prima e pacifica fusione delle razze bianca e nera, avvenuta nelle regioni dell'Etiopia e dell'alto Egitto.
Ermete è nome generico che designa ad un tempo un uomo, una casta e un dio.
Quale uomo, Ermete è il primo ed il grande iniziatore dell'Egitto; quale casta, è   il sacerdozio depositario delle occulte tradizioni; quale dio, è il pianeta Mercurio, assimilato con la sua sfera ad una categoria di spiriti iniziatori divini ed egli presiede alla regione sopraterrestre della celestiale iniziazione.
Tutte queste cose sono legate come da un filo invisibile, segrete affinità, e il nome Ermete è quale talismano che le riassuma, quale suono che le evochi.
Ermete Trimegisto, tre volte grande, perché egli era re, legislatore e sacerdote.
Allora non esistevano né papiri né scrittura fonetica, la scienza del sacerdozio era incisa in geroglifici sulle colonne e sui muri delle cripte e soltanto più tardi passò nelle biblioteche dei templi, ma di molto aumentata.
Gli egiziani attribuivano ad Ermete 42 libri, che trattavano la scienza occulta, testi alterati ma infinitamente preziosi di quell'antica teogonia, che è il fiat lux dal quale Orfeo e Mosè ebbero i primi raggi di luce.
Così la dottrina del Fuoco-Principio e del Verbo-Luce, racchiusa nella Visione di Ermete, resterà certa e centro dell'iniziazione egiziana.
Le religioni dell'Assiria, dell'Egitto, della Giudea non si comprendono che quando si afferma il punto di contatto con l'antica religione indo-ariana, e allora, anziché mostrarsi a noi come enigmi e sciarade, nel loro insieme e vedute dall'alto ci appaiono quale superba evoluzione, ove le cose si ordinano e si spiegano reciprocamente.
La luce di Rāma, accesa nell'Iran cinquemila anni prima di Cristo, irradiò sull'Egitto e divenne la legge di Ammon-Râ, Dio solare di Tebe.
Tratto da "I grandi iniziati. Volume primo" di Edoardo Schuré

lunedì 6 maggio 2019

L'iniziazione di Krishna; il re uccide il vecchio saggio (terza parte)



Kansa sorpreso dal non udire grida furtivamente s'insinuò lungo il viale e rimase stupefatto dal vedere Krishna ai piedi del santo anacoreta.
Questi diresse su Kansa gli occhi di cieco e levando in alto il suo bastone disse;
"O re di Madura, che vieni per uccidermi, salute! Giacché tu mi libererai dalla miseria di questo corpo.
Tu vuoi sapere ove sia il figlio di tua sorella Devakī, che deve detronizzarti.
Ebbene, tu lo vedi qui prosternato dinanzi a me è dinanzi a Mahadeva; e gli è Krishna, è il tuo duce!
Considera quanto maledetto e insensato tu sia, dacché il più terribile fra i tuoi nemici è proprio lui.
E tu lo hai condotto a me perché io gli dica che egli è il fanciullo predestinato.
Trema! Tu sei perduto e l'anima tua infernale sarà preda dei demoni".
Kansa stupefatto livido di rabbia vedendo Krishna rimanere genuflesso, afferra l'arco e tendendolo con tutta la forza scoccò una freccia contro il figlio di Devakī.
Però il braccio gli tremava e il dardo andò a conficcarsi nel petto di Vasichta che pareva attenderlo in estasi con le braccia in croce.
Un grido partì, un grido terribile, non già dal petto del vecchio, ma da quello di Krishna.
Egli aveva sentito la freccia sibilargli nelle orecchie, l'aveva veduta nella carne del santo e gli parea che si fosse immersa tutta nel cuore suo, talmente la sua anima in quel istante si era identificata con quella del rischi.
Con quella freccia acuta tutto il dolore del mondo trafisse l'anima di Krishna, dilaniandolo fino alle profondità.
Vasichta, tuttavia con la freccia conficcata nel petto, senza mutar posizione, agitata ancora di labbra mormorando:
Figlio di Mahadeva, perché gettare quel grido? Vano è l'uccidere; il dardo non può raggiungere l'anima, e la vittima vince l'assassino.
Trionfa o Krishna, che si compiono i fati: io torno a Colui che non cambia, accolga Brahma l'anima mia! 
Ma tu, eletto da Lui, salvatore del mondo, sorgi! 
Krishna! 
Krishna!
Tratto da "I grandi iniziati. Volume primo" di Edoardo Schuré

venerdì 3 maggio 2019

L'iniziazione di Krishna; Vasichta il vecchio della santa foresta (seconda parte)


Vasichta il vecchio muni
Da un anno il muni centenario Vasichta viveva in quel tugurio, nascosto nel più profondo della santa foresta, attendendosi la morte.
Già prima della morte fisica egli si era liberato dalla prigione del corpo.
Gli occhi erano spenti, ma egli vedeva con l'anima, la pelle percepiva appena il freddo e il caldo, ma il suo spirito viveva nella perfetta unità con lo spirito supremo; egli non vedeva le cose del mondo che attraverso la luce di Brahma, pregando e meditando senza tregua...una gazzella, che pascolava aggiunzagliata da lui, lo avvertiva bramendo dall'avvicinarsi delle fiere che egli allontanava mormorando un mantra e protendendo il suo bastone di bambù a sette nodi.
Con lo sguardo interiore vedeva qualunque uomo a molte leghe di distanza.
Krishna si trovò improvvisamente di fronte a Vasichta seduto con le gambe incrociate.. La sua pace era profonda, mentre dagli occhi ciechi usciva l'intero scintillio del veggente.
Krishna appena lo vide riconobbe il vegliardo sublime che incontrò quando sua madre fu richiamata dal capo degli anacoreti e scomparve senza poter dire addio al suo adorato figlio quindicenne.
Krishna iniziò a cercare sua madre finché cadde in una meditazione profonda e andò errando per settimane perduto nei suoi pensieri sul monte Meru.
Giunse su una cima boschiva della catena dell'Himavat e scorse un vecchio di aspetto secolare che gli disse; "tua madre è presso Colui che mai non cambia...cercalo".
Krishna chiese all'anacoreta quando avrebbe potuto rivederlo e lui rispose;
"Quando la figlia del Serpente spingerà il figlio del Toro e schiaccerai la testa del Serpe.
Sappi tu, o figlio di Mahadeva, che io e te siamo uno in Lui. Cercalo, cercalo, cercalo sempre!"
Krishna ridiscese dal monte Meru trasfigurato poiché tutto il suo essere irradiava una nuova energia, una potenza dominatrice.
Quando rivide il vecchio saggio (colui avrebbe dovuto uccidere per il re) egli sentì una commozione di gioia, il rispetto curvò tutta l'anima sua ed egli, obliando il re, il carro, il regno, piegò le ginocchia davanti a santo e l'adorò.
Tratto da "I grandi iniziati. Volume primo" di Edoardo Schuré

lunedì 29 aprile 2019

L'iniziazione di Krishna; tentazione e foresta oscura (prima parte)


(Krishna è nel castello de re Kansa, che avendo udito della gesta del ragazzo, lo manda a chiamare per constatarlo di persona, Krishna ignaro delle sue origini e della parentela con il re, va da lui e gli promette di uccidere un mago che mina la sua regale vita, ma Nysumba affascinata dal giovane si fa trovare nella sua stanza, sperando che il valoroso ragazzo possa diventare suo e uccida il re.)

Tentazione:
"Tu persegui vani sogni e non vedi i tesori della terra, che io ti posso offrire.
Vi sono re che cingono la corona e non sono re: vi sono figli di pastori che hanno la sovranità sulla fronte e non conoscono la loro potenza...uccidi il re nel sonno ed io porrò la corona sul tuo capo e tu sarai signore del mondo. Te lo ordino, lo voglio, perché t'amo e tu sei predestinato a me"
Così disse Nysumba a Krishna levandosi impieriosamente, affascinante e terribile come un serpente, saettò dagli occhi neri uno sguardo così fosco nell'occhio limpido di Krishna che egli fremè spaventato.
In quello sguardo l'inferno gli apparve.
Egli vide l'abisso del tempio di Kali... vide serpenti che vi si torcevano come in una eterna agonia.
Allora gli occhi di Krishna ebbero lampi, come due pugnali che trapassassero da parte a parte il cuore della sinistra regina;
Nysumba lanciò un grido acutissimo e ruzzolò sul giaciglio mordendo la porpora, mentre svaniva la fittizia gioventù, era ritornata vecchia e rugosa.
Krishna uscì, lasciandola in preda alla sua collera.
Foresta oscura
Krishna e il re e una spia, su focosi cavalli da guerra, volavano alla foresta in sembianze di due cacciatori.
(La missione di Krishna, al servizio del re Kansa, era quella di uccidere un mago di nome Vasichta, il quale predisse al sovrano che egli sarebbe perito sotto il figlio di sua sorella Devakī.
Krishna non sapeva nulla delle sue origini)
Era il principio della stagione delle piogge.
Allorché si avvicinarono alla foresta sacra, si velò il sole e l'atmosfera si riempì di una bruma dalle trasparenze di rame.
Dal cielo tempestoso nubi dense pendevano a guisa di trombe sulla sconsigliata chioma degli alberi.
Improvvisamente la foresta si fece tetra.
Krishna sferzò i cavalli ed il carro entrò sotto le dense ombre dei baobap con velocità vertiginosa, ma sempre più selvaggia e più tremenda si faceva la foresta. 
Balenavano lampi, il tuono rumoreggiò....
Tratto da "I grandi iniziati. Volume primo" di Edoardo Schuré

lunedì 22 aprile 2019

Devakī la vergine madre di Krishna


Devakī sorella di Kansa; re dei figli della luna, sovrano dal cuore tenebroso e anima insaziabile egli desiderava solo schiavi intorno a sé.
Cercò alleanza con Kalayeni, signore dei morti,  devoto alla dea Kali e votato alle tenebrose arti della magia nera, amico dei demoni nottambuli e re dei serpenti, fece sposare sua figlia Nysumba con il re Kansa promettendogli l'impero della terra.
Nysumba, figlia del re mago, dai pendenti d'oro e dal seno d'ebano, il suo viso somigliava a una nube fosca che la luna sfumasse di azzurri riflessi, gli occhi sembravano due lampi e l'avida bocca quasi polpa di un frutto rosso dai granelli bianchi (fico).
La si sarebbe detta la stessa Kali, presto essa regnò il cuore di Kansa e, alitando su tutte le passioni di lui, lo rese ardente come un braciere.
Il seno di Nysumba era sterile.
Intanto la sorella del re, Devakī, vergine dal cuore semplice e puro, che aveva trascorso l'infanzia filando e tessendo in una vita di sogno, come se l'anima sua fosse sempre nel cielo, sarà lei che darà al mondo il figlio dei Deva.
Devakī si rifugiò in mezzo agli asceti della foresta, per fuggire alla furia di Nysumba che la voleva morta per mano di Kansa.
Quando ella giunse in mezzo ai santi rischi (sacerdoti delle foreste) essi la salutarono con parole riverenti;
"Da tempo ti attendevamo, come la notte attende l'aurora, perché noi, viventi nel profondo delle foreste, siamo l' occhio dei Deva fissato sul mondo: gli uomini non ci vedono, ma noi li vediamo e seguiamo le loro azioni.
L'era fosca del desiderio, del sangue e del delitto incrudelisce sulla terra, e noi abbiamo eletto te per l'opera di liberazione e per intercessione nostra i Deva ti hanno scelta, perché nel seno di una donna il raggio del divino splendore dovrà ricevere la forma umana.
Ecco la madre di tutti noi, da lei nascerà lo spirito che deve rigenerarci.. va figlia mia, i rischi ti condurranno ove dimorano le sorelle penitenti. Tu vivrai in mezzo a loro e i misteri si compiranno"
Ella, come spesso avveniva, si assopiva stando seduta sotto l'albero della vita - antico albero di età immemorabile che attendeva i suoi larghi rami vicino alla fonte - voci strane cantavano tra i fogliami: "Gloria a te Devakī! Verrà coronato di luce il punto fluido che amava la grande anima e farà impallidire le stelle col suo splendore. Verrà e la vita sfiderà la morte ed egli darà giovinezza al sangue di tutti gli esseri.
Verrà, più dolce del miele e dell'amrita, più puro dell'agnello immacolato e della bocca di una vergine e tutti i cuori saranno rapiti d'amore. Gloria, gloria, gloria a te, Devakī!"
Un giorno ben più profonda fu l' estasi di Devakī; musica celeste d'infinite arpe e di voci divine risuonò tutto intorno a lei, il cielo si squarciò in abissi di luce e il sole dei soli Mahadeva le apparve nel lampo di un folgorante raggio sotto forma umana.
Allora, adombrata dallo Spirito dei mondi, cadde prima di sensi, e nell'occhio della terra, concepì il fanciullo divino.
Tratto da "I grandi iniziati. Volume primo" di Edoardo Schuré

lunedì 1 aprile 2019

Le origini del simbolo del vischio ed Esculapio

Una calamità piombò sui bianchi e Rāma credette di scorgere la punizione celeste del culto dei sacrifici umani.
Una specie di peste corrompeva l'uomo nel sangue, nel corpo, nelle membra e il malato spirava fra atroci dolori.
Rāma afflitto cercava invano rimedi salutari.
Or avvenne che sull'imbrunire del giorno, sedendo come era suo costume sotto una quercia in una radura per raccogliersi a meditare, dopo aver lungamente riflettuto sui mali della sua razza, si addormentò e nel sonno gli parve di udire una voce poderosa che lo chiamasse per nome e credette di destarsi.
Vide un uomo di maestosa statura, che impugnava una verga, attorno alla quale avvolgevasi un serpe.
L'ignoto lo prese per mano, lo fece levare e gli mostrò un bellissimo ramo di vischio, che si staccava dall'albero stesso a piè del quale egli giaceva, dicendogli: "Ecco, o Rāma, il rimedio che cerchi".
Estrasse quindi dal seno un falcetto d'oro, ne ruppe la rama e la diete a lui e, mormorando brevi parole sulla preparazione del vischio, scomparve.
Il rimedio era trovato.
Si diede subito a preparare il vischio secondo il consiglio del divino amico dal falcetto d'oro e somministrò la pozione mista col liquore fermentato, ad un malato che prontamente guarí.
Da ogni parte lo chiamavano in soccorso.
Interrogato dai druidi della sua colonia, partecipò loro la scoperta, aggiungendo che doveva restare fra i segreti della casta sacerdotale per assicurarne l'autorità.
I suoi discepoli con i rami di vischio furono considerati messaggeri divini ed il loro maestro un semidio.
Il vischio divenne sacro fra le piante e Rāma ne consacrò la memoria istituendo la festa del Natale o della nuova salute, ponendola al principio dell'anno di Notte Madre (del nuovo sole) o grande rinnovamento.
L'essere misterioso apparso un sogno fu chiamato Aesc-heyl-hopa, nella tradizione esoterica dei bianchi d'Europa, per significare; "La speranza della salute è nel bosco"; e dal nome i greci trassero Esculapio, il genio della scienza medica, che regge la magica verga in forma di caduceo.
Rāma eletto capo dei sacerdoti nella sua colonia, inviò subito l'ordine a tutti i collegi di studio e druidesse di porre fine ai sacrifici umani.
Tratto da "I grandi iniziati. Volume primo" di Edoardo Schuré

venerdì 28 settembre 2018

La Maddalena

Nella raccolta medievale Legenda Aurea viene riportata la tradizione del viaggio di Maria di Mandala, detta La Maddalena, dalla Palestina alla Provenza francese.
Il soprannome “Maddalena” se in ebraico significa “torre”, in aramaico vuole dire “venerata", "eccellente", “fantastica”.
Ma chi era Maria “Maddalena"?
Sicuramente una delle figure più controverse ed enigmatiche della religione cristiana.
La Tradizione popolare tende ancora oggi a credere che fosse una prostituta (nonostante dal 1969 il Vaticano abbia respinto tale interpretazione) e la verità è indubbiamente sempre stata un’altra.
Questo è accaduto perché nel capitolo 7 del Vangelo di Luca si narra la storia della conversione di un'anonima “peccatrice nota in quella città”, colei che aveva cosparso di olio profumato i piedi di Gesù, ospite in casa di un notabile fariseo, li aveva bagnati con le sue lacrime e li aveva asciugati coi suoi capelli.  
Si era così, senza nessun reale collegamento testuale, identificata Maria di Magdala con quella prostituta di Galilea senza nome.
Questo stesso gesto di venerazione viene ripetuto nei confronti di Gesù anche da un'altra Maria, la sorella di Marta e Lazzaro, in una diversa occasione (Giovanni 12,1-8).
L’errore fu ufficializzato nel 591 d.C. da Papa Gregorio Magno che la identificò con la peccatrice penitente supportando una tradizione maschilista derivante dalla società fallocratica dell'epoca biblica (basti pensare che la Bibbia parla del “caso che un uomo venda sua figlia come schiava”. Esodo 21:7).
In effetti erano diverse le “Marie” che seguivano Gesù e che lo assistevano anche economicamente; ne ricordiamo le principali: Maria (la Vergine, madre di Gesù), Maria “Maddalena", Maria di Clèofa (madre di Giacomo "il Minore” e sorella della Vergine Maria), Maria Salomè (madre di Giacomo “il Maggiore” e di Giovanni "Evangelista”) e Maria di Betania (sorella di Lazzaro e Marta).
La figura di Maria Maddalena risulta secondaria nei Vangeli Canonici dove viene nominata solo per essere indicata come una delle donne che seguivano Gesù e che lo assistettero durante la crocifissione.
Tuttavia fu la prima testimone della resurrezione di Cristo: ella, infatti, si recò sola al sepolcro e, trovatolo vuoto, si rivolse ad un uomo che scambiò per giardiniere chiedendo dove fosse deposto Gesù ma Egli, chiamandola per nome, si rivelò a lei affidandole l'annuncio del grande mistero: "Và a dire ai miei fratelli: io salgo al Padre mio e Padre vostro, al mio Dio e vostro Dio”.
E' di grande rilevanza che in un tempo nel quale la testimonianza delle donne, e quindi la loro parola, non aveva valore giuridico, il Cristo affidi il messaggio di resurrezione a Maria di Magdala, facendo di lei la prima mediatrice della Parola, del Verbo incarnato, rendendola "apostola degli apostoli".
Nei Vangeli Apocrifi la figura della Maddalena appare meglio delineata.
Nel Vangelo secondo Filippo (gnostico), del II secolo, è manifestato l'amore tra lei e Gesù, entrambi descritti come l'incarnazione di Eoni divini (Soter e Sophia): "La compagna del Figlio è Maria Maddalena. Il Signore amava Maria più di tutti i discepoli, e spesso la baciava sulla bocca." Vang. Fil. 64,2.
Esiste anche un Vangelo di Maria Maddalena (anch’esso gnostico), redatto in lingua copta e risalente al 150 d.C., derivante da un proto-testo precedente affermato tra le prime comunità cristiane. In esso, nei pochi frammenti di papiro rinvenuti, è evidente che Maria Maddalena fosse discepola prediletta di Gesù tanto da dedicarle un insegnamento “Superiore”.
Nei vangeli di Marco e Matteo, infine, si legge che quando Gesù fu nella casa di Simone Lazzaro a Betania, gli si avvicinò una donna con un contenitore d’alabastro. Questa donna, Maria Maddalena, unse la sua testa con nardo, un unguento prezioso (Mc 14,3; Mt 26,7).  Nella tradizione ebraica, come anche in quella sumera, babilonese e cananea, l’unzione rituale del re è eseguita esclusivamente dalla sacerdotessa reale o dalla sposa reale.
Solo dopo quest’unione rituale con la sacerdotessa il re assume il proprio ruolo di Messia, l’unto..
Il culto di Maddalena si diffuse in Europa e i suoi devoti costruirono numerose chiese in suo onore.
Ma, secondo la leggenda, come avvennero i fatti?
La Maddalena, insieme a Maria Salomè, a Maria di Cleofa ed ad alcuni seguaci (come Giuseppe di Arimatea, lo zio di Gesù) sarebbe arrivata in Francia nel 42 d.C. precisamente nel comune di Saintes Maries de la Mer (vicino Marsiglia) attraversando il mediterraneo con una barca e da lì avrebbe continuato ad evangelizzare il messaggio di Cristo, a guarire, a benedire (in molte località francesi vi sono torrenti e rii chiamati “fonte della Maddalena”) .
È proprio qui che vengono, tuttora, celebrate nel mese di Maggio "le tre Marie”.
La prima chiesa di Santa Maria (Eglise Des Saintes Maries) venne costruita nel IX secolo.
In cima a questa chiesa, in un piccola cappella privata (inizialmente dedicata a San Michele Arcangelo), sono conservati i resti di Maria Salomè e di Maria di Cleofa.
Sembra che la Maddalena proseguì il suo percorso lasciando in questa cittadina le due “Marie”: ella si stanziò a Saint-Maximin-la-Sainte-Baume.
Anche la Chiesa Cattolica riconosce l’arrivo della Maddalena in Francia e parti delle sue reliquie sono nella Cattedrale di San Basilio a Roma.
Nel 1279, gli scavi all’interno della cripta sotto la chiesetta di Saint-Maximin portarono alla luce delle tombe risalenti al I secolo insieme ad un sarcofago di marmo.
Carlo II, conte della Provenza che aveva voluto lo scavo, affermò di essere stato spinto da un sogno in cui gli era apparsa Maria Maddalena.
Una volta aperto, dal sarcofago uscì fuori un profumo molto dolce e i presenti ritennero che fosse l’odore dell’unguento utilizzato dalla Maddalena per mondare i piedi di Gesù prima della sua morte.
Sul sarcofago sono scolpiti diversi momenti della vita di Gesù e di Maria Maddalena.
Nella cripta invece si trova il teschio di Maria ritenuto autentico dagli studiosi; la prova si è avuta quando, essendo state seppellite le spoglie e il sarcofago a seguito dell’invasione saracena nel VII-VIII secolo, grazie al disseppellimento del 1279, Carlo d’Angiò prese il teschio trovato e lo portò a Roma, in Vaticano, dove il Papa Bonifacio VIII (custodendo, la Santa Sede, la mandibola della Maddalena) poté far combaciare le due parti perfettamente.  
Da quel momento Bonifacio VIII affermò che i resti mortali di Maria Maddalena si trovavano proprio a Saint-Maximin.
Sembra che Maria Maddalena morì all'età di 60 anni, nel 63 d.C, a St.Baume, nella caverna dove si era ritirata in isolamento conducendo una vita da penitente.
Fonte: Unlimited Research pagina Facebook

Da una nota tratta dal libro "Testimoni oculari" di Salvatore di Gigli, trovo un chiarimento per quanto riguarda la "storia" della famosa prostituta dei vangeli 
"L'Antico Testamento prevede, per il peccato di adulterio, la pena di morte, anche se non viene esplicitata la modalità...È nel Nuovo Testamento...che si parla chiaramente di lapidazione per questo tipo di reato. Nel targum dello pseudo-Jonathan in Lv 20,10, si prevede lo strangolamento per l'adulterio per una donna sposata e la lapidazione per l'adulterio per una fidanzata.
Se ne deduce che chi doveva essere sottoposta a lapidazione era (una) sposa promessa o fidanzata.
Per la consuetudine del tempo le donne si promettevano già a 12 anni ed un giorno e si sposavano non meno di sei mesi dopo, quanto erano per legge pronte a procreare.
In base a questa linea di ragionamento, l'adultera del passo del Vangelo aveva da poco compiuto 12 anni...se si fosse trattato di una prostituta non ci sarebbe stato il reato di adulterio...Non vi sono indicazioni... che questa donna fosse riconducibile a Maria di Magdala.
La tradizione che voleva che la Maddalena fosse la peccatrice di questo passo, o Maria di Betania, è stata infine esplicitamente rigettata dalla Chiesa cattolica nel 1969, dopo il concilio Vaticano II (1962-1965)

venerdì 22 giugno 2018

Ipotesi sul fenomeno del Triangolo delle Bermuda


-La vendetta delle anime dannate.
...I misteriosi episodi che si originano nel Triangolo sarebbero causati dalle anime dannate e tormentate che vagano in cerca di vendetta.
...Due esorcisti hanno definito il Triangolo: mare Vudù, Triangolo della morte o ancora il Triangolo del diavolo.
Questi spiriti inquieti apparterebbero a dieci milioni di negri affogati o gettati in mare durante il periodo delle tratta degli schiavi....
A sostenere tale ipotesi è l'inglese Kenneth McCall, medico, psichiatra..
Secondo lo psichiatra, gli spiriti si devono esprimere e per questa ragione si impossessano della nostra mente...
La grande scoperta di cui parla lo psichiatra è in realtà antichissima e rientra in quello che anticamente veniva chiamato Animismo.

-Wormholes, tunnel spazio-temporali
...il dottor Michael Preisinger ha pubblicato gli esiti dei suoi studi in un volume dal titolo: Il Triangolo delle Bermuda. Una spedizione svela il mistero dell'arcipelago maledetto:
"Io sono uno storico con alle spalle un dottorato di storia e sociologa all'università di Colonia, quindi ben allenato a evitare congetture...
...doversi fisici furono concordi nell'affermare che tali anomalie dei campi magnetici terrestri potevano essere causati da microscopici Wormholes (tunnel dimensionali) che apparivano e scomparivano in brevissimo tempo....
John Wheeler, dell'università di Princeton, descrive i Wormholes come "tunnel di transito" tra diverse dimensioni della realtà.... misurerebbero solo una giga-frazione di un centimetro quadrato, che tradotto in cifre è riconducibile al numero uno preceduto da trentatré zeri, preceduti da una virgola decimale... Questi "mini-buchi neri", che appaiono e scompaiono continuamente nella geometria dello spazio, sono minuscole particelle di "materia virtuale",.... possono esistere per un periodo di tempo limitato. I cosiddetti "mini-buchi bianchi, invece costituiscono la loro controparte e sarebbero composti da antimateria.
Ogni volta che questi due tipi di materia virtuale si incontrano... si autodistruggono automaticamente.

-Scienza
Secondo un fisico, il dottor W. Muller, il fatto che nei fondali interessati non sono state trovate fonti naturali potrebbe significare che solo attraverso le teorie della fisica quantistica si può riuscire a giungere a una soluzione del problema....
Per il professor Tsung-Min Gung, fisico di Tokyo, invece, se le teorie sulle connessioni non sono totalmente errate... dimostrerebbero che la stretta interdipendenza esistente tra la gravità e il campo magnetico terrestre può essere utile per individuare le particolari aperture che si originano fra diverse dimensioni.
Il dottor Grazyna Fosar, un fisico di Berlino, afferma che, dal punto di vista della fisica, l'unica spiegazione ragionevole... è l'esistenza di porte che immettono nell'iperspazio....
Alcuni ricercatori hanno attribuito proprio a questi Stargates l'incidenza estremamente alta di avvistamenti UFO registrate in quell'arcipelago.

-Autec: base navale top-secret
Molti ricercatori sono convinti che l'Autec potrebbe essere una specie di Area 51 sottomarina, un luogo dove il governo americano effettuerebbe ricerche segrete sugli UFO.
-Le bolle di metano
In un articolo apparso sull'"American Journal of Physics" a firma di Bruce Dinardo....potrebbero essere bolle di metano a fare affondare le navi che si trovano a passare nel triangolo della morte.
..Le bolle... che si trovano sul fondo del mare risalirebbero velocemente verso la superficie e colpirebbero le navi compromettendo gravemente la loro galleggiabilità, provocando nei casi più gravi incidenti mortali o facendo colare a picco le imbarcazioni.
....una scarica di bolle rilasciata dai giacimenti di metano (fenomeno abbastanza comune) potrebbe prima inclinare e poi far affondare una nave di grande stazza.
La teoria non fornisce risposte esaustive riguardo ai fenomeni magnetici..

-Sindrome di Stendhal
I sintomi di tale presunta affezione psichica si sostanziano con tachicardia, confusione mentale, capogiri, vertigini e allucinazioni.
Di norma si concreta nei soggetti notevolmente sensibili, quando si trovano di fronte a opere d'arte particolarmente pregnanti e di straordinaria bellezza...un viaggio simile al viaggio astrale, in cui forme e colori psichedelici, commisti a sensazioni inspiegabili, proiettano colui che la vive all'interno di un mondo posto al di là. Caleidoscopiche immagini si accavallano e ogni cosa assume significati simbolici uniti a un'espansione della coscienza....
Le concordanze con i tunnel spazio-temporali sono straordinarie e la presente teoria affascinante e coinvolgente.
La spiegazione di tali fenomeni potrebbe risiedere in determinate frequenze vibratore (presenti anche nell'arte sacra) celate nell'apparato cerebrale.

-La Mente Olografica
Le ricerche di un noto neuro-fisiologo Karl H. Pribram della Stanford university...mirate a dimostrare la sua concezione olografica della mente.
In tal senso è necessario sapere che gli ologrammi illuminati convenientemente, mostrano un'immagine perfettamente chiara e tridimensionale dell'oggetto originario, mentre in realtà, senza luce, l'ologramma appare come una macchia di chiaroscuri difficilmente comprensibile...
La fisica quantistica, con la sua quadridimensionalità offre nuove stimolanti risposte circa le dimensioni spazio-temporali (o tunnel psico-temporali) e la possibilità di pervenire alla loro conoscenza....
Il fisico irlandese John Bell riassunte in questo messaggio: la logica e la razionalità non sono strumenti assoluti, ma sono circoscritti, limitati... l'atteggiamento razionale non esaurisce l'analisi della realtà...
L'arte percettiva, dunque, possiede vari livelli di sviluppo e cuscino di questi immette in una realtà gemellare, attigua a quella umana, posta su un piano non tangibile né constatabile con normali canali sensori.
Tratto da Enigmi, misteri e leggende di ogni tempo" di Stefano Mayorca

venerdì 15 giugno 2018

Triangolo delle Bermuda... Atlantide?


I blue holes, o buchi blu, sono piccole caverne sottomarine che apparentemente sembrano essersi formate dall'interno e che sono presenti soprattutto in quell'arcipelago.
I blue holes potrebbero essersi generati a causa delle continue apparizioni e sparizioni dei microscopici Wormholes.
Rob Palmer era convinto che i blue holes potessero essere punti di transito per gli UFO in arrivo da altre dimensioni.
Il dottor Michael Presinger volle indagare sull'ipotesi connessa con l'area delle Bahamas e Atlantide, il continente scomparso.
"Secondo il parere di molti è proprio nelle Bahamas che questo luogo leggendario si trova...
Sarebbero state individuate nella regione dei Caraibi e delle Bahamas alcune rovine sommerse, un tempo appartenute a un continente scomparso: l'Atlantide favolosa di cui parla la leggenda...
La tecnologia Atlantidea era molto avanzata rispetto alla nostra.
Alcuni scienziati del British Government's Building Research Establishment, utilizzando le più recenti e sofisticate tecnologie hanno perfino scoperto piccole quantità di carbone e oro all'interno di quelle che sembrano essere pietre lavorate dall'uomo, trovate sul fondale di Bimini.
Come storico mi sono interessato principalmente allo studio delle fonti primarie d'informazione... leggere l'opera del grande filosofo greco Platone dal titolo Crizia.
Decisi... di esaminarlo sotto il profilo del documento storico... concentrandomi sulle dimensioni che sono state tramandate da Platone: che forma aveva  Atlantide? Quali erano la lunghezza e la larghezza?
Fu così che appresi qualcosa di affascinante:
Se potessimo prendere l'attuale arcipelago della Bahamas e sollevare l'intera massa di terraferma di 90 metri, o per essere più chiari, abbassare il livello dell'acqua che circonda l'arcipelago di 90 metri (riportandola al livello che aveva durante l'ultima Era Glaciale), ci troveremmo di fronte a un territorio che corrisponderebbe in modo impressionante, per forma e misura, alla mitica Atlantide descritta da Platone.
...ho lasciato le Bahamas con la netta sensazione che in quell'arcipelago vi sia un elevato grado di energia psichica o persino di energia interdimenzionale".
...Attraverso alcuni esperimenti si riuscì a scoprire che i materiali magnetizzabili perdono ogni traccia del loro magnetismo se portati a grande temperatura e, una volta raffreddati, assumono in modo permanente le caratteristiche del campo magnetico in cui si trovano.

Molte delle rocce site nella zona del Triangolo rivelano un comportamento magnetico inspiegabile e, attraverso gli studi del professor Vine dell'università di Cambridge, si riuscì a giungere a clamorose conclusioni circa dette peculiarità.
Vine ebbe la prova che esistevano differenze positive e negative rispetto al campo magnetico terrestre normalmente rilevabile.
...nel corso delle ere geologiche il magnetismo terrestre aveva invertito più volte la propria polarità...
I risultati ottenuti permisero di chiarire, da un punto di vista geofisico, la storia e la dinamica dei fondali oceanici, nonché di correlare queste prove con la teoria della deriva dei continenti....
Tratto da Enigmi, misteri e leggende di ogni tempo" di Stefano Mayorca

lunedì 11 giugno 2018

Il Triangolo delle Bermuda


Molto si è scritto circa i misteriosi e per alcuni versi inesplicabili, fenomeni che hanno luogo nel celebre Triangolo delle Bermuda.
Il Triangolo maledetto, come viene ormai definito, comprende un'ampia fascia di Oceano Atlantico situata di fronte alle coste degli Stati Uniti al cui interno una linea immaginaria unisce le Bermuda, la Florida e Puerto Rico.
Il vertice di questo triangolo virtuale si trova a sud, nelle isole Bermuda e si estende dalla punta meridionale della Florida fino alle piccole Antille.
In queste acque si sono palesati eventi che, per la loro particolarità, possono essere tranquillamente collocati ai confini della realtà.
A partire dal 1945 e fino al 1975, secondo una stima approssimativa sono almeno mille le vittime svanite nel nulla a causa di una lunga serie di incidenti inspiegabili.
Le sparizioni in realtà sono iniziate prima di quegli anni, ma alle cronache di allora si potevano imputare distorsioni e imprecisioni capaci di dare luogo a fraintenementi, mentre gli episodi più recenti sono stati scrupolosamente riportati e meticolosamente registrati.
Gli arcani fenomeni che sembrano interessare il Triangolo delle Bermuda risalgono a tempi remoti e tra le tante manifestazioni che si manifestarono in questo luogo fuori dal tempo, una viene riportata da un testimone d'eccezione, il grande navigatore genovese Cristoforo Colombo, che fu tra i primi a solcare quelle acque.
Nel suo primo viaggio alla scoperta del Nuovo Mondo, nel 1492, si trovò di fronte a fenomeni sconcertanti che suscitano inquietudine fra gli uomini dell'equipaggio, per esempio un lampo infuocato cadde in mare, insoliti comportamenti delle bussole e una strana luce che apparve in lontananza, durante una delle lunghe e solitarie notti di navigazione.
(Non tutte le navi e gli aerei che sono passati in queste acque hanno avuto la fortuna di poter raccontare ai posteri la loro disavventura)
Ciò che colpisce è che non è rimasta la minima traccia degli aerei, delle navi e delle persone scomparse, eppure di essi si sapeva con esattezza il luogo di partenza, la destinazione prevista e addirittura i dettagli relativi al viaggio, trasmessi via radio durante la navigazione o il volo.
Poi all'improvviso più nulla.
Tratto da "Enigmi, misteri e leggende di ogni tempo" di Stefano Mayorca

lunedì 28 maggio 2018

Iperborei abitanti di Atlantide?


Leggendo gli scritti di Diodoro Siculo, alcuni studiosi, e in particolare Robert Charroux, hanno ipotizzato che gli Iperborei in realtà non erano altro che gli abitanti di Atlantide.
Nel suo libro Le livre du passé mystérieux Charroux sostiene che gli Iperborei, insediati prima del Diluvio nelle regioni polari, erano le guide e i capi supremi delle genti di Atlantide.
Iperborea, la loro capitale, situata da qualche parte fra l'Islanda e la Groenlandia, sarebbe stata il centro iniziatico degli Atlantidi, il gran Quartiere Generale da cui si emanavano gli ordini.
Charroux, inoltre, si pone alcuni interrogativi riguardo al fatto che questa civiltà tanto avanzata avesse deciso di vivere in un luogo che, sebbene divenuto relativamente temperato (grazie a un miracolo della natura o del loro ingegno), si trovava in una regione polare.
Lo studioso, circa questo mistero, giunge alla conclusione che l'origine degli Iperborei sarebbe extraterrestre, per Charroux, infatti, essi provenivano da un pianeta più decentrato rispetto al proprio sole.
Ma non è tutto. Rifacendosi a presunte trasmissioni orali iniziatiche, l'autore del libro asserisce che essi sarebbero stati gli antenati della razza bianca, inoltre, a causa del livello di gas carbonio presente sul loro pianeta originario, il sangue degli Iperborei non era di colore rosso bensì azzurrognolo.
Un altro ricercatore, Guido Maria Stelvio Mariani, rifacendosi a una non meglio identificata tradizione misterica eleusina (della quale lo stesso sarebbe depositario), afferma che nell'isola di Iperborea viveva un tempo la razza degli Albinei, in seguito estintasi.
Essi erano alti più di due metri, avevano le ossa cave, i capelli e la pelle di colore bianco, ed erano la più antica tra le numerose razze extraterrestri che allora popolavano la Terra.
Fra di essi vi erano esseri con il corpo umano e la testa di un toro (il Minotauro di Creta per esempio), oppure di gatto siamese o ancora di sciacallo (vedi gli dèi egizi Bastet e Anubi) e infine piccoli esseri alati che in seguito, attraverso la tradizione germanica, avrebbero assunto l'identità di gnomi e folletti.
Tratto da Enigmi, misteri e leggende di ogni tempo" di Stefano Mayorca

venerdì 25 maggio 2018

Il popolo degli Iperborei


Delle numerose civiltà che si sono succedute, alcune racchiudono aspetti storici i culturali del tutto oscuri, mentre alcune addirittura sono contraddistinte da un alone di mistero e la loro stessa realtà oscilla tra storia e mitologia.
Il popolo degli Iperborei, la cui esistenza è attestata esclusivamente dalla tradizione greca classica, è uno di questi.
Dalle fonti si estrapola che queste genti vivevano a nord, nell'isola al di là del vento di Borea (come attesta l'etimologia del nome), dove vi erano un clima mite e un cielo luminoso, e dove la terra era straordinariamente feconda.
Venivano considerati come una comunità di uomini felici: si credeva in tal senso che non fossero soggetti all'invecchiamento e che ponessero fine ai loro giorni solo a causa della stanchezza, oppure per trasferirsi in un mondo migliore attraverso pratiche magiche segrete.
Erano devoti al dio Apollo e mandavano regolarmente offerte a Delo (la più piccola isola delle Cicladi, nel Mar Egeo, famosa nell'antichità per il santuario di Apollo o Delio).
Secondo il mito, infatti, Apollo, figlio di Zeus e di Latona, appena fu partorito si recò nella terra degli Iperborei e vi soggiornò per un anno, mentre sua madre si rifugiò a Delo per sfuggire all'ira di Era, moglie di Zeus.
Per questo motivo Apollo era considerato il dio degli Iperborei.
Gli Iperborei, a quanto si dice, vivevano in una terra che si estendeva fino al mare, probabilmente il mare Glaciale Artico.
Tuttavia sulla localizzazione delle loro terra non esiste un parere unanime tra le diverse fonti.
Ad ogni modo nella maggioranza dei casi,  prevale il riferimento alle regioni nordiche.
Alcuni erano convinti che gli Iperborei abitassero su un'isola non più piccola della Sicilia che si trovava: "[...] sotto le Orse, al di là del paese dei Celti"
Il poeta greco Pindaro (522-442 a.C.) racconta nella Pitica X (498 a.C.) che la via che conduce al paese degli Iperborei non è conosciuta.
Narra inoltre di come Perseo, guidato da Atena, giunse presso di loro e potè in tal modo conoscere i costumi di queste genti: compivano sacrifici al dio Apollo, amavano il canto, la musica e i banchetti, erano immuni da malattie e dall'invecchiamento, vivevano in pace senza combattere ed erano contrari alle guerre.
Tratto da Enigmi, misteri e leggende di ogni tempo" di Stefano Mayorca

venerdì 9 marzo 2018

I tredici teschi di cristallo


Un altro ritrovamento di grande interesse ha posto nuovi interrogativi riguardo la  scoperta del teschio di cristallo.
Stiamo parlando di altri due teschi, che, pur mantenendo analoghe peculiarità, non sono perfetti come quello trovato da Hedges.
Ma non è tutto. Infatti, a quanto sembra, i teschi in realtà sono tredici, numero simbolico legato alla morte, come dimostra anche la tredicesima lama dei tarocchi, connessa con la tenebrosa dignità della lunga falce.
Questi reperti sono stati realizzati servendosi di materiali estremamente duri, quali il cristallo di rocca, come nel caso del manufatto di Hedges, l'ametista, il topazio, il lapislazzulo e l'acquamarina.
Secondo un'antichissima leggenda narrata dagli indiani d'America, i tredici teschi sono in grado di parlare e di cantare e un giorno saranno di nuovo riuniti.
Quando ciò accadrà e dodici di questi saranno disposti in modo da formare un cerchio, il tredicesimo (che racchiude la conoscenza segreta celata negli altri), una volta collocato al centro permetterà di svelare i profondi misteri sull'origine della vita e si farà latore di un messaggio apportatore di verità sconosciute, capaci di cambiare il mondo.
Attraverso alcune testimonianze, si è potuto stabilire che i teschi sprigionano proprietà curative e possono essere utilizzati anche per scopi terapeutici.
I Concito, un popolo di nativi americani, affermano di conoscere bene il terribile potere e la vera storia dei teschi, ma poiché l'uomo occidentale non è preparato a recepire i messaggi che in essi sono criptati, è necessario che le antiche memorie di cui sono custodi non vengano divulgate.
Gran parte delle popolazioni appartenenti ai nativi americani conoscono i segreti relativi ai teschi, e ancora oggi svolgono cerimonie volte a commemorare gli antichi progenitori che, in un tempo remoto, fecero dono al mondo dei sacri teschi.
Questi esseri vengono descritti come entità spirituali appartenenti a un livello o, per meglio dire, a una dimensione superiore rispetto a quella umana.
Gli esseri in questione, sempre secondo quanto sostengono gli indiani, provenivano dalle Pleaidi, da Sirio e da Orione.
[...]Il numero tredici non necessariamente è riconoscibile all'esatto numero di teschi esistenti, come recita la leggenda o profezia narrata dagli indiani d'America.
Questo numero, dalle valenze e dai simbolismi ermetici, in realtà è connesso con la morte iniziatica che precede la rinascita dell'adepto.
In sostanza, i teschi potrebbero essere molti di più.
Comunque, in essi è nascosto un patrimonio sapienziale che aspetta di essere decodificato....
Tratto da "Enigmi, misteri e leggende di ogni tempo" di Stefano Mayorca

lunedì 5 marzo 2018

Il teschio di cristallo


Nel 1927, a Lubaantun, nell'Honduras britannico, fu rinvenuto un reperto arcano la cui origine ancora oggi resta oscura.
Si tratta di un teschio di cristallo di rocca.
I particolari anatomici sono impressionati e il loro realismo è tale da rendere il manufatto inspiegabilmente inquietante.
Scoperto in un tempio maya dal ricercatore Mitchell Hedges, il teschio ha più di mille anni ed è stato ricavato da un unico pezzo di cristallo di rocca purissimo.
Il cranio è alto 13 centimetri e pesa oltre 5 chili.
La cosa più sconcertante è che una simile realizzazione era impossibile da parte dell'estinta civiltà maya.
[...]Nella base vi sono alcuni prismi nascosti e all'interno delle orbite si celano alcune lenti: questi due elementi, combinandosi, originano una luminescenza abbacinante.
[...] la realizzazione di questo manufatto implica una conoscenza molto avanzata dell'ottica e una perizia di intaglio assolutamente incredibile.
[...] nessun tipo di strumento moderno è stato usato per fabricarlo.
Forse la sua funzione era quella di oracolo divino nella civiltà maya.
Anticamente il cristallo di rocca era tenuto in grande considerazione; grazie alla sua trasparenza e purezza veniva associata al divino e alla spiritualità e, di conseguenza, usato per la realizzazione di oggetti sacri.
Si credeva, inoltre, che al suo interno dimorasse un dio.
Al teschio di cristallo sono state attribuite anche connotazioni negative, a causa di alcune inspiegabili decessi avvenuti dopo il suo ritrovamento.
[...] Qualcuno ha ipotizzato una provenienza extraterrestre[...]
Il teschio di cristallo di rocca di Mitchell Hedges, possiede questa particolarità: se la parte superiore viene attraversata da un raggio di Sole, questo verrà catalizzato all'interno del cristallo e successivamente uscirà dalla bocca dopo avere subito una trasformazione.
Alla stregua di un raggio laser altamente incendiario, il raggio solare potenziato si orienterà nella direzione voluta generando incendi.
Del resto, il potere di rifrazione della luce racchiuso nei minerali e, specialmente nel quarzo, era già noto agli antichi e spiega tale possibilità.
Tratto da "Enigmi, misteri e leggende di ogni tempo" di Stefano Mayorca

lunedì 5 febbraio 2018

La leggenda del calzolaio Jacquot

Fra le numerose leggende nate intorno all'effetto procurato dall'incontro con la cattedrale di Notre Dame, si deve ricordare quella di un certo Jacquot, calzolaio, che si incamminò per vedere di persona la meraviglia di cui tutti parlavano, per l'appunto Notre Dame di Parigi.
Raggiunta la città verso il tramonto, riuscì infine a entrare nella cattedrale, emozionato e attento.
Dapprima, nella penombra vide poco o nulla, poi cominciò a osservare la luce colorata delle vetrate cercando di ravvisarne il disegno.
All'improvviso dalle vetrate del transetto settentrionale gli venne incontro una figura di evangelista, lasciandolo sorpreso e terrorizzato.
L'apparizione gli avrebbe detto:"La luce e il colore che puoi vedere dono espressioni della tua stessa anima. Guarda dentro di te e troverai ancora più colore e ancora più luce".
Jacquot, in seguito a questa singolare esperienza, si sarebbe fatto eremita nella foresta di Brocèliande, in Bretagna, che nei tempi arcaici fu residenza del mago Merlino, ponendosi così in contratto con la tradizione mistica celtica.

lunedì 29 gennaio 2018

I superstiti dei Templari e Giovanna d'Arco


Molti cavalieri riuscirono a sfuggire all'arresto: le grotte di Jonas nei pressi del Puy de Dome avrebbero offerto asilo ai nemici dell'ordine che si erano dati alla macchia.
Si tratta di una sessantina di grotte usate come santuario dai Celti, che i templari avrebbero abitato e in parte modificato per renderle un rifugio adatto.
In Spagna i templari furono autorizzati a trasferirsi in massa nell'ordine di Calatrava, d'origine cistercense, e non sarebbe strano se vi avessero portato sia i documenti del Tempio sia i beni rimasti.
In Portogallo conservarono le loro insegne, il mantello bianco e la croce templare confluendo nell'ordine di Cristo: una semplice trasformazione del nome.
In italia e in Germania semplicemente non si ritenne di dover procedere contro di loro e andarono assolti.
In Scozia una tradizione massonica riconduce le proprie origini ai diretti insegnamenti di cavalieri restati liberi.
Lungo i secoli può essersi quindi perpetuata e trasformata la dottrina del Tempio.
Anche la figura di Santa Giovanna d'Arco è stata messa in relazione con i templari.
Da uno di loro, Jean d'Aulon, templare celato sotto le mentite spoglie di scudiero, sarebbero giunte le istruzioni che la Pulzella avrebbe poi raccontato come se fossero sue visioni e che la indussero a prendere le armi per il riscatto della Francia.
Giovanna si recò a Chinon, nel territorio adibito a prigione dei templari che ne avevano decorato le pareti con graffi simbolici, per incontrare il Delfino che era l'erede, ma non il discendente, di Filippo il Bello.
Ella gli avrebbe rivelato la sua appartenenza al Tempio, comunicandogli inoltre l'ottenuto "perdono" da parte dell'ordine e incoraggiandolo a combattere il re d'Inghilterra (che invece di Filippo era discendente diretto).
La sua fine sul rogo assomiglia a quella di Jacques de Molay: al pari di lui fu torturata, giudicata da un tribunale d'inquisizione e condannata alla fine come eretica, dopo aver ritirato le confessioni rese.
La dottrina del Tempio fu conservata e trasmessa grazie agli stessi segni di riconoscimento che erano propri ai Franchi Muratori, come il gergo.
Tratto da "I segreti delle cattedrali" di Antonella Roversi Monaco

venerdì 26 gennaio 2018

I Rosa+Croce


I templari che prima erano stati riuniti in un'organizzazione pubblica, riconosciuta da un concilio e dal papa, daranno in seguito vita a diverse società segrete tra le quali la più importante è la Rosa+Croce, che appare come una confraternita ideale di adepti, senza fissa dimora.
L'adepto è l'iniziato che ha realizzato lo scopo della sua iniziazione.
Il termine è usato anche per indicare gli alchimisti che hanno raggiunto la maestria.
Non è dunque sinonimo di "affiliato", ma corrisponde invece a uno stato di eccellenza.
La ruota, la stella, il rosone della cattedrale, associate alla croce costituiscono una sintesi simbolica, che comprende però gli aspetti più complessi delle scienze tradizionali.
Gli adepti si riconoscono e comunicano non tanto attraverso i segni in codice, ma proprio per l'affinità dello stato che hanno raggiunto, grazie a un colpo d'occhio spirituale.
Sembra che l'attività dei Rosa+Croce abbia preso inizio nella seconda metà del '300 e che la nascita del fondatore leggendario dell'ordine, Christian Rosenkreuz, non sia che un simbolo del pieno organizzarsi della corrente erede dei templari.
Nel 1604 la corrente dei Rosa+Croce cominciò a far parlare di sé a affiorò nella storia come se letteralmente fosse uscita da sotto terra.
Il vero Rosa+Croce non si riconosce più come individuo ma come una funzione o un grado iniziatico.
Perciò la leggenda lo considera sottratto alla malattia, alla vecchiaia e ferfino alla morte, immaginata come un passaggio o un semplice cambiamento di corpo, l'abitare una nuova carne, nella quale l'adepto completamente spiritualizzato si riversa.
Dopo la guerra dei Trent'anni conclusa da quel trattato di Westfalia che, nel 1648, segnò la fine degli ultimi residui dell'ordinamento tradizionale della cristianità, i veri Rosa+Croce abbandonarono l'Europa per recarsi in Asia, in India oppure nel mitico regno del Prete Gianni o nella città degli Agarthi nascosta nelle viscere del deserto del Gobi, in Mongolia, dove i più alti iniziati di ogni tradizione risiederebbero, dirigendo in perfetta concordia i destini del mondo.
Da loro prenderebbero avvio quelle "rivelazioni" che danno vita a nuovi cicli. Gli adepti, per trasferirsi, avrebbero seguito un percorso sotterraneo, che avevano imboccato partendo dalle grotte di Postumia.
(In seguito)Si nota la proliferazione di pseudotradizioni, pseudoiniziazioni, pseudoreligioni, sette e culti vari.
Questa moda era già cominciata nell'Ottocento con la fondazione di numerosi ordini che si richiamavano, senza alcun reale diritto, alle dottrine dei templari e dei Rosa+Croce, che erano però interpretate in modo quasi parodistico.
Nel XIX erano anche fioriti Occultismo, Spiritismo e Teosofismo.
I temi collegati alla spiritualità e al simbolismo suscitano oggi molto interesse, anche se spesso si tratta di una spiritualità a rovescio e di un simbolismo che non poggia sul rigore delle leggi tradizionali.
È importante ricollegarsi a una tradizione autentica quando si vuole intraprendere una vera ricerca spirituale.
Occorre formarsi una sorta di vocabolario o di grammatica, come base per la lettura del linguaggio simbolico.
Accedere a una lettura più approfondita di un monumento come la cattedrale gotica e di tutti gli altri eretti secondo le leggi dell'arte sacra.
Ad esempio il "gotico fiorito" è caratterizzato dalle eccessive decorazioni floreali che risultano fine a se stesse perché non ispirate dalla conoscenza del simbolo.
Il gotico ripeté da allora solo stereotipi, fino a venire a noia.
Fu la conseguenza della "scomparsa" dei templari, che erano riusciti a suggerire le regole auree per erigere la cattedrale, trasformandola in un simbolo del Tempio.
Da leggere anche Legame perduto nei secoli tra Oriente e Occidente
Tratto da "I segreti delle cattedrali" di Antonella Roversi Monaco

mercoledì 29 novembre 2017

San Bernardo e il culto Mariano


San Bernardo ha un ruolo rilevante nella Divina Commedia perché accompagna Dante nei canti finali del Paradiso, dove introduce il poeta alla contemplazione della Madonna, coerentemente con la devozione che egli aveva dimostrato alla Vergine nei suoi scritti e nelle sue opere.
Fu l'artefice della rinascita del culto mariano e fu spesso protagonista dei concili, negli scismi che lacerarono la Chiesa in quegli anni, nella predicazione delle crociate e nella lotta contro gli eretici, che gli valse il titolo di "dottore della Chiesa", che si è aggiunto a quello di  Doctor mellifluus attribuitogli per la scioltezza della lingua.
Si narra che a San Bernardo capitasse sin da bambino di restare estasiato davanti a un'immagine della Madre di Dio, una Vergine Nera conservata nella chiesa di Saint Vorles, in cui era stato istruito.
Racconta la leggenda che Bernardo, pregando proprio di fronte a questa immagine della Vergine, le abbia chiesto: "mostrami che sei madre" e abbia ricevuto sulle labbra tre gocce di latte dal seno stesso di Maria.
Egli fu dunque letteralmente abbeverato dal seno della Vergine.
Dietro questo racconto appare una personificazione della Grande Madre, presente in tutte le religioni mediterranee, dove appare adorata come Iside, Rea o Cibele.
Questo culto antichissimo, legato alla madre terra, ha portato un'eccelsa è perfetta sintesi della Madonna cristiana, detta Nostra Signora o Notre-Dame.
Non si dimentichi che proprio San Bernardo fu il primo a parlare dell'Immacolata Concezione della Madonna, molto prima delle apparizioni di Lourdes.
Non è a caso che i monasteri cistercensi fondati da Bernardo e le cattedrali gotiche siano dedicate appunto a Notre-Dame.
Tratto da "I segreti delle cattedrali" di Antonella Roversi Monaco

venerdì 10 novembre 2017

La fine del mondo arcaico


Quando finì il mondo arcaico? Vi sono molte testimonianze di questo sconvolgente mutamento.
Verso il 60 d.C., Plutarco, autentico spirito pagano, si domandava perché "gli oracoli avessero cessato di dare responsi", e appunto in questa occasione raccontò la storia della voce sorta dal mare che annuncia al pilota egizio: "Il grande Pan è morto".
Doveva trattarsi della fine di un'altra età del mondo, assieme a tutti gli dèi che le appartenevano.
Per i tradizionalisti era un ulteriore segno della fine dell'Età dell'Ariete e dell'avvento dell'Età dei Pesci.
Ciò è noto, storicamente, come l'avvento della rivoluzione cristiana, contrassegnata in così tanti modi dal segno del Pesce; esso potrebbe essersi verificato con l'Editto di Teodosio del 390 d.C.
Era destinato a essere un mutamento così profondo che Plutarco ne sarebbe rimasto sbigottito.
Era la fine delle Parche, le dee che incarnano il Fato.
Il canto di Lachesi era stato messo a tacere.
L'introduzione di nuove divinità dall'Oriente contribuì indubbiamente alla rapida conversione dell'élite romana e questo parve ai cristiani di per sé miracoloso.
Oracoli e presagi rientravano nel tessuto del Tempo circolare, con il loro ricorso al linguaggio sibillino che gettava continuamente un ponte, come un arcobaleno, dal passato verso il futuro.
La grande tela del tempo ciclico venne danneggiata irreparabilmente dalla dottrina dell'Incarnazione
La credenza nel Secondo Avvento, diffusa in ambiente cristiano, mantenne a lungo integro il tempo....
...La venuta sovramondana di Cristo nel mondo aveva spezzato il tempo in un Prima e in un Dopo assoluti, essa costituiva un evento unico e irripetibile...
Il periodo in cui la struttura temporale della realtà incominciò a essere percepita e descritta in termini di spazio tridimensionale...
Primo segno della Rivoluzione Scientifica coinciso con l'invenzione della prospettiva nel XV secolo.
Comunque sia è indubbio che alla fine del Rinascimento spazio e tempi erano diventati quello che intendiamo oggi noi.
Nella concezione di Newton, la struttura dell'universo era fatta di un tempo e di uno spazio assoluti.
Questa modalità di pensiero diventò naturale e fu solo con Einstein che sorsero nuove e più profonde difficoltà a ostacolare l'immaginazione.
Aristarco, Giordano Bruno e Galileo ci appaiono non semplicemente come animosi teorici o ricercatori di regolarità, ma come spiriti dotati di un ardire sovrumano.
Aristarco rimase un solitario, trascurato nel suo stesso tempo anche da una mente sovrana come quella di Archimede.
20 secoli più tardi, Bruno, più che un pensatore, fu un profeta ispirato dall'infinitezza di Dio, identica all'Univetso stesso.
Galileo, scienziato autentico, rimase ancora abbastanza dominato dalla circolarità richiestagli dal suo cosmo, sicché non osò formulare quel principio di inerzia rettilinea che già era nella mente.
Egli rimase ostinatamente fedele al cosmo circolare: il cerchio era per lui una metafora dell'Essere.... la circolarità perfetta rimase per lui soprattutto una "forma simbolica" assai vicina alla Coppa dalle sette fasce di Jamshīd,....al Cromlech di Stonehenge.
La Scordatura del Mondo, la dissoluzione del Cosmo, sarebbe arrivata solo con Descartes.
Nell'universo arcaico tutte le cose erano segni e segnature l'una dell'altra, inscritte nell'ologramma, da divinarsi con sottigliezza e tale era anche la filosofia dei pitagorici.
Tratto da "Il mulino di Amleto" di de Santillana e von Dechend